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Olbia, sempre più figli ma pochi asili comunali

La carenza di strutture per l'infanzia ha debilitato il tessuto sociale della città

Olbia, sempre più figli ma pochi asili comunali
Olbia, sempre più figli ma pochi asili comunali
Camilla Pisani

Pubblicato il 03 ottobre 2021 alle 06:00

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Olbia. La formazione della prima infanzia non è un affare di poco conto, come si potrebbe essere portati a pensare: rappresenta anzi un pesante anello di congiunzione, giogo e vincolo, a seconda delle modalità in cui viene gestita.

Occuparsi attivamente e con un’ottima visione a lungo termine dei luoghi dedicati all’infanzia -quindi asili nido e scuole materne- rappresenta un tassello essenziale nel settore delle Politiche Sociali di una città: ma qual è la situazione di Olbia, ad oggi? Va detto, come premessa indispensabile, che Olbia è una città che, decisamente, cresce: laddove ci sono molti bambini, vanno adeguati i servizi per l’infanzia, il che significa, di riflesso, incrementare il supporto alle famiglie, all’occupazione femminile, alla formazione.

Nel programma elettorale 2016 di Nizzi, uno dei punti dedicati al sociale era la realizzazione di nuovi asili nido e scuole materne: eccellente proposito, in considerazione dei dati sempre crescenti dal punto di vista demografico e della carenza di posti comunali, decisamente sovrastati dalla presenza di scuole per l’infanzia private. A cinque anni dall’inizio del mandato, i due progetti per la realizzazione di nuove scuole materne, rispettivamente in via Veronese e nel quartiere Tannaule sono diventati esecutivi: per quanto riguarda il primo, i lavori sono in corso da poco, mentre per quanto riguarda il secondo, la cui fattibilità è stata sancita da una delibera di giunta ad ottobre 2020, ancora non è stato fatto nulla. La scuola, che sorgerà davanti alla chiesa di San Michele Arcangelo, è ancora un progetto.

Al netto delle considerazioni sulla sufficienza -o meno- degli interventi previsti (ma, ricordiamo, non concretizzati) dall’amministrazione Nizzi, è importante allargare la visuale, portandola in primis ad una necessaria rilettura delle curve demografiche di Olbia, le quali rivelano chiaramente la natura di una città in forte crescita costante da ben più di un lustro: i bambini da zero a 6 anni sono 2966, quelli dai 7 ai 14 anni sono 5081, per un totale di 8047 minori di 14 anni.

Come spiegare allora il cronico disinteresse cronico nei confronti delle necessità di questi minori e delle loro famiglie? La carenza oggettiva di posti comunali nelle strutture per l’infanzia, che costringe i genitori a rivolgersi a quelle private (dal costo evidentemente assai diverso) crea di riverbero una serie di problemi che, a cascata, si gettano sull’organizzazione economica familiare, quindi sull’occupazione femminile, messa in grossa crisi dal costo fisso di un asilo. Non è una novità che, in molti casi, le donne (stranamente sempre loro) si trovino costrette a rinunciare al proprio lavoro perché i costi degli asili sono alti ed il loro stipendio venga  (ingiustamente)  ritenuto più “sacrificabile” rispetto a quello dei partner (si vedano i numerosi studi sul gender pay gap): una città che si impoverisce delle donne nel mondo del lavoro è una città che perde PIL, ma è anche una città che si priva di risorse importanti a livello sociale.

Il problema della mancanza di un numero sufficiente di asili si profila quindi come la punta di un iceberg che coinvolge l’intero welfare, tutto il sistema delle politiche sociali a livello comunale (provinciale e quindi regionale), che rischia il cortocircuito.

Lungi dal voler essere un’invettiva contro gli ultimi anni di governo Nizzi (è chiaro che la questione sia stata ignorata dalla politica comunale, regionale e nazionale per un tempo di gran lunga maggiore di cinque anni), sorge però spontaneo chiedersi quale sia -e quale sia stata- la visione dell’attuale sindaco rispetto alle politiche sociali, lasciando da parte la facile e sfruttatissima propaganda legata al concetto di famiglia, storicamente cara ad una certa destra, alla luce dei “non fatti” di cui pullula il suo programma. In definitiva, oggi - pur con progetti positivi in itinere - a Olbia scarseggiano i posti nei nidi comunali e scarseggia la programmazione sull'edilizia scolastica. Un tema, questo, che non abbraccia solo i servizi per la prima infanzia, ma anche le età evolutive successive: perché gli infanti di oggi sono gli studenti delle superiori di domani e in quanto a scuole superiori tra delocalizzazione e scarsità di spazi siamo messi molto male. Insomma, il problema non è la quantità di progetti che si portano avanti, ma l'organicità degli stessi rispetto alle necessità di una città che cresce stabilmente da più di 10 anni. In parole differenti, il problema è sempre lo stesso: l'assenza di una visione di lungo periodo capace di andare oltre i turni elettorali.