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Olbia, rubrica “Pillole di crescita”: prosperità e ricchezza

I consigli di Rita Abeltino e Maria Bianco per smettere di autosabotarsi

Olbia, rubrica “Pillole di crescita”: prosperità e ricchezza
Olbia, rubrica “Pillole di crescita”: prosperità e ricchezza
Ilaria Del Giudice

Pubblicato il 30 November 2025 alle 09:00

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Olbia. Cari lettori, in questa nuova uscita della nostra rubrica “Pillole di benessere e crescita personale” tratteremo una tematica interessante sia dal punto di vista individuale che sociale. Si tratta di un argomento che racchiude in sé aspetti diversi come se fossero le due facce della stessa medaglia: prosperità e ricchezza. Un tema centrale nella vita di ciascuno dato che intrinsecamente collegato in primis alla sopravvivenza e, a livello più avanzato, allo stile di vita che si desidera mantenere. La domanda iniziale che ci siamo posti è stata: “Che ruolo ha il nostro mindset mentale e l’atteggiamento con cui ci proponiamo al mondo rispetto alla realizzazione della vita dei nostri sogni?” ci aiuteranno a rispondere due esperte nel campo della crescita personale: le coach Rita Abeltino e Maria Bianco, specializzate in gestione delle risorse umane nel mondo del lavoro, oltre che esperte in PNL e nei percorsi di trasformazione interiore a partire dal metodo Louyse Hay.

“Tutto parte dalla nostra mentalità e dalle nostre credenze – introduce la dott.ssa Bianco – E qual è la differenza tra coscienza di scarsità e coscienza di abbondanza? Quella che, nel mondo della SCARSITA’, siamo convinti che non ce ne sia abbastanza per tutti, che se qualcuno prende non ce ne sia per noi e, se prendiamo noi, è come se lo stessimo togliendo agli altri. Nel mondo dell’ABBONDANZA, invece, ci si eleva a un livello superiore di consapevolezza, smettendo di pensare alla carenza e iniziando a crede che, intorno e dentro di noi, ci sono abbondanza e infinite possibilità per tutti.

A questo incipit seguono le parole della dott.ssa Abeltino che esplicita: “Per passare alla coscienza di abbondanza, sostanzialmente i passi sono due:

  1. Rendersi conto che il mondo è abbondante e che quell'abbondanza è per tutti, noi inclusi e che se noi prendiamo qualcosa non la stiamo rubando a nessuno.
  2. Chiedersi “Come posso contribuire?” e “In che modo posso fare la differenza?” Contribuendo, infatti, creo prosperità per gli altri e anche me stesso/a”.

PRENDERE diventa quindi come respirare o tuffarsi nell’oceano: ci sono abbastanza aria e acqua per tutti e non ci limitiamo a inspirare ossigeno per paura di togliere agli altri, né tantomeno di bagnarci al mare pensando che, quell’acqua non basti per tutti. Inoltre, restando su questa metafora, non ci chiediamo neanche se meritiamo di bagnarci nell'acqua o no, o se meritiamo di respirare, perché è ovvio che lo meritiamo. E, la questione del merito, è strettamente interconnessa con la capacità di creare una vita abbondante o di scarsità. Se infatti, nel profondo, sentiamo di non meritarci una vita bella, ricca e abbondante sotto ogni punto di vista, finiremo per autosabotarci anche le migliori occasioni, respingendole. Ma come sviluppare questo mindset? Le due esperte consigliano: “partendo dal DARE”. Questa attitudine, infatti, prepara il terreno per la predisposizione a ricevere, aggiungendo valore e creando ricchezza per tutti.

Quando usiamo il termine PROSPERITA’ la nostra mente pensa subito ai soldi. L’abbondanza ha sicuramente a che fare con il denaro, tuttavia ci sono anche altri aspetti da tenere presenti, perchè in realtà noi possiamo essere prosperi di tutto. Possiamo essere prosperi di bellezza, non solo di bellezza fisica, ma di bellezza attorno a noi. Possiamo essere prosperi di conoscenza, di amicizia, di buone relazioni.  Possiamo essere prosperi di salute, di possibilità, di idee, di creatività.

“La prosperità non include soltanto l’aspetto “soldi” – continua Maria - Se siamo sempre di corsa perché non c'è mai abbastanza tempo, allora avremo una mancanza o una scarsità di tempo. Se ci lamentiamo che non abbiamo amore nella nostra vita, che non abbiamo relazioni buone, persone che si interessano a noi, allora è perché stiamo sperimentando una scarsità di amore nel nostro vissuto”.

A queste parole fanno eco quelle di Rita: “Rispetto all'aspetto finanziario, avere più soldi non basta perché abbiamo bisogno di imparare a meritare, a sentire che meritiamo quei soldi e a godere del denaro che abbiamo, perché non necessariamente, anche se riuscissimo ad avere più soldi, poi riusciremmo a goderceli. Per esempio, ci sono persone che hanno molti soldi ma vivono così nella paura di perderli che forse vivono peggio di chi non ne ha”.

