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Vaccini: Ema cauto su mix vaccini, con Astrazeneca 405 casi di trombosi

Le posizioni dell'agenzia europea per i medicinali sulla possibilità di somministrare in seconda dose un vaccino diverso dalla prima

Vaccini: Ema cauto su mix vaccini, con Astrazeneca 405 casi di trombosi
Vaccini: Ema cauto su mix vaccini, con Astrazeneca 405 casi di trombosi
Camilla Pisani

Pubblicato il 19 giugno 2021 alle 06:00

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Olbia. Sul possibile mix di vaccini, proposto soprattutto per tutelare i soggetti che hanno avuto trombosi a seguito della prima dose di VaxZevria (ex Astrazeneca), l’Ema (Agenzia europea per i medicinali) sembra essere ancora piuttosto cauta: nel corso della recente conferenza stampa, il responsabile vaccini Marco Cavaleri, non ha fornito alcuna netta raccomandazione in merito.

"Sulla base delle esperienze del passato (mischiare vaccini, n.d.r.) sembra una strategia che può essere impiegata, ma su quelli Covid-19 ci sono prove limitate ed è importante raccogliere maggiori informazioni e monitorare con attenzione. Da una prospettiva dell'Ema non è facile in questa fase esprimere una netta raccomandazione sul mix di vaccini Covid anche perché non è chiaro se la compagnia abbia interesse a chiedere l'autorizzazione per aggiungere informazioni sul prodotto. Ma non appena avremo più dati, ad esempio dallo studio britannico, valuteremo se fare una dichiarazione sul mix" dichiara Cavaleri. 

L’Ema non si sbilancia, dunque, e preferisce attendere ulteriori dati prima di raccomandare o sconsigliare il mix di vaccini, benché Cavaleri abbia affermato: "abbiamo visto sulla base dei dati del Regno Unito che la prima dose del vaccino di AstraZeneca è efficace contro la variante delta, ma una seconda dose aumenterebbe la protezione in modo significativo. Visto che la protezione con la prima dose è bassa nei confronti della variante alfa che vediamo circolare in Europa, sarebbe importante che l'intervallo tra le due dosi sia accorciato. Il vaccino di AstraZeneca è stato approvato nell'Ue sulla base della somministrazione di due dosi, e perciò in principio, in base alle informazioni sul prodotto, è da somministrare una seconda dose in un intervallo tra quattro e dodici settimane".

Massima libertà, in ultima analisi, alle decisioni delle singole nazioni: “se un Paese per un numero di ragioni vuole fare un mix con un vaccino MRna sta al Paese decidere. Sulla base delle prove che abbiamo questo non è problematico, ma il livello di prove è basso e perciò occorre restare vigili" conclude il responsabile vaccini Ema.

Per quanto concerne gli effetti avversi gravi, come le trombocitopenie, il dato aggiornato è di 405 casi di potenziali trombosi con le dosi AstraZeneca su 45 milioni di persone vaccinate, quindi si tratta di eventi molto rari: è quanto affermato da Georgy Genov, responsabile della farmacovigilanza dell’Ema, nel corso dello stesso briefing con la stampa. “Sfortunatamente, alcuni di questi eventi sono ancora fatali. Si tratterebbe dello 0,0009% di incidenza. Tuttavia, dalle ultime verifiche abbiamo anche notato un’ulteriore riduzione della mortalità e questo è probabilmente dovuto a una varietà di fattori come la diagnosi precoce nel trattamento” dichiara Genov.

In Italia, a maggio, l’Aifa aveva censito 32 casi di trombosi, il 65% aveva riguardato donne. Sempre uno studio del’Ema, pubblicato a fine aprile, aveva rilevato una incidenza di 1,9 casi di trombosi ogni 100.000 vaccinati under 30. Per quanto riguarda invece il vaccino Johnson&Johnson l’incidenza è di 10 affetti da trombosi su 6 milioni di vaccinati.

Dati ancora parziali, dunque, che non consentono di esprimere giudizi netti rispetto al beneficio di un eventuale mix di vaccini: alle nazioni la scelta, considerando come ago della bilancia le precedenti esperienze vaccinali (positive) e la rarità degli effetti avversi gravi o letali.