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Gallura, la cooperatrice che ha sfidato il Covid: "il nostro impegno per aiutare il paese"

Ecco la storia di Rosina Niola, che ha reiventato la propria attività costituendo una task force integrata per fornire servizi ai bisognosi e raccogliere le richieste d'aiuto

Gallura, la cooperatrice che ha sfidato il Covid:
Gallura, la cooperatrice che ha sfidato il Covid:
Camilla Pisani

Pubblicato il 23 marzo 2021 alle 06:00

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Quando si parla della forza e del valore delle donne è facile cadere nella retorica di genere: ma, al netto dell’equo riconoscimento dei meriti di tutti, è vero che ci sono storie di vita e di professionalità nelle quali l’essere donna è una peculiarità essenziale. È il caso di Rosina Niola, fondatrice della cooperativa Voglia di vivere, che dal 1985 opera a Calangianus nel settore degli asili nido, ma anche più in generale nell’ambito della cura della persona: la storia di questa donna e delle sue collaboratrici ha preso una piega talmente straordinaria, durante la pandemia, da essere premiata a livello internazionale dalla commissione ICA Coop, che l’ha menzionata nella pubblicazione Woman in Leadership.

Un traguardo inatteso, ma meritatissimo: “non avrei mai pensato di finire su una pubblicazione così importante, tanto che quando mi è stato chiesto di redigere un testo descrittivo delle nostre attività, pensavo fosse qualcosa di quasi informale. È stata una sorpresa questo riconoscimento, anche perché quello che noi abbiamo fatto è stato guidato solo dalla voglia di portare sostegno alle persone” racconta Rosina Niola.

La cooperatrice, conosciutissima sul territorio, all’epoca del primo lockdown si è trovata a fare i conti con una realtà complicata e piena di incertezze: anziché optare per la richiesta di cassa integrazione, ha tentato una strada diversa, facendosi promotrice ma anche canale di sintesi di una serie di attività porta a porta volte a raccogliere le istanze di necessità delle famiglie e le richieste di aiuto provenienti dai cittadini, in collaborazione con la coop Arcobaleno di Loredana Deledda.

“Quando è stato decretato il primo lockdown, ricordo il caos totale delle informazioni pervenute sia dal governo centrale che da quello regionale e il conseguente panico delle persone più fragili e impreparate, prime fra tutti i genitori del Nido, preoccupati della chiusura di detti servizi. Nel frattempo i contagi e il numero dei morti aumentava a dismisura. In questo caos totale, anche i medici di base sospendevano i servizi e le prestazioni sanitarie per i loro assistiti, limitandosi a dare diagnosi e cure solo telefonicamente. Le due cooperative, consapevoli che sarebbe stato loro ridotto l’importo delle fatture e anche pervase da uno spirito di collaborazione e sensibilità nei confronti di tutti i cittadini hanno iniziato un monitoraggio del territorio, casa per casa rilevando esigenze e necessità primarie. Premetto che la paura di eventuali contagi non ci ha fermato, in giro c’erano solo le Forze dell’ordine e noi, con le dovute precauzioni, guanti e mascherine. Il nostro primo caso grave è stato trovare un signore in grosse difficoltà per un catetere vescicale che non era stato sostituito. Abbiamo provveduto ad informare Il sindaco che immediatamente si è attivato a trovare un’infermiera, da noi prelevata e accompagnata dal paziente per la medicazione. Abbiamo rilevato situazioni di grosso disagio economico dovuto al Covid, non solo per quanto riguarda i casi conosciuti, ma una nuova categoria di lavoratori fermati dal lockdown. Nel frattempo il Comune aveva iniziato a ricevere mascherine in donazione da ditte di Calangianus. Abbiamo effettuato la rilevazione dei bisogni, bussando a tutte le porte, con scusa e alibi di consegnare mascherine, raccogliendo nel mentre le richieste più disparate. In un paio di famiglie è emersa la necessità di ritirare farmaci dalla farmacia dell’ospedale per persone affette da gravi patologie. Nel frattempo una persona anonima ha regalato al Comune un vitello che è stato selezionato in dosi da 5kg di carne, 70 porzioni di carne che sono state da noi consegnate con un mezzo frigorifero a delle famiglie del paese, in base a segnalazioni dei servizi sociali. Proseguendo la consegna mascherine nei rioni, abbiamo sventato un’altra urgenza sanitaria. Una giovane donna gravida di trenta settimane aveva avuto problemi e non riusciva ad andare al controllo, non aveva macchina e i medici di Tempio non potevano visitarla. Per evitare che potesse capitare qualcosa è stata messa in contatto con una casa famiglia di Olbia per ospitarla vicino Ospedale alla 40esima settimana” continua la cooperatrice.

