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Cronaca

Olbia. Albergatori delusi e arrabbiati: si rischia il tracollo

Olbia. Albergatori delusi e arrabbiati: si rischia il tracollo
Olbia. Albergatori delusi e arrabbiati: si rischia il tracollo
Angela Galiberti

Pubblicato il 01 luglio 2015 alle 16:36

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Olbia, 01 Luglio 2015 - Sono delusi, arrabbiati e sconcertati gli albergatori della Città di Olbia. Alla conferenza stampa delle 12 si sono presentati anche loro guidati da Fabio Fiori, presidente dell'Associazione Albergatori di Olbia, e da Ramona Cherchi, Vicepresidente di Federalberghi Gallura.

Una delegazione nutrita e arrabbiata che si è autoinvitata alla conferenza per illustrare a giornalisti (e politici presenti) perché l'imposta di soggiorno così fatta è la morte del turismo ad Olbia.

"Siamo allibiti e sconcertati perché questa azione, fatta così, fa esasperare gli animi - ha esordito un arrabbiatissimo Fabio Fiori -. Noi siamo sempre in contatto con questa amministrazione, con l'assessore Vargiu e con l'Ufficio Turistico. Siamo in contatto per qualsiasi cosa, perché non ci hanno chiamato per una cosa così importante? Non lo sapeva nemmeno Vargiu!".

La tassa di soggiorno è nazionale: sta ai Comuni renderla attiva, scegliendo una tassazione che va da 1 euro a 5 euro. I fondi così raccolti vengono poi reinvestiti in servizi al turista. "L'imposta di soggiorno, in Italia, è applicata da città come Roma, Venezia, Firenze. Sono tutte città d'Arte che hanno cose uniche nel loro territorio - ha sottolineato Fabio Fiori -. In Sardegna è applicata da pochissimi comuni come Pula, Villasimius e Alghero".

"Qua non ci sono nemmeno i bagni nelle spiagge - ha rincarato Ramona Cherchi -. Che servizi si vanno a tassare? Una imposta di soggiorno ha senso quando c'è l'abc per poi fare un salto di qualità, ma se non ci sono nemmeno le strade perché piene di buche che imposta metti? Non ha senso, è una presa in giro".

Tecnicamente, hanno spiegato gli albergatori, si rischia il tracollo. "A questo punto si configura il reato di truffa. Perché io ho fatto dei contratti in cui dicevo che la tassa di soggiorno non c'era e invece dal 10 luglio c'è - sottolinea Ramona Cherchi -. Noi siamo il comparto produttivo più pesante ad Olbia. Se le nostre strutture iniziano a lavorare meno e dunque a pagare meno tasse, nel bilancio comunale si sente l'effetto".

"Il rischio concreto è che saltino dei posti di lavoro - ha aggiunto Fabio Fiori - perché la piccola struttura, per far fonte all'imposta, licenzierà qualcuno. Poi c'è la struttura che chiuderà 2 mesi invece che uno, 3 mesi invece di 2 e così via. Olbia, così, tracolla".

"Siamo riusciti a tenere il settore in piedi grazie a una politica di prezzi molto favorevole - ha detto Ramona Cherchi -. Le nostre tariffe 4 stelle sono le meno care del Mediterraneo".

Con una politica di prezzi così favorevole, mettere una tassa in più a stagione iniziata significa darsi letteralmente la zappa sui piedi. Un suicidio economico e un danno di immagine senza precedenti. Una cosa che Olbia non solo non merita, ma non si può permettere se vuole uscire davvero dalla crisi e tornare ad essere la locomotiva della Sardegna.

Gli albergatori sono pronti a qualsiasi confronto e chiedono ufficialmente all'assessore al Bilancio, Ninni Chessa, di ritirare il regolamento e l'imposta. "Questa imposta colpisce solo per strutture alberghiere, cioè gli alberghi. Lasciano fuori le seconde case, i bed and breakfast e gli affitta camere - hanno sottolineato, insieme Fabio Fiori e Ramona Cherchi -. Con l'imposta si incentiva il nero e tocca solo chi dorme in un hotel. Siamo pronti a discutere, ma solo se ci sono le condizioni, per una tassa, imposta, contributo allo sbarco che riguarda tutti. Magari regalando a chi viene qua in vacanza l'ingresso gratuito in un museo o in qualche sito di interesse storico. Così si fa marketing".