Wednesday, 18 February 2026
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Pubblicato il 18 February 2026 alle 07:00
Santa Teresa Gallura. Una notte d'inverno, in una casa della Gallura, un'improvvisa emergenza sanitaria riporta al centro dell'attenzione le fragilità del sistema di soccorso sul territorio. È il 30 gennaio: una donna di 77 anni con gravi patologie cardiache viene colta da un malore in casa. Parametri clinici da codice rosso, il tempo che stringe. A chiamare i soccorsi è suo figlio, soccorritore del 118 con vent'anni di esperienza sulle ambulanze dell'emergenza: sa benissimo cosa significano quei numeri sul monitor.
Santa Teresa Gallura dista meno di 60 chilomentri dal Pronto Soccorso di Tempio Pausania, il più vicino e di riferimento per l'alta Gallura, quello di Olbia li supera abbondantemente. In un'emergenza, quella geografia non è un dato neutro. Quello che accade nelle ore successive diventa il racconto di un sistema sanitario che, in Gallura come in Sardegna, mostra le sue crepe proprio quando non può permetterselo. La lettera che pubblichiamo, scritta dallo stesso figlio è un resoconto dei fatti, ma anche un appello preciso, documentato e firmato da chi conosce il territorio e i suoi limiti dall'interno. E solleva domande che riguardano chiunque viva in una terra bellissima eppure profondamente diseguale, dove le distanze dagli ospedali, ma anche dalle ambulanze medicalizzate, finiscono per tradursi in una discriminazione tra cittadini. Non c’è polemica in queste righe, ma un appello alla responsabilità di tutti gli enti preposti.
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Oggetto: Emergenza sanitaria in Gallura ‒ Una notte che non possiamo più ignorare.
Gentile Redazione,
scrivo questa lettera come cittadino, come figlio e come soccorritore del 118 con esperienza ventennale. Scrivo non per polemica, ma per senso di responsabilità verso una terra tanto bella quanto disagiata dal punto di vista sanitario.
Quella che racconto è una storia accaduta nella notte del 30 gennaio, ma potrebbe capitare a chiunque, in qualunque casa della Gallura. Una notte iniziata con un codice rosso. Erano circa l’01:15 del mattino quando mia madre, 77 anni, cardiopatica, ipertesa, operata al cuore e in terapia anticoagulante, ha iniziato a stare improvvisamente male. Sudorazione profusa, cute fredda e pallida, nausea, dolore epigastrico e un progressivo stato di quasi incoscienza.
I parametri erano drammatici: pressione 75/35; frequenza cardiaca 39; Saturazione 92%. Per qualunque protocollo medico si tratta di un’emergenza tempo-dipendente, un codice rosso. Alle 1:17 allerto la centrale operativa del 118, e alle 1:22 sollecito nuovamente. L’ambulanza - fortunatamente vicinissima - arriva con tempestività e professionalità esemplari grazie agli operatori della Misericordia di Santa Teresa Gallura, che desidero ringraziare pubblicamente fin da ora.
Durante l’intervento viene comunicato che l’elisoccorso non è disponibile: quello di Cagliari e quello di Alghero da anni non volano di notte. Rimane operativo un solo elicottero, quello di Olbia, per 1.650.000 abitanti.
Un solo elicottero per un’intera regione. E spesso utilizzato per trasferimenti verso la penisola, riducendo ulteriormente la disponibilità. In una terra come la Sardegna, con distanze enormi e orografia complessa, questa è una condizione oggettivamente pericolosa.
Il personale della Misericordia effettua ECG e parametri, li trasmette alla centrale e attende l’invio del mezzo medicalizzato. Ma: la medicalizzata di Tempio non parte; viene inviata quella di Olbia; l’incontro avviene ad Arzachena alle ore 2:50, a oltre 35 km da Santa Teresa Gallura. Mia madre viene visitata da un medico dopo 1 ora e 45 minuti dall’evento.
Per una cardiopatica in codice rosso è una tempistica che può fare la differenza tra la vita e la morte. Fortunatamente non si trattava di infarto, ma in un cuore fragile come il suo poteva esserlo. Il punto non è il singolo caso: il punto è che questo scenario si può ripetere, e può avere esiti tragici. Un episodio di scarsa umanità che non dovrebbe accadere
Alla criticità organizzativa si è aggiunta, purtroppo, un’altra nota stonata.
