Sunday, 06 September 2026
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Pubblicato il 06 September 2026 alle 07:00
Olbia. Ci sono bambini che il primo giorno di scuola varcano la soglia con un sorriso radioso, pronti a lanciarsi nella nuova avventura. E ce ne sono altri che stringono forte la mano dei genitori, trattengono le lacrime o faticano a dire "a dopo". Tra le aule della scuola dell'infanzia e i banchi delle scuole primaria e secondaria, l'avvio dell'anno scolastico rappresenta un passaggio fondamentale, un vero e proprio "grande salto" fatto di spazi sconosciuti, nuove regole, volti mai visti e un carico emotivo del tutto inedito. Un cambiamento profondo di fronte al quale ogni bambino reagisce in modo personale, ed è proprio da questa consapevolezza che parte la riflessione di Michelle Oetterli, mental coach dello Studio MDJ – Equilibrio Emozionale.
"L’inizio della scuola è una grande trasformazione. - spiega l'esperta - C’è chi si ambienta subito e chi necessita di giorni, settimane o persino di più tempo. La prima regola per noi adulti è capire che nessuno di questi atteggiamenti rende un bambino più bravo dell’altro".
Nel quotidiano, anche le frasi pronunciate a fin di bene rischiano di incidere negativamente sull'autostima dei più piccoli.
L'invito dell'esperta ai genitori è chiaro: evitare paragoni e competizioni velate: "Dire a un figlio “Guarda, lui non piange”, “Lei è già autonoma” o “Perché tu non ci riesci?" genera nella mente del bambino un interrogativo doloroso: “Allora io non sono abbastanza bravo?". I bambini non devono imparare a correre per somigliare agli altri. Devono sapere che possono crescere con calma e che avere paura, sbagliare, piangere e chiedere aiuto sono passaggi naturali. Non devono essere uguali a nessun altro".
Un altro momento delicato riguarda le ore successive alla campanella. Non è raro che i bambini, una volta varcata la porta di casa, manifestino nervosismo, stanchezza o crisi apparentemente ingiustificate. "Quel "niente" è spesso tutto ciò che il bambino ha trattenuto durante la giornata. - osserva la mental coach - A scuola ha cercato di essere forte, ha ascoltato, si è adattato e ha gestito emozioni complesse. Quando torna nel suo ambiente sicuro, finalmente si lascia andare. Non serve correggere sempre il pianto o cercare una soluzione a tutti i costi. A volte basta semplicemente esserci, dicendo frasi capaci di trasmettere un profondo senso di protezione come: “Ti vedo”, “Capisco che sei stanco”, “Puoi piangere, io sono qui”.
Il compito della comunità educante e delle famiglie non è rendere i piccoli più veloci degli altri, ma imparare a guardarli per ciò che sono realmente, valorizzando ogni piccolo progresso. "Un giorno entreranno da soli, saluteranno senza piangere e affronteranno ciò che oggi li spaventa. Ma quel momento arriverà soltanto quando saranno pronti. - conclude Michelle Oetterli - Non chiediamo “Quanto ci metti?”, ma diciamo piuttosto: “Io sono qui. Facciamolo insieme, un passo alla volta”. In fondo crescere non significa arrivare tutti insieme al traguardo, ma avere la libertà di arrivarci con i propri tempi".
Accogliere i ritmi di ciascuno diventa dunque il regalo più grande che un genitore possa fare al proprio figlio: un gesto d'amore che trasforma la scuola non in un banco di prova, ma in uno spazio in cui fiorire in totale sicurezza e al riparo da ogni giudizio.
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