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Olbia, Larathanos raggiunge il quinto volume: intervista al direttore editoriale Marco Agostino Amucano

L'eredità storico-culturale della Gallura raccontata dal curatore della collana

Olbia, Larathanos raggiunge il quinto volume: intervista al direttore editoriale Marco Agostino Amucano
Olbia, Larathanos raggiunge il quinto volume: intervista al direttore editoriale Marco Agostino Amucano
Laura Scarpellini

Pubblicato il 24 July 2026 alle 07:00

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Olbia. In un mercato editoriale ormai dominato dalla velocità e dal consumo immediato, c’è chi sceglie di scommettere sul valore del tempo, della memoria e dei libri destinati a durare. È da questa visione che anima Larathanos, la collana edita da Paolo Sorba Editore nata per custodire, valorizzare e tramandare l’inestimabile patrimonio storico, linguistico e culturale di Olbia e della Gallura. Un progetto costruito con pazienza, rigore scientifico e autentica passione, capace in pochi anni di conquistare un posto di rilievo nel panorama culturale isolano. Un percorso di spessore che si snoda attraverso tappe fondamentali: dai preziosi scavi linguistico-antropologici di Dionigi Pala alla ristampa del monumentale Giudicato di Gallura di Dionigi Panedda, fino all’opera-testamento del missionario Danilo Scomparin. Con la recente pubblicazione del quinto volume, Racconti sparsi. La cura americana e altre storie, abbiamo incontrato il suo autore, il Prof. Marco Agostino Amucano, direttore e curatore della collana, per fare il punto su una scommessa culturale che dimostra come la memoria di un territorio possa ancora diventare un investimento per il futuro.

Professore, partiamo dall'inizio. Come nasce il progetto editoriale Larathanos?  

"L'idea e il progetto sono di Patrizia Anziani e di Dionigi Pala. A me è toccata la direzione e la cura editoriale, mentre l'editore è Paolo Sorba, che ha creduto in questo progetto fin dal primo volume. Il nome dice già tutto: Larathanos, con il richiamo alla località di Santa Mariedda, e il motto quaerere semper, cercare sempre. Lo spirito è semplice, forse per questo difficile: valorizzare il patrimonio storico e culturale del nostro territorio, senza cedere alla banalità. Chiamiamo questa direzione la Via Pulchritudinis. Una via stretta.  Il progetto della collana ha avuto il patrocinio gratuito del Comune di Olbia, Assessorato alla Cultura, e della Provincia di Sassari, segno della fiducia istituzionale nel progetto".

Cinque volumi in pochi anni. Ce li può illustrare brevemente?  

"Abbiamo cominciato nel 2018 con Déu mi peldonet e Santos! di Dionigi Pala, un catalogo di oltre settecento imprecazioni dell'area olbiese e gallurese: un lavoro di scavo linguistico e antropologico, altro che folklore. È seguito La Fuga di Giuliano Deiana, romanzo giovanile. Poi Olbia cristiana di Danilo Scomparin, nella sua seconda edizione: un'opera che l'autore, missionario scomparso nel 2020, non ha fatto in tempo a vedere pubblicata nella nostra collana. E ancora Il Giudicato di Gallura di Dionigi Panedda, ristampa anastatica con nuovo apparato cartografico. Da ultimo, un mio libro di racconti, Racconti sparsi: tredici storie, trattate esattamente come le altre, nessun privilegio per il direttore. Tutti i volumi, naturalmente, per i tipi di Paolo Sorba Editore".

Se dovesse indicare il volume che ha regalato più prestigio alla collana?

"Senza dubbio Il Giudicato di Gallura di professor Panedda. Dal 1978 la Sardegna medievale aspettava una ristampa di quell'opera, e noi l'abbiamo fatta evolvere con una nuova cartografia e la prefazione del Prof. Fabio Pinna dell'Università di Cagliari e un nuovo apparato cartografico curato dal dottor Francesco Mameli. Quella ristampa non sarebbe stata possibile senza Dionigi Pala, che di Panedda è nipote ed erede dei diritti d'autore: è lui che ha concesso e autorizzato l'operazione. Un ruolo, il suo, che meriterebbe più risalto di quanto normalmente gli venga dato — è coideatore della collana insieme a Patrizia Anziani, ha firmato di persona il primo volume, e segue da vicino anche la parte redazionale. Ma anche Olbia cristiana merita una menzione a parte: un'opera-testamento, portata a termine dai confratelli dell'autore dopo la sua morte. Sono libri che parlano da soli, oltre le mode".

Qual è il metodo di lavoro adottato della collana Larathanos?  

"Serietà e costanza. Forse avremmo meritato, in certi momenti, una promozione più efficace di quella che siamo riusciti a darle: per una serie di circostanze non è sempre stato possibile. Ma resta il nostro stile, quello dei fatti prima delle chiacchiere: lasciare un contributo vero e autentico ai posteri. Ogni volume nasce da un lavoro lungo, quasi artigianale: revisione dei manoscritti, verifica delle fonti, cura tipografica, e un editore, Paolo Sorba, che ha sempre creduto in questa serietà. Nessuna scorciatoia".

C'è un principio che considera  assolutamente non negoziabile nella direzione della collana?    

"Sì: l'indipendenza. Larathanos nasce per la cultura e per la memoria del territorio, non per altro. È un progetto che vuole restare libero da ogni appartenenza, aperto a tutti coloro che ne condividono lo spirito, senza etichette. Credo sia anche per questo che negli anni abbiamo trovato la fiducia di istituzioni diverse, a prescindere da chi le rappresentasse di volta in volta: perché ci hanno riconosciuto come un progetto sopra le parti, che guarda alla cultura e basta".

Può anticiparci qualcosa in merito ad un futuro prossimo della collana?    

                                                                                                                                                               "Abbiamo un'idea, una proposta a cui teniamo molto. Ma è troppo bella per essere annunciata in anteprima. Sarà una sorpresa!".