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Da Varese a Calangianus l'arte rigeneratrice di Patrizia Pitzianti

L'intervista che svela le radici sarde e lo spirito lombardo dell'anima

Da Varese a Calangianus l'arte rigeneratrice di Patrizia Pitzianti
Da Varese a Calangianus l'arte rigeneratrice di Patrizia Pitzianti
Laura Scarpellini

Pubblicato il 09 January 2026 alle 07:00

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Calangianus. In un’epoca dominata dalla velocità digitale, esiste un’arte che chiede di rallentare, di ascoltare il battito della terra e il fruscio della seta. È l’arte di Patrizia Pitzianti, una donna poliedrica che non si limita a creare oggetti, ma tesse connessioni profonde tra la sfera emozionale, la memoria ancestrale e la natura selvaggia.

La storia di Pitzianti è un viaggio di ritorno alle radici. Nata a Varese da genitori sardi, respira il dinamismo lombardo fino alla maggiore età, formandosi come modellista e confezionista. Tuttavia, è il richiamo della Sardegna, terra dei padri, a segnare la vera svolta antropologica della sua vita. Trasferitasi nell’isola a 18 anni, l’artista ha trovato in questa terra un’interfaccia comunicativa privilegiata: la natura sarda, con i suoi silenzi e le sue forme arcaiche, è diventata la sua musa silenziosa.
 
Il percorso professionale di Patrizia Pitzianti affonda le radici nel rigore e nell’eccellenza. Giovanissima, lavora per terzisti di giganti del calibro di Missoni e Versace. In quegli atelier, dove il dettaglio è tutto, Patrizia affina una precisione chirurgica e un amore viscerale per i tessuti. Ma dietro l’abilità tecnica si cela un ricordo d’infanzia che profuma di casa: quello della bisnonna sarta, che per tenerla occupata le affidava ago, filo e scampoli di stoffa. Quel gioco infantile non era che il seme di un destino tracciato verso i binari di quella che sarebbe diventata una pratica terapeutica. Per Pitzianti, l’atto del creare non è mai stato un semplice esercizio estetico. Come lei stessa rivela, il ricamo, la pittura e la manipolazione dei materiali sono diventati strumenti fondamentali per districarsi dalle dinamiche complesse della vita. In un mondo spesso caotico, il "punto dopo punto" si trasforma in una sorta di mantra visivo, una forma di meditazione che trasforma il dolore o l'incertezza in bellezza tangibile.
 
Oggi, l'approccio di Patrizia Pitzianti alla vita si riflette in opere che sembrano respirare. La sua arte ci affascina perché non cerca di dominare la materia, ma vi si arrende con rispetto. Che si tratti di dipingere o di ricamare, il suo lavoro è un invito a guardare oltre la superficie, a riscoprire la sacralità della natura e la potenza delle emozioni umane. Anche la sua attività nella pole dance richiama alla fisicità della natura che si fonde nel corpo che si allena e nella fatica fisica, muscolare, si rigenera. Incontrarla attraverso le sue opere significa riconnettersi con quella parte di noi che sa ancora meravigliarsi davanti a un filo di seta o al profilo di una montagna, riscoprendo che l'arte, alla fine, è il modo più nobile che abbiamo per curare noi stessi e avviare una conversazione è come mettersi in cammino verso quel mondo intimo che è presente in ogniuno di noi.

Se dovesse raccontare la sua vita come fosse un acquerello, quali sarebbero i colori dominanti del passaggio da Varese alla Gallura, e cosa rappresentano oggi per lei le sue radici sarde?

"Immagino l'acquerello con i colori del tramonto del Monte Rosa e il bianco della neve, passando per la Gallura con i colori del Blu Cobalto, il giallo oro dei campi in estate, e il rosso dei fiori di Ibiscus. Le mie Radici sono il punto di partenza, i valori per crescere anche artisticamente, mi danno nutrimento emotivo e sono fondamentali per conoscere me stessa; un tesoro da cui attingere tutta la vita".Lei attraversa mondi molto diversi – l’arte figurativa, il corpo in movimento con la pole dance, l’infanzia, la vecchiaia fragile – eppure sembrano uniti da un filo invisibile. Qual è, secondo lei, il legame profondo che tiene insieme tutte queste dimensioni?

"I Legami profondi che tengono insieme tutte queste dimensioni sono come una forma di cura e di forza nell'affrontare le sfide quotidiane della vita in ogni fascia di età".

Nel suo lavoro con bambini e anziani, due estremi della vita, la sensibilità è una chiave fondamentale. Cosa ha imparato sull’essere umano stando così vicino sia all’inizio che al tramonto dell’esistenza?

"Nel mio lavoro con i bambini la cosa che ho imparato è la spontaneità, la curiosità e la leggerezza nell'affrontare le cose, e poi la loro "tagliente" sincerità, i bambini sono diretti, senza mezze misure e hanno una grandissima sensibilità per quanto riguarda l'arte a prescindere che piaccia il disegnare o meno. Ogni qualvolta che espongo la maggior parte dei visitatori sono i bambini. Negli anziani invece ho imparato la loro grande saggezza e una grande dignità e che ci vuole una grande dose di empatia e pazienza".

Essere una donna, artista e madre in una terra come la Gallura: quali sfide ha incontrato e quali, invece, le hanno regalato più forza e libertà nel costruire il suo percorso?

"Le sfide che ho incontrato nel mio percorso è in primis l'ignoranza e una certa chiusura mentale per quanto riguarda l'innovazione, c'è ancora molta chiusura da parte della gente quando si approcciano a qualcosa di non convenzionale, come l'arte informale, contemporanea, ma anche nel mondo della Danza e nella disciplina come la Pole dance, molti cliché sono duri a morire. E proprio da queste sfide e limiti altrui che io ho tratto la forza di perseguire la mia strada, molte volte scomoda, e la mia libertà nell'esprimermi con la pittura e con il corpo attraverso la danza la mia testardaggine per i realizzare i miei obiettivi, essere me stessa, sincera, non abbassarmi a compromessi ed essere umile, e lavorare sodo".

La Gallura è una terra di bellezza naturale ma anche di bisogni sociali spesso silenziosi. In che modo l’arte, secondo lei, può diventare uno strumento concreto di cura, inclusione e rinascita per una comunità?

"L'Arte può dare un grandissimo aiuto come nella sensibilizzazione di molti temi come la violenza sulle donne, violenza di genere, la guerra. Puo essere uno strumento di inclusione di cura includendo laboratorio di Arteterapia, fare avvicinare le nuove generazioni alle molte forme di arte, può aiutare gli anziani nel trascorrere momenti allegri in attività ludiche facendo si che si sentano meno soli e si tengano attivi, mente e corpo".