Friday, 26 June 2026
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Pubblicato il 26 June 2026 alle 17:00
Olbia. L'ingresso dell'Area Marina Protetta Tavolara-Punta Coda Cavallo nell'Island-Ocean Connection Challenge (IOCC) consacra ancora una volta l'isola tra i luoghi di eccellenza per la tutela degli ecosistemi insulari e marini. Un riconoscimento che guarda al futuro, ma che offre anche l'occasione per riscoprire una pagina quasi dimenticata della storia scientifica di Tavolara.
Oggi quella cavità è conosciuta come Grotta dei Fiori d'Arancio — denominazione attestata dallo studio speleologico di Giuseppe Grafitti e Mauro Mucedda (Le grotte dell'Isola di Tavolara e la loro fauna, Biogeographia, vol. XVIII, 1996) — ma nelle pubblicazioni scientifiche tra la fine dell'Ottocento e buona parte del Novecento compare con un altro nome: "Grotto Pietro Tamponi". Fu proprio con questa denominazione che il paleontologo americano Robert Wilson Shufeldt (1850-1934) pubblicò nel 1896 il fondamentale studio Fossil bones of birds and mammals from Grotto Pietro Tamponi and Grive-St. Alban (Ossa fossili di uccelli e mammiferi provenienti dalla Grotta Pietro Tamponi di Tavolara e da Grive-Saint-Alban), una tra le prime ricerche scientifiche internazionali dedicate ai fossili rinvenuti a Tavolara. Lo studio fu pubblicato negli Proceedings of the Academy of Natural Sciences of Philadelphia ed è oggi conservato come documento storico digitalizzato dalla Harvard University. Nel descrivere il sito, Shufeldt scrive che la Grotta Pietro Tamponi, "composta da diverse camere e situata sulla piccola isola di Tavolara, nel Golfo di Terranova", custodiva nella camera superiore "numerosi resti del roditore Lagomys sardus", specie estinta classificata come "Prolagus sardus", mentre quella inferiore aveva restituito "resti di uccelli". Una testimonianza che documenta l'eccezionale valore paleontologico della cavità già alla fine dell'Ottocento.
Ma la storia inizia ancora prima. Lo studio speleologico di Grafitti -Mucedda, dedicato alle grotte di Tavolara, ricorda che già nel 1885 il naturalista John Forsyth Major esplorò la Grotta Pietro Tamponi, rinvenendo importanti resti fossili di mammiferi e soprattutto di uccelli e quei reperti furono studiati anche da altri importanti paleontologi dell'epoca, tra cui Richard Lydekker (1891), lo stesso Shufeldt e Regalia(1897), contribuendo a fare di Tavolara un punto di riferimento per la ricerca paleontologica internazionale. Solo nel 1971 lo studioso Moltoni identificò quella cavità con l'attuale Grotta dei Fiori d'Arancio. Il nome originario della grotta richiama Pietro Tamponi (1850-1898), archeologo e ispettore d'antichità, nato a Tempio Pausania e vissuto a Olbia, figura di primo piano negli studi archeologici di Olbia e della Gallura. Il suo nome accompagnò per decenni una delle cavità più importanti di Tavolara, entrando persino nella letteratura scientifica internazionale. Dall'analisi delle ossa provenienti dalla grotta, Shufeldt riconobbe diverse specie di berte appartenenti al genere Puffinus e arrivò a descriverne una completamente nuova per la scienza: la Puffinus eyermani. In particolare nel documento si legge che la nuova specie viene identificata sulla base di due ossa della zampa destra: un tibio-tarso e un tarso-metatarso. Entrambi appartenevano con ogni probabilità allo stesso individuo adulto. Secondo Shufeldt questa berta era: più grande della specie francese Puffinus arvernensis e più piccola della specie americana Puffinus conradi e resentava caratteristiche anatomiche proprie che ne giustificavano pienamente la classificazione come nuova specie. Nel presentarla Shufeldt scrive che i reperti "furono scoperti nella Grotta Pietro Tamponi, a Tavolara, un'isola nel Golfo di Terranova", precisando inoltre che "la specie è estinta". La nuova specie venne dedicata al paleontologo americano John Eyerman, proprietario della collezione studiata.
È proprio il nome Puffinus a creare oggi un suggestivo collegamento con l'attualità. L'ingresso dell'Area Marina Protetta nella rete internazionale Island-Ocean Connection Challenge è legato anche alle attività di monitoraggio e tutela della Berta minore mediterranea (Puffinus yelkouan), specie simbolo del progetto Life Puffinus Tavolara e delle strategie di conservazione della biodiversità. A oltre 130 anni di distanza, la stessa isola continua così a essere un laboratorio scientifico di rilevanza internazionale. Se ieri erano i fossili della Puffinus eyermani e del roditore Lagomys sardus a raccontare la storia naturale di Tavolara, oggi sono la tutela delle berte viventi e di altre specie a rischio estinzione e il ripristino degli ecosistemi insulari a proiettare l'isola tra le realtà più importanti del Mediterraneo nella conservazione della biodiversità. Oggi quella cavità è conosciuta come Grotta dei Fiori d'arancio, ma le pubblicazioni scientifiche che tra la fine dell'Ottocento e il Novecento hanno fatto conoscere Tavolara nel mondo continuando a tramandarne l'antico toponimo: Grotta Pietro Tamponi. Un nome che conserva la memoria di un protagonista della ricerca archeologica olbiese e gallurese e di una pagina fondamentale della storia scientifica dell'Isola.
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