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Olbia, ecco "Emozioni in sport": l'idea vincente di Michelle Oetterli e Alessandra D'Andria

Un'iniziativa per allenare corpo, mente ed emozioni nei bambini

Olbia, ecco
Olbia, ecco
Ilaria Del Giudice

Pubblicato il 12 July 2026 alle 18:00

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Olbia. "Non è solo sport, è una palestra per la vita". Questa la premessa che ha dato origine a "Emozioni in sport", il progetto innovativo per bambini ideato da Michelle Oetterli e Alessandra D'Andria, che unisce il mondo dello sport allo sviluppo della capacità di regolare autonomamente il proprio stato emotivo e disciplinare la mente. 

"Quest'iniziativa nasce come una semplice chiacchierata tra amiche - racconta Michelle (coach olistica specializzata in EFT e Tapping per l'infanzia) che continua - parlando del più e del meno, con Alessandra D'Andria (preparatrice atletica), ci siamo rese conto che, tra i bambini, al giorno d'oggi la competizione regola il più delle interazioni e sarebbe stato bello aiutarli, sia attraverso lo sport che attraverso il dialogo e la comprensione delle emozioni, per far sviluppare loro empatia, accettazione e collaborazione. Così, certe che "l'unione fa la forza", abbiamo creato "Emozioni in sport", un percorso estivo di 8 incontri per bambini della fascia d'età fra i 6 e i 10 anni e, con orgoglio, possiamo affermare che si stia rivelando un vero successo". 

Ma perchè unire sport ed emozioni, due ambiti che, apparentemente, potrebbero sembrare così distanti?  "Perchè lo sport non è solo movimento: per un bambino è il modo più naturale di esprimere ciò che sente - spiega la dott.ssa Oetterli - tra i 6 e i 10 anni, si affrontano le prime grandi sfide emotive: la paura di sbagliare, la rabbia per una sconfitta o la timidezza. E attraverso il gioco e l'attività motoria si può insegnare ai bambini: a sviluppare abilità motorie e coordinazione e di conseguenza più sicurezza in se stessi; scaricare le tensioni quotidiane attraverso il movimento; gestire la frustrazione, aiutandoli a capire sul campo che una sconfitta o un errore possono essere opportunità di crescita; superare la timidezza". 

Lo sport, per sua natura, abbatte le barriere e crea una connessione immediata con gli altri. Tuttavia, anche le interazioni tra sportivi necessitano di una guida a partire da ciò che si sente in prima persona, proprio per creare dinamiche basate su una sana competizione fatta di umanità e rispetto, e non disfunzionali incentrate su egoismo e scorrettezza. E "Emozioni in sport" risponde in maniera specifica a questa esigenza. Unire lo sport (attività fisica e agonismo) a un mental coach (allenatore mentale) permette infatti di potenziare le prestazioni atletiche e il benessere personale lavorando su concentrazione, gestione dello stress, motivazione e superamento dei propri limiti psicologici. La sinergia tra corpo e mente, inoltre, offre vantaggi concreti come imparare a gestire ansia da prestazione prima di una gara e stress, a focalizzarsi sull'obiettivo superando blocchi e autosabotaggi, a costruire una mentalità vincente e, in ultima analisi, a gestire le sconfitte, trasformando le cadute in trampolini di lancio e mantenendo comunque alta e costante la motivazione. 

"Lo sport insegna ai bambini molto più di un gesto tecnico: insegna a gestire la frustrazione di una sconfitta, la gioia di un traguardo raggiunto e la consapevolezza del proprio corpo. - spiega D'Andria - quando il corpo si muove e la mente impara a riconoscere le emozioni, costruiamo le basi per adulti più resilienti, sicuri e consapevoli. Curare l’equilibrio tra preparazione fisica e benessere mentale è il regalo più grande che possiamo fare loro". 

Ma questo è solo l'inizio: unire queste due sfere importanti della vita umana, sport ed emozioni, permette anche di trattare argomenti importanti come la ricerca identitaria e le scelte in base alle proprie attitudini e inclinazioni personali (come indviduare lo sport più adatto per ciascuno), l'accettazione del proprio corpo specialmente nelle fasi di cambiamento, e il consenso. 

"In una delle lezioni abbiamo lavorato sul tema: “Il mio corpo è mio: ascolto, scelgo, comunico”: il mio spazio, la mia voce, le mie scelte" - raccontano ancora le due professioniste. L’obiettivo è stato quello di aiutare i partecipanti a riconoscere i segnali dei propri pensieri, del proprio corpo e comprendere il valore del consenso sentendosi liberi di dire sì, no o “non sono sicuro/a”, sempre con rispetto verso sé stessi e gli altri o di cambiare idea. In occasione dell’acroyoga si sono affrontati argomenti come: spazio personale e ascolto delle proprie sensazioni; consenso e rispetto dei confini; comunicazione assertiva, imparando a dire “no” senza sentirsi in colpa; fiducia reciproca. L’acroyoga è stato il filo conduttore della lezione: ogni posizione si costruisce solo quando entrambe le persone sono d’accordo. Prima di ogni contatto si è chiesto il permesso, abbiamo  ascoltato la risposta e abbiamo rispettato sempre la scelta dell’altro. Imparando così che il consenso può essere dato, negato o cambiato in qualsiasi momento". 
 
Un progetto educativo che non solo unisce sfere della vita importanti come lo sport e le emozioni, ma aiuta anche le giovani generazioni al rispetto di sè e dell'altro. Un percorso dall'inestimabile valore sociale che le due professioniste, stanno già affinando per poterlo replicare anche nella versione invernale.