La cooperativa Voglia di vivere non si è quindi fatta fermare, ma, in collaborazione con l’amministrazione, è riuscita a reinventarsi nell’ottica della cura della persona in un momento di gravissima emergenza non solo sanitaria, ma anche economica e sociale: “siamo stati contattati dai referenti del Banco alimentare ed è partita una raccolta alimenti nei negozi del paese. Abbiamo riscontrato grande solidarietà da parte di tutti, ogni venerdì abbiamo consegnato pacchi alimentari ai destinatari, oltre alla consegna di mascherine a domicilio, grazie alla quale ogni giorno scoprivamo nuove emergenze, come famiglie in quarantena che avevano necessità di assistenza dal pellet alle bombole di gas. In contemporanea per evitare assembramenti in comune abbiamo consegnato a chi non aveva Pc i moduli per fare domanda per i Buoni spesa Regionali. In alcuni casi abbiamo ripreso domande compilate e le abbiamo consegnate con la dovuta privacy al protocollo” spiega Niola.

Il successo della cooperativa ha creato un circolo virtuoso, in paese, tale che il sostegno ha cominciato ad arrivare dalle attività commerciali, come un panificio che ha offerto la consegna di pane e dolci per le famiglie in difficoltà, o alcune pizzerie che hanno scelto di regalare ogni settimana alcune pizze destinate ad anziani o famiglie con bambini, o ancora la ditta Bolmea che ha donato 350 chili di gelato.

Significativa anche l’esperienza di didattica a distanza con i bimbi del nido: “questa esperienza all’inizio non è stata semplice vista la tenera età dei bimbi, ma dopo qualche giorno suddividendo in piccoli gruppi scelti in base alle simpatie dei piccoli si sono visti i primi risultati. L’entusiasmo era alto considerando che soprattutto nel mese di marzo il lockdown era totale e i bimbi frequentavano solo i genitori, per cui vedersi tra amici, cantare, fare appello era diventato un momento di grande allegria. Non avevamo pretese di chissà quale lezione ma lo scopo era quello di fare compagnia e regalare un po’ di sollievo, anche ai genitori smarriti e spaventati. Alcuni educatori sono andati a domicilio per sopperire alle necessità del momento, il che è stato un modo per rilevare con cautela situazioni di emergenza economica e sociale” conclude la titolare di Voglia di vivere.

L’emergenza Covid, al netto del suo ovvio risvolto prettamente sanitario, ha fatto chiaramente emergere una serie di bisogni e di criticità tenuti insieme da un fragilissimo equilibrio, scompaginato dalle difficoltà del lockdown e della crisi economica: essenziale, in tempi tremendi come quelli imposti dalla pandemia, riuscire a mantenere salda l’empatia, il rispetto per la dignità altrui ed una forma di solidarietà che travalica le barriere dell’individualismo spietato nel quale la crisi sembra gettarci; in questo senso, la menzione attribuita a questa piccola ma preziosa realtà gallurese è una medaglia al merito e alla tenace generosità di una grande donna, da aggiungersi al novero delle leader che ogni giorno cambiano il mondo, un gesto alla volta.