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Olbia, Marilisa Pischedda e la scienza senza confini di genere: l'intervista

Chi è la donna che trasforma la città in un hub tecnologico tra le stelle.

Olbia, Marilisa Pischedda e la scienza senza confini di genere: l'intervista
Olbia, Marilisa Pischedda e la scienza senza confini di genere: l'intervista
Laura Scarpellini

Pubblicato il 09 January 2026 alle 07:00

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Olbia. Esiste un filo invisibile che collega la terra antica della Gallura alle profondità inesplorate del cosmo. A tendere questo filo, con il rigore della scienziata e la visione della sognatrice, è Marilisa Pischedda. In un settore, quello dell’astrofisica spaziale, storicamente dominato da figure maschili, Pischedda non si è limitata a "imporsi": ha ridefinito le coordinate del possibile, diventando una delle studiose più affermate e autorevoli del comparto.

l profondo legame con le sue radici è stato recentemente celebrato a dicembre 2025, quando il Comune di Buddusò le ha conferito un premio ufficiale come riconoscimento per i suoi meriti scientifici e per il suo ruolo di eccellenza nel campo dell'astrofisica e dell'aerospazio a livello internazionale.

Direttrice del Festival dell’Aerospazio di Olbia, Marilisa Pischedda è oggi il volto di una Sardegna che guarda alle stelle non più solo per ammirarne la bellezza, ma per decodificarne i segreti. La sua presenza costante nei tavoli tecnici e negli eventi internazionali di maggior rilievo non è solo una conferma del suo prestigio accademico, ma la testimonianza di una leadership fondata sulla competenza pura e su una responsabilità gestionale che abbraccia l’intero settore aerospaziale.
Proprio in questi giorni, l'abbiamo incontrata per discutere del legame tra ricerca, divulgazione e territorio.
 
L’astrofisica ci insegna che ogni corpo celeste è il risultato di un lunghissimo processo di formazione. Se guarda alla sua carriera come a un sistema stellare, quali sono state le forze – culturali, sociali e personali – che hanno più influenzato la nascita della “scienziata” Marilisa Pischedda?

"Dapprima in ambito universitario, poi in quello lavorativo, la mia carriera è sempre stata caratterizzata da un contesto a forte predominanza maschile. Questo ha significato, in alcuni momenti, trovarmi in una posizione di svantaggio, mentre in altri in una posizione di apparente vantaggio.

Nel secondo caso, questa condizione può fungere da catalizzatore di attenzione; nel primo, invece, è necessario “sgomitare”, dimostrare prima ancora di parlare di essere lì per le proprie capacità e competenze e di essersi meritata quel posto. Sono dinamiche che spesso non riguardano allo stesso modo i colleghi uomini. Posso dire che, in entrambi i casi, non si tratta mai di una situazione scontata né facile".

 
Nel suo percorso si è spesso trovata in ambienti tradizionalmente dominati dagli uomini. In che modo essere donna ha inciso, nel bene e nel male, sulle traiettorie della sua carriera scientifica e sulla sua determinazione a occupare ruoli di guida?

"Sono una persona che ha fatto della propria passione il proprio lavoro e, per questo motivo, non è sempre semplice né immediato separare la dimensione professionale — spesso anche pubblica — da quella più intima e personale. Accade spesso, infatti, che anche nei momenti privati l’attenzione resti rivolta alla ricerca di novità e di informazioni in ambito aerospaziale.

Parallelamente porto avanti una famiglia con due figli e sono quotidianamente impegnata nel conciliare le esigenze domestiche e scolastiche con quelle lavorative. Un equilibrio che comporta fragilità, ma anche entusiasmo: quello di guidare una famiglia che cerca di fondarsi su valori alti, almeno per ciò che proviamo a trasmettere ai nostri figli. Per certi versi siamo un po' una “famiglia spaziale”, perché mio marito è un vero compagno di viaggio in questa passione, che condividiamo e che spesso cerchiamo di trasmettere anche ai nostri figli".

Vive ormai da tempo a Olbia, una città che per molti è soprattutto luogo di passaggio e turismo. Come riesce a far convivere una ricerca proiettata verso il cosmo con una quotidianità fatta di relazioni, territorio e vita ordinaria? E quanto questa dimensione “terrestre” nutre la sua visione dello spazio?
 
"Olbia è una città in espansione, una città aperta all’innovazione e, sotto molti aspetti, rappresenta un territorio ideale per far fiorire nuove idee e nuove realtà, anche imprenditoriali, nonostante ci si occupi talvolta di ambiti che possono sembrare lontani dalla quotidianità. In realtà, ciò che insegniamo soprattutto attraverso Astec è proprio che l’aerospazio non è distante da noi: lo viviamo ogni giorno grazie all’impiego delle infrastrutture aerospaziali, che incidono concretamente sulla nostra vita quotidiana. Lo spazio, dunque, è molto più vicino di quanto si pensi. Si tratta di riportare avanti comunque un dialogo con i cittadini, un dialogo con l’amministrazione e con gli enti preposti durante tutto l’anno. 

Va però ricordato che la nostra azione divulgativa — la missione di avvicinamento allo spazio che ho fondato e continuo a guidare — non si limita al territorio di Olbia, ma si estende all’intera Sardegna e, in realtà, a tutta l’Italia. Grazie a un’azione sinergica portata avanti con i nostri supporter scientifici, riusciamo infatti a raggiungere numerosi contesti e territori su scala nazionale".

 
Oggi  lei è un punto di riferimento per le nuove generazioni, ma dietro il ruolo pubblico c’è una donna con i suoi ritmi, le sue fragilità e i suoi sogni. Che cosa resta di Marilisa quando si spengono i riflettori dei festival e delle conferenze, e come questa parte più intima dialoga con la tua missione scientifica?
 
"Sicuramente tra le forze che hanno plasmato la mia persona ci sono i miei genitori, entrambi lavoratori instancabili, che con il loro esempio mi hanno insegnato che per ottenere ciò che si desidera sono necessari impegno, costanza e determinazione.

In secondo luogo, la passione per le materie STEM, unita alla determinazione maturata in un contesto sociale caratterizzato da una forte predominanza maschile in ambito scientifico, è stata una motivazione decisiva nel mio percorso: il desiderio di diventare ingegnere è nato in un primo momento anche come forma di rivalsa personale e sociale. Infine, la passione per lo spazio ha naturalmente indirizzato questa scelta verso l’ingegneria aerospaziale".