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Olbia, il grido di dolore dell'Olimpia Basket: una realtà a rischio chiusura

Parla il presidente Mimmino Sciretti

Olbia, il grido di dolore dell'Olimpia Basket: una realtà a rischio chiusura
Olbia, il grido di dolore dell'Olimpia Basket: una realtà a rischio chiusura
Angela Galiberti

Pubblicato il 30 gennaio 2021 alle 05:00

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Olbia. Un grido di dolore, ma anche un atto di accusa nei confronti dell'indifferenza che sta soffocando il mondo dello sport: è quello lanciato da Mimmino Sciretti, presidente della storica società sportiva Olimpia Basket. Tra mille difficoltà, la società sta per ripartire, ma il rischio chiusura è concreto.  "A seguito dei nuovi protocolli di sicurezza emanati dalla Federazione Italiana Pallacanestro (FIP), lunedì 1 febbraio 2021 potrà riprendere l'attività sportiva per gli atleti nati dal 2009 in su, in totale sicurezza e nel rispetto delle norme vigenti. Inoltre, qualora la situazione si dovesse confermare e stabilizzare, se non addirittura migliorare, si cercherà a breve di riprendere anche i corsi per il settore mini-basket (dunque, i bambini dal 2010 in poi). L'attività si svolgerà in campi all'aperto messi gentilmente a disposizione da un privato, in quanto al momento la nostra Città, unanimemente considerata uno dei centri più importanti dell'intera Regione, non dispone di alcuna struttura pubblica e, persino, di un vero campo all'aperto per poter praticare la pallacanestro", si legge in una lunga nota stampa firmata da Sciretti. Il grido di dolore arriva subito dopo questa nota di speranza. "Desidero lanciare un grido d'allarme e, contestualmente, un appello a tutti coloro che hanno a cuore e credono nello sport: non solamente per il suo valore fisico e ricreativo, quanto, e soprattutto, per la sua non irrilevante valenza sociale - spiega il presidente dell'Olimpia Basket -. La nostra realtà sportiva, così come altre che operano in questa città, rischia di scomparire. E questo avviene nel totale disinteresse di tutti". Il presidente fa poi una cronistoria di quanto avvenuto negli ultimi tempi: "Da novembre 2019 a febbraio 2020 abbiamo dovuto affrontare la chiusura delle palestre scolastiche che sono state dichiarate non a norma dai Dirigenti Comunali (gli stessi che, però, avrebbero dovuto provvedere a metterle e mantenere in regola). Ricordo che, grazie all'Assessore del tempo, in quelle palestre non a norma abbiamo portato i nostri Atleti, il nostro pubblico e anche dovuto pagare il canone di affitto. In una situazione drammatica, siamo riusciti a non chiudere, andando avanti per quattro mesi con mezzi di fortuna: ci siamo allenati all’aeroporto di Olbia o in piccole palestre scarsamente fruibili, che hanno comunque consentito di proseguire l’attività, grazie all'interessamento dell'attuale Amministrazione. Per il resto, non abbiamo potuto utilizzare altre piccole palestre per motivi assolutamente banali, come l’assenza di una chiave per disattivare l’allarme antifurto. Pur riuscendo in qualche modo a restare in piedi, questa situazione (da noi non cercata) ha portato alla perdita di circa metà degli iscritti. Da marzo 2020, purtroppo, l’increscere della pandemia ci ha costretto a interrompere tutte le attività. A settembre 2020 sembrava aprirsi uno spiraglio per poter riprendere la normale attività e abbiamo compiuto tutti i tentativi possibili per riaprire, adeguandoci a tutti i protocolli federali e nazionali. Oltre alla disgrazia della pandemia, ci siamo ritrovati in una situazione ancor più complessa. Le palestre comunali e provinciali restavano chiuse perché, a quanto sembra, i Dirigenti Scolastici non autorizzavano la fruibilità alle società sportive (in altre realtà sportive, tuttavia, l’Amministrazione ha "aggirato" l'ostacolo concedendo ugualmente le palestre). Nel frattempo, il Comune e la Provincia non hanno neppure proceduto alle nuove assegnazioni: in questo modo, quando mai si dovesse tornare alla normalità, le palestre resteranno comunque chiuse fino al completamento delle nuove procedure. Ho effettuato una richiesta formale in tal senso, senza che