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Deposito Gas Olbia, CMO dice "No Grazie": a rischio la vita marina e le attività economiche

Il Consorzio annuncia le sue osservazioni

Deposito Gas Olbia, CMO dice
Deposito Gas Olbia, CMO dice
Angela Galiberti

Pubblicato il 28 aprile 2022 alle 11:10

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Olbia. Cozze contro deposito di gas, o per meglio dire mitilicoltori olbiesi all'arrembaggio con un una sfilza di osservazioni. Il CMO, Consorzio Molluschicoltori Olbia guidato dal presidente Raffaele Bigi, non ci sta a passare come soggetto passivo e ha deciso di utilizzare gli strumenti messi a disposizione dal procedimento di Via (Valutazione Impatto Ambientale) per far sentire la propria voce.

Il Cmo desidera porre l'accento esclusivamente sulle questioni tecniche, ambientali ed economiche. "Come prima cosa, sottolineiamo e rimarchiamo il nostro totale disappunto e rammarico per il fatto che un progetto di tale portata per il futuro, non solo nostro, ma dell’intera comunità olbiese e gallurese, non sia stato preventivamente esaminato nelle sedi opportune ascoltando tutti i portatori di interesse e la comunità", scrive il CMO.

I molluschicoltori olbiesi non la tirano troppo per le lunghe e non fanno giri di parole: il loro è un "no" secco e senza appello al progetto Enerclima 2050.

"Ciò premesso, senza se e senza ma diciamo NO GRAZIE, come già avvenuto nel lontano 1962 quando venne proposto un insediamento petrolchimico, trattandosi anche stavolta di un pericoloso deposito di sostanze infiammabili con annessa Centrale Termo elettrica, che distruggerebbe in un attimo la vocazione naturale del nostro Golfo e la sua reputazione ambientale. E affermiamo un NO motivato, non pregiudiziale, che spieghiamo dopo aver letto attentamente le relazioni predisposte dallo stesso proponente e disponibili per tutti sul sito ministeriale", spiega il presidente Raffaele Bigi.

Queste le motivazioni dei mitilicoltori: in primis le dimensioni del progetto. "In primis, la sola presenza visiva di un deposito alto 45 metri e largo 50 metri (un nuovo Palazzaccio insomma) modifica e infastidisce la skyline della nostra costa. Crediamo che già solo questa eventuale presenza avrebbe un impatto fortemente negativo sul nostro ambiente e sulla percezione che ne conseguirebbe su tutti i “frequentatori” del nostro Golfo", spiega il CMO.

Poi, la questione tubazioni: "Secondo problema e pericolo sarà la presenza in banchina (almeno una volta la settimana e per 24 ore) di una nave cisterna lunga oltre 200 metri, con cisterne prismatiche o cilindriche esterne alte circa 50 metri (neppure inserite nel rendering) che certamente non favorirà le nautica e la cantieristica, limitando anche l’operatività di tutte le operazioni portuali per ragioni di sicurezza (nel raggio di circa 500 metri non potrà svolgersi infatti alcuna attività); a ciò va aggiunto il traffico delle bettoline più piccole destinate alle operazioni di vendita del GNL direttamente alle navi al largo. Crediamo che, la sola visione di questo traffico, sfavorirà le attività turistiche e sicuramente i milioni di frequentatori dei nostri litorali non potranno che rimanere essere infastiditi, se non spaventati da tale vista".

Il terzo problema, per il CMO, è il rischio incidentale: "Terzo problema quello relativo ai rischi incidentali connessi con un deposito di sostanze infiammabili come il GNL, ben evidenziati nella “Normativa in materia di rischio industriale e prevenzione incendi per gli stoccaggi di GNL” che sintetizziamo in tre semplici pericoli: incendio con potere elevatissimo di emissione fiamma, evaporazione con inquinamento dell’aria, pericolo di esplosione senza combustione".

Infine, l'ultimo aspetto, quello su cui bisognerebbe concentrarsi maggiormente: l'impatto sull'ambiente del golfo interno che, come tutti dovrebbero sapere, ha un equilibrio estremamente delicato. "Ricordiamo che il nostro Golfo è come un lago: ha una superficie di circa 560 ettari di cui circa 380 ettari costituiscono la parte esterna verso est, di cui un terzo (circa 150 ettari) occupati dalle nostre attività di molluschicoltura, con una larghezza massima nord sud di circa 2 km ed appena 700 metri tra la foce del Padrongianus e la costa nord - sottolinea il CMO -. Da questo piccolo “lago” verrebbero prelevati (per il raffreddamento delle turbine della Centrale Termoelettrica) circa 450 mila metri cubi al giorno di acqua marina (pari a circa un quarto dell’acqua del Golfo) che, come scritto nella relazione VIA, avrebbe allo scarico un incremento di temperatura di circa 5° nel limite di 35 °…. Ciò significa che in quattro giorni verrebbe trattata, riscaldata e riciclata tutta l’acqua del Golfo, modificandola sostanzialmente come vedremo di seguito".

L'impatto ambientale è l'aspetto più importante, soprattutto visto il cambiamento climatico in atto che già mette a dura prova gli ecosistemi del Terra, Mediterraneo incluso.

Qua sta l'affondo del CMO: "Ci pare superfluo evidenziare cosa accadrebbe a pesci, molluschi ed organismi acquatici, soprattutto nei mesi estivi quando già ora, con una temperatura media di circa 27°, sono al limite per la loro sopravvivenza. Oltre ciò il passaggio dell’acqua in turbina ed il suo trattamento eliminerebbe gran parte del plancton e degli altri nutrienti necessari allo sviluppo di molluschi e pesci. Di questa problematica esiste uno studio del Comitato Tecnico Scientifico del WWF di Trieste (composto da 21 emeriti professori) preciso e circostanziato, redatto effettuando verifiche su analoghi impianti a Porto Viro in Veneto, dove si conclude evidenziando che “al fine di preservare gli habitat marini vanno precauzionalmente adottati schemi di funzionamento diversi da quelli a circuito aperto”, ovvero nessun prelievo di acqua marina per raffreddare le turbine".

"Nella “Relazione di studio dispersione a mare dello scarico termico” allegata alla VIA di tutto ciò non si dà alcun cenno, come se non esistessero nel nostro Golfo esseri viventi, pesci, molluschi, piante marine ecc. . Non aggiungiamo ulteriori commenti", sottolinea Bigi.

Secondo il CMO, in conclusione, il progetto non sarebbe compatibile con il delicato equilibrio del golfo olbiese. "appare sin troppo chiaramente come il richiesto insediamento abbia poca “compatibilità” con una qualsiasi delle voci indicate. Ciò detto, stiamo già provvedendo alla redazione e presentazione delle nostre osservazioni in opposizione all’insediamento nell’ambito della procedura VIA che confidiamo e siamo convinti vengano condivise dai soggetti istituzionali preposti (RAS, ARPAS, ISPRA ecc) respingendo il progetto di insediamento.
Speriamo che lo facciano anche le istituzioni locali per salvaguardare il nostro ambiente e tutelarlo, non pregiudicando lo sviluppo delle attività turistiche, nautiche e della molluschicoltura ad esso indissolubilmente legate".

Insomma, se qualcuno aveva l'idea di portare avanti il progetto senza troppe critiche e troppi ostacoli non ha fatto i conti con l'oste.