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Olbia, Labint festeggia i 30 anni con una grande festa che passa tra ricordi e nuovi progetti

Le parole dei protagonisti: insegnanti, alunni e fondatore

Olbia, Labint festeggia i 30 anni con una grande festa che passa tra ricordi e nuovi progetti
Olbia, Labint festeggia i 30 anni con una grande festa che passa tra ricordi e nuovi progetti
Barbara Curreli

Pubblicato il 30 November 2025 alle 15:00

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Olbia. Labint spegne 30 candeline e lo fa in una serata di festa tra bilanci, progetti e ricordi per celebrare un traguardo importante, ma al contempo ripartire con tante nuove idee e la consapevolezza di essere stati un punto di riferimento da quel lontano 1995. 

Sono passati tanti anni da quando il Labint (Laboratorio Interculturale per l'Integrazione) era costituito da un professore volenteroso che insieme ad alcuni volontari aveva deciso di aiutare i giovani stranieri a imparare la lingua italiana, in questa festa che è fatta anche di ricordi ecco lo scorrere delle foto dei momenti di vita della scuola.

Giorgia racconta:" faccio parte di questa realtà da tre anni, dopo 10 anni di studi fuori, è stato bellissimo rientrare e far parte della mia comunità, un bell'esperimento all'inizio ora trasformato in una bella esperienza, ho insegnato in una classe di giovani dai 12 ai 19 anni e ora in un corso più avanzato. La giovane insegnate sottolinea: " è sempre bello stare con loro, perché è sempre di più quello che mi porto io a casa, quello che loro mi lasciano piuttosto che quello che posso trasmettere io, consiglio a tutti questa esperienza, perché arricchisce se stessi, oltre ad arricchire gli altri". Ogni anno fanno corsi di formazione e di aggiornamento per avere persone formate e pronte ad assistere queste studenti, che non sono mai solo studenti.

Anche un altro giovane insegnante racconta come oltre il classico insegnamento il Labint sia un punto di riferimento per trovare casa, un lavoro, sistemare i documenti, oramai si è sparsa la voce, e chi arriva porta amici, parenti, cugini e figli "e ci fa sempre piacere conoscere anche le famiglie allargate di cui ci parlano". 

Rassoul, studente senegalese in Italia da 15 mesi, è un giovane di 23 anni, "i professori sono molto bravi mi aiutano molto, non solo con la lingua, ma anche per avere documenti, io sono qui con mio fratello piccolo", al momento lavora in una pasticceria e ci racconta con un gran sorriso che gli piace friggere bomboloni e farcire cornetti. 

Marco, un altro giovane insegnante, arrivato di recente, racconta la sua esperienza: " anche noi abbiamo le lezioni come la scuola classica, da ottobre a giugno, trasmettiamo insegnamenti competenze e celebriamo la fine dell'anno scolastico con una festa e la consegna degli attestati". Marco arriva da Sassari e si è subito integrato ad Olbia, si è appassionato a questa realtà: "ho conosciuto tante belle storie, ho conosciuto tanti ragazzi, tante realtà, consiglio a tutti di fare questa esperienza". Marco approfitta anche per lanciare un appello a tutti i ragazzi di Olbia:  "partecipate come insegnanti perché siamo tanti, ma abbiano sempre bisogno di nuove leve, soprattutto di ragazzi giovani".

Carmela racconta la sua esperienza, dopo essere andata in pensione si è dedicata a questa realtà, anche lei entusiasta di questo percorso conferma la piena collaborazione, disponibilità e aiuto di tanti volontari. "Le storie di queste persone spesso sono tristi, raccontano altre realtà, ma nonostante tutto riescono a sorridere, nonostante le difficoltà. Essere lontani da casa, in un paese straniero non è facile, e oltre alla lingua si ha la necessità di trovare un alloggio, e qui a Olbia trovare casa non è affatto facile, il lavoro lo trovano sicuramente , questi ragazzi fanno tanti lavori".