Il medico e l’infermiere giunti da Olbia hanno rivolto a mia madre frasi del tipo:
“Perché ci avete chiamato se non hai niente?”
“I parametri ora sono normali”. Un’affermazione che ignora completamente cosa fosse accaduto prima. Un paziente in codice rosso non chiama per capriccio.
La mancanza di empatia, oltre a ferire, mina la fiducia nel sistema.
Al Pronto Soccorso di Olbia: quattro ore per degli esami Al Pronto Soccorso di Olbia siamo rimasti oltre cinque ore. Alle 7 del mattino gli esami del sangue - che per analiti di base richiedono pochi minuti - non erano ancora pronti. Solo dopo molteplici solleciti sono “comparsi”. In reparto c’erano due pazienti visibili. Non voglio immaginare cosa accadrebbe in caso di maggiore affluenza. Presumibile carenza di personale? Probabile.
Accettabile? Assolutamente no.
Il vero tema: la Sardegna non può avere un solo elicottero notturno.
Dopo vent’anni di emergenza sanitaria sul territorio, ho visto vite salvate e vite perdute. Tante di queste ultime sono state sacrificate ai tempi d’intervento impossibili imposti dalla geografia e dalla carenza di mezzi. Il messaggio che voglio mandare è semplice: la Sardegna non può dipendere da un solo elicottero notturno per 1,6 milioni di abitanti.
La Gallura non può restare scoperta da mezzi medicalizzati per oltre un’ora e mezza. Chiedo quindi alle istituzioni competenti - Regione Sardegna, ATS, ASL - di:
1. Rendere operativi tutti e tre gli elicotteri anche di notte.
2. Potenziare le postazioni medicalizzate sul territorio.
3. Aumentare il personale nei Pronto Soccorso per garantire esami e visite tempestive. 4. Introdurre protocolli chiari sull’uso dei mezzi alternativi (Aeronautica, Vigili del Fuoco,
Guardia Costiera) nei casi in cui l’elisoccorso principale sia impegnato. In una terra lontana dagli ospedali, la distanza non può essere una condanna.
Desidero concludere con un ringraziamento speciale agli operatori della Misericordia di Santa Teresa Gallura, che hanno agito con professionalità, competenza, educazione e umanità. Sono loro - e chi come loro vive la strada ogni notte - il volto migliore del nostro sistema sanitario. Lettera Firmata.
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Già nell’ottobre 2025 AREUS aveva annunciato il completamento dell’organico dell’elisoccorso regionale, con la formazione di 19 nuovi sanitari HEMS destinati alle basi di Alghero, Olbia e Cagliari, insieme a un piano di potenziamento che prevedeva nuove elisuperfici, la realizzazione di una quarta elibase a Sorgono e l’estensione dell’operatività notturna dell’elicottero di Elmas a supporto di quello di Olbia. Un percorso che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto rafforzare la risposta dell’emergenza su tutto il territorio. A distanza di mesi, però, la copertura notturna continua a poggiare su un solo elicottero operativo. Una criticità già evidenziata in sede istituzionale: nel febbraio 2025 i consiglieri regionali Ticca, Fasolino e Salaris avevano depositato l’interrogazione n. 142/A sull’utilizzo degli elisoccorsi per i voli extraregionali, segnalando come l’impiego dell’unico mezzo notturno per trasferimenti fuori dall’Isola riduca drasticamente la capacità di risposta alle emergenze tempo-dipendenti.
Nella risposta scritta dell’Assessorato regionale alla Sanità, trasmessa nell’aprile 2025, viene confermata l’attuale organizzazione del servizio HEMS su tre basi, con la sola base di Olbia attiva anche nelle ore notturne, e si richiama la previsione, inserita nel Programma regionale di sviluppo 2024-2029, di valutare un servizio aggiuntivo di elisoccorso e una quarta elibase nella Sardegna centrale. Alla luce di questi elementi, la vicenda raccontata nella lettera assume un valore che va oltre il singolo caso. La delega all’Igiene, Sanità e Assistenza sociale è oggi gestita ad interim dalla Presidente della Regione, Alessandra Todde, che concentra su di sé la responsabilità politica di un settore cruciale. Una condizione che rende ancora più urgente una verifica sullo stato di attuazione degli impegni annunciati. Perché finché un solo elicottero notturno resterà l’unica risorsa per l’intera Isola, ogni codice rosso lontano dai grandi centri continuerà a misurarsi con tempi e distanze che possono fare la differenza tra la vita e la morte.
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