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Cronaca, Giudiziaria

Olbia, uomo muore in ospedale indagine in corso

La vicenda risale a dicembre 2021

Olbia, uomo muore in ospedale indagine in corso
Olbia, uomo muore in ospedale indagine in corso
Angela Galiberti

Pubblicato il 03 agosto 2022 alle 12:15

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Olbia. Questa è la storia, prima di tutto, di una figlia che ha perso un padre: un padre che era anche un amico, un confidente, un fratello. Poi, è anche la storia di una denuncia con conseguente indagine della magistratura, ma soprattutto la condivisione di un dolore e di un'esperienza traumatica con la cittadinanza. "Ho letto tante testimonianze in questi giorni sullo stato della sanità a Olbia - spiega C.P., olbiese - e così mi sono detta che potevo contattarvi e capire se potevamo raccontare la nostra storia".

"Mio padre è morto all'Ospedale Giovanni Paolo II di Olbia il 30 dicembre 2021: era entrato in Pronto Soccorso il 23 dicembre alle 13, è stato visitato alle 23. Era cardiopatico e aveva tre bypass: il giorno prima stava bene, è sempre stato attivo. Il mattino dopo non stava bene, aveva freddo e un'altra serie di sintomi. Gli fanno una prima tac. Inizialmente ci dicono che è un'infezione alle vie urinarie, poi che è un'infezione alle vie respiratorie e viene ricoverato", racconta.

Vedere il padre e dargli assistenza mentre si trovava all'interno del noscomio, secondo il racconto di C.P., non sarebbe stato semplice. La famiglia racconta di aver insistito più volte per entrare e C.P. racconta che "Mia madre lo trovava in condizioni pessime, indescrivibili, non pulito. Ci siamo lamentati e ci hanno risposto che gli OSS erano occupati. Noi figli siamo riusciti a vederlo solo il 27 dicembre e stava male. Lamentava dolori al ventre. Quando siamo entrati noi abbiamo fatto un macello ed è venuta fuori la presenza di un'epatite. Sempre quel giorno gli effettuano una seconda Tac che risulta uguale alla prima: mio padre aveva un infarto intestinale".

Secondo quanto raccontato dalla figlia, l'uomo avrebbe dovuto essere operato a Sassari ma è deceduto il 30 dicembre mentre stava per essere effettuato il trasferimento. "A quel punto abbiamo dovuto denunciare per poter fare un'autopsia", continua la figlia.

Gli esami autoptici sono stati completati: sia quelli della Procura, sia quelli del perito di parte. I risultati dovrebbero arrivare a breve e sono molto importanti sia per stabilire la causa della morte sia per capire se poteva essere salvato e se dunque le cure siano state appropriate o meno.

"Hanno mai guardato la prima tac? - si chiede C.P. - Ci sono state tante cose che non andavano bene. Non so se la denuncia andrà avanti, se ci sarà un processo, certamente non mi restituirà mio padre, ma non posso accettare tutto questo. Non lo accetto. Un medico fa un giuramento: se ci sono 10 pazienti, ti prendi cura di tutti e 10 i piazenti nel modo migliore possibile, non ci sono scuse. Mio padre si lamentava dei dolori alla pancia, i pazienti devono essere ascoltati".

Una volta che le indagini saranno chiuse (sono ancora in corso), si capirà se ci sono gli estremi per una richiesta di rinvio a giudizio.

Qualunque sia l'esito di questo percorso, è chiaro che alla luce delle tante testimonianze che arrivano sulla sanità olbiese qualcosa non funziona per il meglio. Che sia il troppo lavoro o che sia la carenza di personale, al cittadino importa relativamente: il cittadino si reca all'Ospedale per essere curato, perché non può curarsi da solo, e ha tutto il diritto di trovare un servizio efficiente. Ed è qua che deve (dovrebbe?) intervenire la politica, senza avere paura di pestare i piedi a rappresentanti dello stesso partito o di coalizione.