A salutarci e raccontarci la sua storia arriva poi Bamba 45 anni, il giovane senegalese racconta la sua passione per ago e tessuti: " sono in Sardegna da 3 anni, io sono sarto da 30 anni", e ci racconta di un grande negozio che c'è in Senegal, gli piace l'idea di fare qui a Olbia dei corsi di cucito. 

Olena che vive a Olbia da 16 anni ed è originaria dell'Ucraina , condivide la sua passione per l'arte e racconta con una piccola mostra la tradizione popolare del suo paese, abiti, quadri e tessuti. 

Dopo questo piccolo viaggio in giro per il mondo arriva colui che con il suo altruismo e spirito di solidarietà ha permesso a questa realtà di nascere e crescere: Tonino Cau.

"Questa realtà è nata per caso, io avevo un gruppo di giovani a Poltu Cuadu, una piccola sede in cui ospitavo i gruppi giovanili, un modo per contribuire ad aiutare questi ragazzi provenienti da realtà difficili. Ricorda Tonino Cau "una di queste ragazze venne in sede ad appendere un cartello che definirei una pubblicità progresso: una persona ferma al semaforo con un ragazzo marocchino che voleva lavare i vetri dell'auto e una scritta che diceva " invece di mandarlo a quel paese, invitalo a pranzo", e io ho avuto una illuminazione, io che stavo con questi giovani e che lottavo con loro contro le difficoltà, la povertà, contro le violenze legate al genere, agli orientamenti sessuali, dovevo fare qualcosa".

Il giorno dopo ho incontrato un giovane a cui quasi quotidianamente compravo un paio di calze, e gli ho chiesto di venire a preanzo a casa mia a conoscere la mia famiglia, lui ha accettato ben volentieri e da lì è cominciato tutto. Dopo Amadu, è arrivato il cugino Ali a chiedere aiuto per la cittadinanza e dopo un incontro e dopo aver mostrato alla città il senso di collaborazione e integrazione ecco che questo voler aiutare non è passato come l'acqua sui ciottoli". 

La domanda successiva fu come ci organizziamo ora? "La mia fortuna - ricorda  Cau - fu che conoscevo tante maestre e allora reclutatai una squadra di insegnanti pronti ad aiutare 29 senegalesi, l'anno successivo la classe si arricchì con anche 1 marocchino, e mano mano è avvenuta questa espansione. Anche loro, gli insegnanti hanno compreso che la cosa fondamentale veniva prima dell'insegnamento stesso, era importante la predisposizione d'animo nei loro confronti, se si ama come diceva Sant'Agostino, ama e fai quello che vuoi perché sarai appassionato e lo farai bene, se hai questo cuore dedito all'accoglienza allora puoi imparare subito, supererai le difficoltà".

"La diversità porta anche la ricchezza materiale, una diversità di intelligenza, di capacità che fa crescere, aiuta, e tutto questo costituisce un popolo variegato e diverso, ma che lavora insieme per ottenere i risultati di una città che va bene a tutti. La scuola è una fatica enorme e serve tanto impegno. Ma gli insegnanti sperimentano questo spirito di accoglienza e raccontano quanto ricevono, io sono felice perché ho 91 anni, so di non essere eterno e ci sarà che prenderà le redini dopo di me, un gruppo dirigente che saprà come portare avanti questo lavoro sempre con lo stesso spirito legato all'accoglienza e alla solidarietà, tendendo la mano al prossimo in una realtà che al momento conta 240 alunni con 40 etnie diverse".

L'integrazione passa da qui, da uno spirito di collaborazione e assistenza in cui la solidarietà e l'empatia passano anche attraverso la condivisione di un cous cous e della pecora bollita che, tra tante altre prelibatezze, celebrano l'unione e il desiderio di trasmettere vicendevolmente la propria storia, anche di fronte a una tavolata che accoglie tante bandiere, tante storie, qualche lacrima, ma soprattutto tanti sorrisi.