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Cronaca, Nera

Libertà di stampa e lavoro ben fatto: la solidarietà a Olbianova e la forza di un giornalismo libero

Sono passati quasi otto anni: dal Comune di Olbia nessun comunicato, ordinanza o invito ufficiale

Libertà di stampa e lavoro ben fatto: la solidarietà a Olbianova e la forza di un giornalismo libero
Libertà di stampa e lavoro ben fatto: la solidarietà a Olbianova e la forza di un giornalismo libero
Olbia.it

Pubblicato il 10 January 2026 alle 07:00

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Olbia. La notizia dell’esclusione di Olbianova dalle comunicazioni istituzionali del Comune di Olbia non può lasciare indifferenti. A una testata giornalistica viene di fatto negato l’accesso ai canali ufficiali dopo aver posto domande ritenute scomode al sindaco. Un episodio che richiama dinamiche già viste in passato e che tocca un tema centrale per la vita democratica di una comunità: la libertà di stampa.

A Olbianova va la nostra solidarietà. Non solo per il singolo caso, ma per un principio che riguarda tutti: fare informazione non significa compiacere il potere, ma esercitare un diritto-dovere nei confronti dei cittadini. Le domande legittime, anche quando mettono in luce promesse non mantenute o scelte discutibili, fanno parte del ruolo del giornalismo. Tacitarle non le rende meno necessarie. Olbia.it conosce bene questo tipo di trattamento. Dal febbraio 2018 la nostra testata è sottoposta a quell'"embargo", da parte dell’amministrazione comunale di Olbia, citato da Olbianova. In quell’anno Olbia.it venne cancellata dall’elenco delle testate accreditate e dalla mailing list istituzionale a seguito della pubblicazione di un sondaggio di opinione del tutto legittimo, relativo all’intitolazione della nuova scuola di Maria Rocca. Un sondaggio innocuo, pensato per dare voce ai cittadini, ma evidentemente non gradito.

Da allora, quell'"embargo"  — sono passati quasi 8 anni  — non è mai stato formalmente revocato: niente comunicati stampa, ordinanze, convocazioni ufficiali o inviti alle conferenze. Negli anni successivi, durante una conferenza stampa organizzata dal sindaco Nizzi, una nostra collega provò a verificare se, dopo diversi anni, qualcosa fosse cambiato nei rapporti con la nostra testata. In quell’occasione venne però invitata ad accomodarsi fuori dalla sala stampa esclusivamente perché collaboratrice della redazione di “Olbia.it”.

Eppure, proprio in questi quasi otto anni Olbia.it ha dimostrato che è possibile fare informazione anche senza il flusso diretto delle informazioni del primo cittadino. Abbiamo tracciato una strada fondata sul lavoro quotidiano, sull’accesso agli atti pubblici, sul confronto con i territori, sulle fonti aperte e sulla verifica dei fatti. Una strada percorribile, che non dipende da rapporti privilegiati e che garantisce ugualmente il diritto dei cittadini a essere informati. Una scelta dell’amministrazione che può essere percepita come una preferenza verso alcune testate, ma che non ha mai limitato la nostra capacità di continuare a raccontare la città, le sue criticità e le sue eccellenze con autonomia e rigore.

Ed è proprio da qui che nasce un messaggio di speranza. Negli ultimi tempi, le giornaliste di Olbia.it hanno ricevuto numerosi complimenti, attestazioni di stima e riconoscimenti spontanei da lettori, amministratori, professionisti, operatori culturali e cittadini. Apprezzamenti che riguardano il metodo di lavoro, l’indipendenza, l’attenzione ai fatti e la capacità di raccontare il territorio senza piegarsi a logiche di convenienza. È la dimostrazione che il lavoro fatto bene, nel tempo, premia comunque. Anche senza interviste concesse, senza passerelle istituzionali, senza accessi privilegiati. Il consenso che conta davvero non è quello del primo cittadino di turno, ma quello di una comunità che riconosce serietà, coerenza e onestà intellettuale.
I sindaci passano, le amministrazioni cambiano. Ciò che resta è la memoria collettiva di come ciascuno ha esercitato il proprio ruolo. C’è chi verrà ricordato per le opere realizzate, chi per il dialogo instaurato, chi per il modo in cui ha saputo confrontarsi — o meno — con il dissenso e con la stampa libera.
Il giornalismo continua anche quando viene messo ai margini. Continua sotto "embargo", senza scorciatoie e senza privilegi, perché è al servizio dei cittadini. Ed è a loro che, ogni giorno, risponde.