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Olbia riscopre Bruno Cleriti: salvata una storica vetrata, appello per quella dello Stalingrado

A volere fortemente il recupero è stato Sergio Peralda, giovane imprenditore olbiese

Olbia riscopre Bruno Cleriti: salvata una storica vetrata, appello per quella dello Stalingrado
Olbia riscopre Bruno Cleriti: salvata una storica vetrata, appello per quella dello Stalingrado
Patrizia Anziani

Pubblicato il 13 July 2026 alle 07:00

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Olbia. Ci sono opere che, pur nate per arredare luoghi della quotidianità, finiscono per diventare parte della memoria collettiva di una città. È il caso delle grandi vetrofanie colorate realizzate nel 1982 dal grafico olbiese Bruno Cleriti, uno dei nomi che hanno segnato la grafica e l'editoria sarda. Artista e grafico di grande sensibilità, Cleriti ha sempre coltivato la passione per il disegno e la pittura, realizzando nel corso della sua carriera anche importanti interventi decorativi, tra cui vetrofanie a San Teodoro e raffinati trompe-l'œil, opere capaci di "ingannare l'occhio" trasformando una parete in un suggestivo affaccio sul mare o sul paesaggio gallurese. Decorazioni che hanno impreziosito diverse abitazioni private in Gallura e anche una villa in Corsica appartenuta a un noto attore italiano, oggi scomparso. Una di queste opere, originariamente collocata in un elegante locale di via Olbia, una raffinata sala da tè voluta dai fratelli Arrigoni, è stata recentemente recuperata e valorizzata nei nuovi spazi professionali EVOS di via Gabriele D'Annunzio, inaugurati lo scorso 21 marzo.

Le vetrate, realizzate su vetri antisfondamento e pensate per essere retroilluminate, erano state concepite per esaltare la trasparenza e la luminosità dei colori. Gli spazi EVOS nascono come un moderno ecosistema del lavoro: una struttura modulare che integra uffici arredati, sale riunioni, postazioni di coworking, aule per la formazione e aree espositive, diventando oggi anche custode di un prezioso frammento della memoria artistica olbiese. Per esigenze legate alla nuova configurazione degli ambienti, il grande mosaico originario è stato suddiviso in due grandi pannelli, mantenendo però intatta la continuità visiva dell'opera. Una scelta che non ne ha alterato l'essenza, ma che al contrario ne ha esaltato l'impatto scenografico. Le due composizioni sembrano infatti dialogare tra loro, creando un ideale abbraccio di colori e forme che avvolge il visitatore e accompagna lo sguardo all'interno degli spazi. Un recupero in chiave contemporanea che ha ricevuto l'approvazione dello stesso autore.

La sala da tè dei fratelli Arrigoni. Sulla parete la vetrofania di Bruno Cleriti

A volere fortemente il recupero è stato Sergio Peralda, giovane imprenditore olbiese che ha deciso di restituire una nuova vita a queste opere. "Le abbiamo tolte dal locale quando l'abbiamo rilevato e le abbiamo conservate per anni. Ci siamo sempre detti che un giorno avremmo trovato il posto giusto per valorizzarle", racconta Peralda. "Quando è nata questa nuova avventura imprenditoriale ho capito che era arrivato il momento di ridare loro una nuova vita. Con la retroilluminazione rendono tantissimo: è come avere un grande quadro che unisce tutto l'ambiente". Peralda spiega ancora "Sono un pezzo di storia della città e sarebbe stato un peccato lasciarle dimenticate in un magazzino. Credo che il recupero di opere come queste possa contribuire a mantenere viva la memoria di una Olbia che molti ricordano con affetto".  L'inaugurazione degli spazi EVOS è stata anche l'occasione per un momento particolarmente significativo. Bruno Cleriti  ha infatti potuto rivedere la sua opera dopo oltre quarant'anni, ammirandola in una veste completamente nuova. Classe 1952, padre veneto e madre sarda, dopo l'infanzia trascorsa tra Tempio e Olbia, Cleriti vive oggi a Sassari. Titolare dello studio Grafimedia comunicazione, ha collaborato per decenni con importanti case editrici fino alla pensione. La passione per l'arte sembra aver attraversato le generazioni: Bruno Cleriti ha infatti trasmesso parte della propria sensibilità creativa alla figlia Eleonora, laureata in Scultura all'Accademia di Belle Arti "Mario Sironi" di Sassari e oggi apprezzata ceramista.

