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Cronaca, Nera

Olbia: interessi mafiosi sulla città

La città gallurese al centro degli interessi criminali

Olbia: interessi mafiosi sulla città
Olbia: interessi mafiosi sulla città
Olbia.it

Pubblicato il 09 giugno 2022 alle 15:00

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Olbia. La Dia lo ha scritto più volte nelle sue relazioni semestrali: le mafie, in Gallura, lavano il denaro sporco e lo fanno con gli investimenti nei settori immobiliari e turistici. La Gallura e Olbia fanno gola alle mafie: fanno gola perché non è un territorio "infiltrato" ed è un territorio dove girano tanti soldi e dove si fanno molti investimenti sia privati che pubblici. Insomma, per le mafie la Gallura è come un prato pieno di fiori per le api: impossibile resistere a tutto quel nettare. L'Unione di oggi in edicola, a tal proposito, riporta una notizia decisamente interessante che riguarda proprio il ruolo delle mafie a Olbia.

Come ormai molti sanno, a Roma (e non solo) si sta discutendo dell'assetto giudiziario di questo territorio. La disputa è sempre la solita: spostare a Olbia il tribunale (con relativa Procura) oppure lasciare tutto così com'è a Tempio Pausania? Se a questa domanda ancora non abbiamo risposta (e forse non è neanche la domanda fondamentale da farsi), è certo che le parole che avrebbe pronunciato il procuratore generale Luigi Patronaggio sono pesanti come macigni.

Il procuratore Patronaggio non è un uomo qualsiasi: ha oltre 30 anni di carriera, ha lavorato accanto a Paolo Borsellino (e conosciuto Giovanni Falcone) e in Sicilia ha combattuto con l'arma della legge contro la mafia, non dimenticandosi nemmeno del traffico di esseri umani che nel Mediterrano fa migliaia di morti ogni anno. Insomma, è una persona che quando parla di organizzazioni criminali sa esattamente di cosa sta parlando.

Secondo quanto riportato dall'Unione, con un articolo firmato dal giornalista di giudiziaria Andrea Busia, il procuratore generale  Patronaggio, in un incontro dedicato proprio all'assetto giudiziario gallurese, avrebbe descritto Olbia come centrale per la criminalità organizzata. Di più: gli interessi malavitosi si starebbero spostando e concentrando proprio sulla città gallurese. 

Che Olbia sia interessante per le mafie non è una novità, lo abbiamo scritto in apertura e come giornale ne abbiamo parlato più e più volte: è la Dia a sostenerlo ormai da anni, forte di diverse inchieste che, dal "continente", si sono dipanate sui nostri lidi. Inchieste che parlano di camorra, di 'ndrine, di "Cosa nostra", di malavita pugliese.

Il punto è che, secondo quanto riferito dall'Unione, sarebbero emerse ulteriori evidenze in questi mesi che riguardano del presunto pizzo chiesto a commercianti olbiesi, ma anche l'acquisizione di società in difficoltà. 

L'altro campanello d'allarme sono i parenti dei detenuti in regime As3 (alta sicurezza) transitati nel carcere di Nuchis, senza contare i vari 41bis confinati in altre carceri isolane. Con i detenuti mafiosi si spostano anche i congiunti e talvolta con i congiunti si spostano gli interessi malavitosi. Secondo l'Unione, l'attività in loco di qualche parente non sarebbe sfuggita a occhi molto attenti.

Se quanto riportato dall'Unione è vero, non c'è da stare tranquilli perché dove la mafia (non importa di quale regione) fa affari avvelena tutta la società. Ciò che deve far drizzare le antenne è il tipo di interessi che le mafie hanno in Gallura (e lo scrive la Dia): non c'è solo il traffico di stupefacenti, la vera "cornucopia" è rappresentata dal settore immobiliare e dal settore turistico, più l'acquisizione di aziende in difficoltà. E dopo la pandemia, di difficoltà, ce ne sono tante.

A conti fatti, forse la domanda da farsi non è "Dove è meglio che stia il Tribunale?", ma "Quando sarà rinforzata la struttura investigativa della Procura?". Se la Gallura è diventata un'immensa lavatrice, forse - da Roma - è il caso di correre ai ripari.

Esattamente un anno fa, vale a dire il giorno 8 giugno 2021, scrivevamo questo articolo: "Le mani della mafia sulla Gallura: droga, riciclaggio e rifiuti".