Thursday, 19 February 2026
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Pubblicato il 19 February 2026 alle 19:20
Olbia. La città di Olbia torna a fare i conti con gravi episodi che colpiscono al cuore la comunità: le scuole cittadine. Non un gesto isolato, ma una vera e propria razzia sistematica ai danni del 1° Circolo Didattico di Olbia, con furti ripetuti nei plessi di via Nanni e Poltu Cuadu.
L’ultimo episodio si è consumato nella notte del 17 febbraio nella scuola primaria di via Nanni. I malviventi hanno agito con violenza, scardinando infissi, danneggiando porte e finestre per introdursi all’interno dell’edificio. Il bilancio per gli alunni e i professori e tutta la comunità scolastica è pesantissimo: nel laboratorio di informatica – punto nevralgico per i progetti di digitalizzazione – sono stati sottratti 26 computer, lasciando l’aula completamente svuotata della sua dotazione tecnologica.
Un duro colpo che paralizza di fatto le attività legate al Piano Triennale dell’Offerta Formativa e interrompe percorsi didattici già avviati. Ma non è tutto. Nella notte successiva, il 18 febbraio, un ulteriore furto di computer è stato segnalato anche nel plesso di Poltu Cuadu, confermando la gravità del fenomeno e l’escalation preoccupante.
La Dirigente Scolastica del 1° Circolo Didattico di Olbia, Dott.ssa Anna Piga, ha inviato un sollecito urgente, un appello al primo cittadino Settimo Nizzi e alle autorità competenti, parlando apertamente di emergenza.
Nella nota si legge che la situazione è “non più sostenibile” e che l’interruzione dei progetti educativi sta incidendo profondamente sulla vita scolastica. “La comunità scolastica vive in uno stato di costante apprensione che compromette la serenità necessaria allo svolgimento delle attività didattiche”, scrive la dirigente. Parole che fotografano un disagio che va oltre il danno economico: a essere colpita è la quotidianità di bambini, insegnanti e famiglie.
La scuola, alla luce dei gravi episodi che mettono in risalto le misure di sicurezza insufficienti, chiede un piano di intervento immediato articolato su tre punti fondamentali: installazione di un sistema di videosorveglianza (TVCC) con telecamere ad alta risoluzione lungo il perimetro e nei punti nevralgici interni; ampliamento dei sensori per eliminare le “zone cieche” sfruttate dai ladri; riparazione e rinforzo immediato di infissi, porte e varchi danneggiati. Nel frattempo, il laboratorio di informatica di via Nanni resta inevitabilmente chiuso e le attività digitali sono state sospese.
Quando a essere colpita è una scuola, il danno non riguarda solo un edificio o delle attrezzature. Riguarda la fiducia, il senso di sicurezza e il diritto allo studio.
In una città che investe in innovazione e percorsi educativi, vedere sottratti 26 computer destinati ai bambini significa interrompere opportunità, rallentare progetti e creare un clima di tensione che nulla ha a che vedere con l’idea di scuola come luogo protetto. Ora la comunità attende risposte concrete.
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