Disegni di Bruno Cleriti dei primi anni Ottanta.

Oltre alla sua lunga attività di grafico editoriale Cleriti si è dedicato anche alla scrittura. Non stupisce, dunque, che proprio l'autore di racconti dedicati alla memoria della vecchia Olbia, abbia accolto con particolare partecipazione il recupero delle sue opere. Come nei suoi scritti pubblicati per la rubrica "Olbiachefu", anche queste vetrate raccontano infatti una città che cambia, ma che non vuole dimenticare le tracce più significative del proprio passato. "Non avrei mai immaginato che queste vetrate potessero avere una seconda vita", racconta Cleriti. "Quando le realizzai erano state pensate per un contesto completamente diverso, ma vederle oggi così valorizzate e retroilluminate è una grande soddisfazione. È come ritrovare una parte della mia vita e del mio percorso professionale". L'artista ricorda ancora perfettamente quegli anni. "Allora lavoravo già come grafico alla Seridea di Olbia. I fratelli Gianni e Quirino Arrigoni volevano creare un locale diverso dagli altri, una sorta di elegante sala da tè, e pensarono a me perché sapevano che disegnavo e mi occupavo di grafica".  Cleriti conserva ancora nitido il ricordo della realizzazione di quelle opere. "Erano vetri corazzati, costituiti da due lastre con una pellicola interna, antisfondamento e antinfortunio. Erano pesantissimi. All'epoca vivevo a Ovilò, in una casa-studio immersa nella campagna, e ricordo bene il gran lavoro necessario per trasportarli fino a casa mia, realizzarli lì e poi riportarli a Olbia. Ci fu davvero un grande movimento di uomini e mezzi".

Una vecchia foto di un trompe-l'œil paesaggistico dipinto negli anni Ottanta. 

 

Quella casa di Ovilò, dove l'artista visse per circa dieci anni, rappresentò una vera e propria fucina creativa. "Era insieme abitazione e studio. Vi rimasi fino al 1986-1987, quando mi trasferii definitivamente a Olbia. In quegli anni realizzai numerosi lavori di grafica e decorazione e queste vetrate fanno certamente parte dei ricordi professionali a cui sono più legato". L'artista ricorda inoltre come ogni dettaglio fosse stato studiato per valorizzare la luce e il colore. "Tutto era stato pensato affinché i colori emergessero grazie alla retroilluminazione. Non avrei mai immaginato che, a distanza di oltre quarant'anni, qualcuno avrebbe avuto la sensibilità di recuperare queste opere e renderle nuovamente protagoniste". La riscoperta di questa vetrata conduce inevitabilmente a un'altra significativa creazione di Bruno Cleriti: quella realizzata per il Bar Stalingrado di via Roma. Anche quell'intervento artistico ha accompagnato per decenni la quotidianità degli olbiesi, divenendo un elemento distintivo e riconoscibile di uno dei locali più iconici della città. Ed è proprio sul destino di quel manufatto che emerge un dettaglio sorprendente: lo stesso Cleriti era convinto che fosse ormai scomparso. "Sì, l'avevo realizzato io, ma credevo fosse andato perduto assieme alle vetrate sempre dipinte con la stessa tecnica. Non avevo la più pallida idea che esistesse ancora", conclude Cleriti.

Interno del bar Stalingrado di via Roma. Sulla parete una vetrofania di Bruno Cleriti

Oggi, con lo storico locale in vendita e con i segni del tempo che ne raccontano il lungo vissuto, si apre una riflessione più ampia sulla necessità di tutelare anche questa testimonianza artistica. L'auspicio è dunque che il virtuoso esempio di EVOS possa trasformarsi in un modello di valorizzazione del patrimonio artistico diffuso. Perché il recupero di queste opere non significa soltanto preservare un elemento ornamentale, ma custodire frammenti di memoria collettiva e salvaguardare una parte dell'identità culturale di Olbia. Anche una vetrata può narrare la storia di una comunità. E quelle firmate da Bruno Cleriti, tornate oggi a irradiare la loro bellezza dopo oltre quarant'anni, continuano a testimoniare un'epoca, un gusto e una sensibilità artistica che meritano di essere tramandati alle future generazioni.