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Mostre: al Museo Archeologico "sulla via di Damasco" e "Nel tempo sospeso"

Mostre: al Museo Archeologico
Mostre: al Museo Archeologico
Angela Galiberti

Pubblicato il 04 agosto 2013 alle 14:00

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Olbia – Due mostre, due sentimenti, due percorsi: il primo è quello di San Paolo e della celeberrima “via di Damasco”, l'altro è quello del fotografo Aldo Sardoni e del suo “Nel Tempo sospeso”. Entrambe le mostre sono legate dal filo conduttore della tradizione, analizzato però in maniera completamente diversa. La mostra dedicata a San Paolo e alla sua conversione sulla via di Damasco è una mostra fondamentalmente didattica. Ai passi delle lettere e ai racconti degli storici sono abbinati i luoghi della vita di San Paolo. L'esperienza del santo è mostrata come un esempio: lui è uomo vero, ha peccato, ha sbagliato, ha ucciso, ma nonostante questo è riuscito a trovare la grazia del Signore e a cambiare la sua vita. La mostra è, dunque, un excursus storico-umano all'interno del quale la figura del santo viene esaltata per ciò che è stata. L'esposizione è divisa in due filoni: il primo si occupa della vita di San Paolo (da Gerusalemme, dove partecipa al martirio di santo Stefano, a Roma dove egli stesso viene martirizzato), il secondo filone si occupa della sua vicenda umana e del suo cambiamento. Nella hall del Museo, invece, giace silenziosa una raccolta fotografica eterea e suggestiva: sono i soggetti di “Nel Tempo sospeso” di Aldo Sardoni. In questa raccolta, il fotografo unisce diversi progetti: Noema e Spoon River Antology (in itinere), Animae Mundi (concluso), il Bacio (inedito nel suo insieme) e Amore Segreto più Sono Qui (che non si sa se diventeranno mai dei concept). Nella fotografia di Sardoni l'elemento preponderante è la tradizione. A differenza del trend che si è affermato in questi anni, Sardoni preferisce rielaborare temi “noti” in modo diverso, piuttosto che buttarsi a capofitto in idee “originali” e/o “innovative”. Il risultato è una fotografia fresca, evocativa, soft, profonda. Sardoni, in questi scatti, gioca con le luci e con le ombre, con la morbidezza dei corpi e con il significato degli oggetti e degli sguardi. Non c'è volgarità nei suoi soggetti: vi sono sussurri, bisbigli, toni caldi e sfocati strategici. Sono figure moderne che, però, parlano una lingua antica.