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Olbia, “Fratelli animali. Considerazioni su una vita etica, di Edgar Kupfer-Koberwitz”: un testo per trattare la questione animalista

Ecco l’intervista alla traduttrice e curatrice del libro Giannella Biddau

Olbia, “Fratelli animali. Considerazioni su una vita etica, di Edgar Kupfer-Koberwitz”: un testo per trattare la questione animalista
Olbia, “Fratelli animali. Considerazioni su una vita etica, di Edgar Kupfer-Koberwitz”: un testo per trattare la questione animalista
Ilaria Del Giudice

Pubblicato il 21 April 2024 alle 09:00

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Olbia. La docente di lingue straniere Giannella Biddau, nota a livello locale e non per aver ideato metodi e attività per una didattica antispecista che permetta di parlare all’interno della scuola della questione animalista (vedi qui), il 22 maggio sarà ospite della rassegna “Primavera con gli autori” presso la Biblioteca Simpliciana cittadina per presentare il libro “Fratelli animali. Considerazioni su una vita etica, di Edgar Kupfer-Koberwitz” da lei tradotto dal tedesco e curato, pubblicato lo scorso anno con libreriauniversitaria.it Edizioni, Collana Nuovi Pensieri. Dialogherà con l’autrice Cristina Ricci, console onoraria dei Paesi Bassi a Olbia e fondatrice e presidente dell'ACIT Olbia, Associazione Culturale Italo-Tedesca.

Autrice già di due testi pubblicati nel 2018 e nel 2019 - rispettivamente il testo tecnico-scientifico che spiega come imparare l'italiano L2 nei musei sardi “Costruttivismo ed esperienzialismo per l'apprendimento dell'italiano L2 nelle visite museali” e il romanzo “Le ali di Viola Amélie”, pubblicati da Universitas Studiorum – Giannella decide di tradurre e curare il testo di Edgar Kupfer-Koberwitz per onorare questo autore tedesco il quale, a partire dalla sua esperienza nei campi di concentramento, riuscì a sviluppare un’empatia tale nei confronti degli animali da poter essere paragonata a quella verso i suoi simili. Fratelli animali è diventato un bestseller: è in prima posizione nella classifica dei libri più letti nella sezione "Ambiente, trasporti e pianificazioni" delle case editrici scientifiche italiane. La curatela consiste in un saggio introduttivo (biografia e pensiero di Kupfer) e in una sezione dedicata alla didattica a cui Giannella Biddau ha allegato anche del materiale utilizzabile nel triennio delle superiori, all'università e nei corsi di formazione per adulti.

Il testo è un saggio filosofico proposto in forma epistolare, scritto dall’autore durante la sua prigionia in campo di concentramento, nel quale era finito, pur essendo tedesco, per aver disprezzato il regime nazifascista. Lavorando presso una cancelleria del campo di concentramento era riuscito ad entrare in possesso di resti di matite e fogli, che utilizzò per scrivere il suo libro. Così, inizialmente, in più di 1800 fogli, descrisse la vita nel campo e le torture perpetrate; in seguito poi, scrisse “Fratelli animali” sotto forma di 4 lettere indirizzate ad un amico immaginario nelle quali, in maniera discorsiva e appassionata, parla della questione animale. Edgard Immagina le domande di un onnivoro per dare le sue risposte di vegano. Con questo saggio voleva sottolineare lo stretto legame tra violenza sugli animali e quella sulle persone, convinto del fatto che, finché sulla terra si attueranno la violenza e la cattività sugli animali, sarà impossibile debellare guerre e prigionie tra gli uomini perché ci si sarà esercitati sui più deboli (appunto gli animali). Da una lettura attenta del testo e da uno studio approfondito del pensiero dell’autore, emergerebbe implicitamente una sorta di paragone tra l’olocausto degli Ebrei e quello animale, così definito attualmente da alcune correnti di pensiero animaliste e antispeciste.

Precisa la Dott.ssa Biddau in merito: “Edgar Kupfer-Koberwitz dopo la liberazione viaggiò per il mondo e visse più di 20 anni in Sardegna. Morì nel 1991 dopo aver vissuto gli ultimi anni della sua vita in Germania. Durante il suo soggiorno sardo, precisamente a San Teodoro, venne intervistato da una giornalista e raccontò un aneddoto della sua vita, evidenziando tale paragone. Spiegò infatti che, quando viveva negli USA, gli capitò di visitare un’associazione che “si occupava” di randagismo, i cui volontari perpetravano torture indicibili sugli animali come metterli in macchinari che davano loro la scossa per ucciderli. Il ricordo ancora vivido nella sua memoria di un cane poco prima di essere condotto a morte, dei suoi occhi e del suo sguardo, non poterono fare a meno di fargli tornare in mente un episodio simile vissuto all’epoca della prigionia quando, un gruppo di detenuti, venne condotto alle camere a gas: “Negli occhi di quel cane rividi quelli di uno degli uomini che quel giorno partì per non fare più ritorno; lo sguardo era il medesimo”. Sembra quasi che l’autore dica: “Le ragioni storico-ideologiche che portano ai due tipi di olocausto sono differenti, ma gli strumenti e la violenza sono gli stessi”. Edgar Kupfer-Koberwitz non è l’unico sopravvissuto alla Shoah – o tra i discendenti dei sopravvissuti - che parla di questo paragone. Altri nomi influenti che sottolineano il legame tra violenza sugli animali e violenza sulle persone: Alex Herschaft, Albert Kaplan, Mark Berkowitz, David Cantor, Steward David, Amme Muller, Lucy Rosen Kaplan, Anne Keleman, Barbara Stagno, Susan Kalev e il premio Nobel per la letteratura Isaac Bashevis Singer e il filosofo Max Horkheimer. Traducendo e curando questo testo, spero di aver dato un piccolo contributo alla diffusione di una cultura animalista, affinchè gli animali possano essere sempre più rispettati".