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Piano Nizzi, "attenzione alla falda freatica": l'allarme dell'ing. Paolo Bittu

Olbia, le opere di mitigazione e la stabilità del terreno

Piano Nizzi,
Piano Nizzi,
Angela Galiberti

Pubblicato il 12 gennaio 2021 alle 09:00

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Olbia. Un disegno semplice che fa capire che a Olbia, di acqua, non c'è solo quella dei canali: lo ha creato il dott. Paolo Bittu, ingegnere civile, e spiega in modo molto semplice e intuitivo che c'è un altro tipo di acqua che non si considera ed è quella della falda freatica. “Il problema non è tanto il tipo di progetto, ma il concetto alla base, cioè quello di portare l'acqua fuori da Olbia che è completamente sbagliato. Sono uno di quelli che ritiene che in città non dovrebbe essere costruito nemmeno uno scantinato perché si possono danneggiare le strutture adiacenti semplicemente perché si va a modificare la falda freatica”, spiega l'ing. Bittu.

Cosa è questa “misteriosa” falda freatica? Quando si fa un pozzo artesiano si va a cercare l'acqua della falda artesiana, cioè un corpo idrico confinato tra due strati di rocce e/o sedimenti impermeabili in profondità: si tratta di acqua in pressione che, una volta “trovata”, zampilla in superficie senza bisogno di pompaggio. Sopra la falda artesiana, a una profondità minore e in strati permeabili, vi è la falda freatica: è un tipo di giacimento idrico che si può estendere per chilometri e che può terminare nel mare o in un fiume, inoltre per essere estratta ha bisogno di pompe. E' il tipo di acqua che fa nascere le oasi nei deserti.

Qualsiasi struttura nel sottosuolo, specialmente se molto grande, può interferire con questa falda freatica, modificando così la portanza del suolo e la sua stabilità nel tempo. “I progetti vanno calati nei contesti – spiega Bittu – e bisogna considerare tutte le variabili e anche le possibili interferenze, facendo delle verifiche approfondite. Quando è stato costruito il tunnel davanti al Municipio, dopo un po', ci si è accorti che c'erano dei problemi nel centro storico. L'acqua della falda freatica non drenava più verso il mare, "sbatteva" contro il tunnel e ristagnava, "gonfiando" il terreno”. Insomma, un precedente che dovrebbe far riflettere anche per le possibili soluzioni: “come si drena? Come si comporterà l'acqua drenata?”.

“Bisogna stare attenti, Olbia nasce su una piana alluvionale e si è sviluppata sopra un equilibrio precario idrodinamico. Portare fuori l'acqua da Olbia non è una buona idea. Senza tutta quest'acqua, senza questo reticolo idrografico, non avremmo le nostre spiagge”, sottolinea.

La questione esondazioni/canali, dunque, è solo una parte di un quadro generale decisamente molto più complesso. Se l'acqua è un liquido incomprimibile significa che ha un volume e se questo viene tolto o modificato nel terreno (dove magari ci sono delle case) quest'ultimo può cedere: gli esempi sono tanti, uno dei più recenti riguarda Napoli, la cui metropolitana ha intercettato la falda freatica, creando problemi: l'allarme del geologo Riccardo Caniparoli non venne ascoltato (qui una sua intervista rilasciata a L'Espresso in cui si parla del crollo di un palazzo).

C'è poi il grande tema delle campagne, fondamentali per l'equilibrio idrodinamico del territorio: facendo crescere le città abbiamo impermeabilizzato il suolo, mentre sono proprio le campagne ad assorbire l'acqua. “Incentivare l'agro è importante, strumenti come il miglioramento fondiario sono fondamentali e non sono da demonizzare. Se la campagna è viva, ben tenuta, se ci sono le colture giuste, il coefficiente di deflusso viene modificato. Se la terra non assorbe l'acqua, questa arriva in città in grosse quantità ed esonda. Incentivare la vita nelle campagne è vitale per limitare questi fenomeni”.

Il Piano Mancini, osservandolo nella sua interezza, sembrerebbe concepito per limitare il suo impatto proprio sulla falda freatica. Del Piano Nizzi-Technital non sappiamo quanto inciderà perché è uno studio di fattibilità, cioè un'idea progettuale: sappiamo solo che questo canale scolmatore potrà essere lungo oltre 9 km e che per 8 km viene pensato sotto terra, con una pendenza (e una profondità) che dovrà consentire all'acqua in eccesso di raggiungere il Padrongianus; sappiamo che potrà essere alto 8 metri e largo 10.

Ci poniamo queste domande:

  • quanto potrebbe incidere il canale scolmatore sul precario equilibrio idrodinamico olbiese andando a formare un anello che “cinge” quasi tutta la città?
  • esistono forme di drenaggio così sofisticate da non modificare la portanza del suolo su svariati km quadrati?

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