Le credenze che abbiamo rispetto ai soldi provengono dalla nostra prima infanzia, dalle nostre programmazioni educative familiari, sociali e culturali. Spesso, i nostri genitori o i nostri nonni, reduci da un periodo di guerra caratterizzato da scarsità, ci hanno trasmesso le loro preoccupazioni sulla mancanza di denaro, cibo, lavoro, tetto. Credenze di paura rispetto ai soldi che magari non avevano nemmeno veramente a che fare con la situazione finanziaria reale del momento, ma ricalcavano memorie passate e radicate a livello inconscio.

“I bambini, che non hanno ancora sviluppato pienamente la comprensione e il pensiero critico, in qualche modo accettano queste credenze – Spiega Rita – Di conseguenza si sentono poi sbagliati per spendere troppo e vivono la paura dei genitori del perdere la casa o del non avere da mangiare, portandole dentro anche se non appartenenti a loro stessi. Perciò, anche nell’età adulta, indipendentemente dalla situazione reale finanziaria, ci possiamo trovare a pensare «non riesco a mettere da parte niente, non guadagno abbastanza, ho le mani bucate, tutto costa troppo, perché gli altri hanno i soldi e io no?, ho paura di non riuscire a pagare le bollette, finirò in rovina, non riesco a risparmiare per la pensione, ecc.». Ovviamente queste sono tutte credenze che non aiutano e creano blocchi. Paure che hanno a che fare con la nostra vita solo in piccola parte, nel senso che magari abbiamo bisogno di darci da fare per guadagnare, ma allo stesso tempo, un conto è farlo con motivazione, entusiasmo e focalizzazione, un conto è farlo a partire da uno spazio di paura”.

Su questo aspetto dei condizionamenti della nostra infanzia, abbiamo bisogno di ripulire la nostra mente in quanto, finché questi restano lì, la nostra vita non migliora.  Come lo ripuliamo? Portandoli a galla, diventandone consapevoli, vedendoli. Le credenze familiari, infatti, diventano anche le nostre se non scegliamo di rilasciarle consciamente e ci condizionano negativamente. Infine, abbiamo bisogno di darci il permesso di meritare la prosperità per poterla mantenere nella nostra vita.

Ma quando si parla di soldi, spesso, sorge anche un altro problema, un condizionamento culturale radicato da generazioni: quello che i soldi siano sporchi, non spirituali e che la povertà sia un valore. Chi non conosce infatti espressioni come: “il denaro è la radice di tutti i mali”, “i soldi portano solo preoccupazioni”, “meglio poveri e felici che ricchi e tristi”, “per fare soldi bisogna essere corrotti”, ecc. Queste non sono altro che credenze limitanti che impediscono di essere prosperi e di mantenere l’abbondanza nella propria vita. Infatti, se a una persona nell’infanzia sono stati trasmessi questi messaggi, ora, da adulta, avrà seria difficoltà ad accogliere e mantenere nella propria vita il denaro in quanto, in lei, si attiverà un conflitto: da una parte la volontà di fare soldi, dall’altra il sentirsi sbagliata “cattiva, egoista o peccatrice”. Eppure, se ci pensiamo bene, i soldi non fanno altro che amplificare ciò che una persona è nel suo profondo: una persona avara che diventerà ricca aumenterà la sua avarizia nella paura di perdere ciò che ha conquistato con sacrificio; al contrario, una persona generosa, più soldi avrà più farà del bene agli altri e al mondo.

“Sono tante le persone che vorrebbero essere ricche, eppure non sanno nemmeno accettare un complimento – afferma ancora Maria Bianco  - I complimenti sono infatti un esempio in cui si esprime la prosperità. Abbiamo bisogno di imparare ad accettarli con eleganza e a ricambiarli per mantenere in movimento il flusso del bene. Abbiamo inoltre l’esigenza di non ostacolare la nostra prosperità provando risentimento o invidia nei confronti di chi ne ha più di noi e di smettere di criticare il modo in cui gli altri scelgono di spendere i loro soldi. Badiamo esclusivamente ai nostri pensieri. Gioiamo della fortuna degli altri, certi del fatto che ci sia abbondanza per tutti”.

Per Louise Hay, la mentore che ha ispirato le nostre esperte, la vera PROSPERITA’ inizia con IL SENTIRSI BENE CON SÉ STESSI e non consiste in una somma di DENARO ma in uno STATO MENTALE.  In questa visione, l’unica cosa capace di limitarci sarebbe la nostra convinzione nella mancanza e nella scarsità. La domanda da porci è: “Qual è la credenza che ci sta limitando?”

Conclude Rita Abeltino: “Finchè non saremo capaci di ricevere con gratitudine bloccheremo la nostra abbondanza. Esistono innumerevoli canali, dobbiamo semplicemente aprirci ad essi, ricordandoci che le nostre credenze sono solo pensieri che, anche se cristallizzati nel tempo fino a diventare la nostra realtà, possono comunque essere cambiati in ogni momento. La scelta è solo nostra”.

Insomma, se vogliamo prosperare e vivere una vita abbondante a 360 gradi, dal denaro all’amore, passando per la realizzazione personale e arrivando alla costruzione di relazioni sane ed appaganti, abbiamo bisogno di aprirci ad accettare la prosperità della vita in quell’altalena dove dare e prendere si alternano in un gioco fluido e senza aspettative.