nessuno mi degnasse di una risposta". Neanche l'unico campo comunale è fruibile: "In questo quadro, ricordo che a Olbia esiste un solo campo all'aperto comunale e scolastico: si trova in Via Veronese, e versa in uno stato di assoluto abbandono. Eppure, inspiegabilmente, non siamo riusciti ad ottenere neppure di utilizzare questo spazio". "Di fronte a tutto ciò, non ci siamo arresi. Grazie all'aiuto di un imprenditore privato, nei primissimi giorni di settembre abbiamo allestito a nostre spese un campo all'aperto e siamo riusciti a riprendere. Nel frattempo, chi aveva fortuna di disporre di una Struttura Privata propria ha continuato regolarmente le attività (sia nelle strutture del Palazzo R. Datome sia del Geovillage), mentre le altre società hanno dovuto emigrare nei centri vicini o accollarsi spese per l'affitto di capannoni in zona industriale. La seconda ondata della pandemia, poi, ha purtroppo costretto nuovamente alla chiusura", aggiunge. "In quest'ultimo periodo devo confessare un’atroce sofferenza interiore: sentivo giustamente tutti, senza esclusione, discutere dell'esigenza e dell'importanza di tenere aperte le scuole. Non potevo che condividere, e tuttavia mi ponevo un interrogativo: è plausibile che a nessuno venga in mente di lanciare un grido d'allarme per un'intera generazione drammaticamente privata della gioia e del benessere dato dalla pratica sportiva? Come succede anche all’interno del mondo scolastico, anche in questo caso l’attività sportiva non merita adeguata considerazione. Mentre altre federazioni trovavano l’escamotage dello “sport di interesse nazionale”, persino la FIP è stata l'unica a chiudere per mesi ogni spiraglio alla ripresa. Ora, finalmente, pare che le condizioni consentano, cautamente, di riprendere in mano il pallone. Tanti ragazzi, e con loro le famiglie, ce lo chiedono costantemente. Il luogo della ripresa, naturalmente, sarà sempre il campo all’aperto messoci a disposizione: certo, pensare di pensare di fare attività all'aperto, nei mesi di febbraio e marzo, pare follia pura. Ebbene, noi vogliamo sentirci un po’ folli, e siamo qui per provare a indicare una strada: nell’ormai pluridecennale carriera di sportivi ed educatori, al servizio dei giovani e della Città di Olbia, pensiamo umilmente di averlo dimostrato in più occasioni". "Giunti a questo punto, però, crescono la delusione, l'amarezza e anche la rabbia. Abbiamo ragione di credere, infatti, quanto segue: 1) i Dirigenti Scolastici, che dovrebbero essere i primi a credere nell'importanza della scuola e dell'attività sportiva, continueranno nei fatti a bloccare l'attività e opporsi all'utilizzo delle palestre scolastiche da parte delle società sportive; 2) Governo e Istituzioni non avranno tempo e modo per provare a superare questa situazione attraverso appositi strumenti normativi o, quantomeno, sensibilizzare i Dirigenti ad agire diversamente; 3) quasi tutte le Autorità comunali e provinciali preferiranno “lavarsi le mani” e si trincereranno dietro questa resistenza da parte dei Dirigenti Scolastici. Come se non bastasse, apprendiamo che la Provincia di Sassari avrebbe autorizzato alla società di pallavolo Hermaea Olbia, senza bando o altro, l'uso della palestra IPIA. Ovviamente, non abbiamo nulla da dire sull’opportunità di sostenere la più importante società sportiva della città, ma questo fatto non fa che incrementare i nostri dubbi. Arrivati a questo punto, pare che non ci sia alcuna via d'uscita o alternativa alla chiusura", sottolinea il presidente dell'Olimpia. "Lungi da me lanciare accuse a chicchessia e, tanto meno, attribuire responsabilità all'attuale Amministrazione o a qualche figura in particolare. L'unica cosa certa, in questa situazione, è che la nostra bellissima Città, porta della Costa Smeralda e città di 80.000 abitanti, non dispone di un Palazzetto dello Sport Comunale: esiste solamente quello vetusto del Fausto Noce ma, da tempo, non si riesce neppure a renderlo agibile. Non dispone d'impianti comunali polivalenti; non dispone di campi all'aperto comunali; non dispone delle indispensabili e minime strutture che consentano una dignitosa vita sportiva per le società locali: mi si consenta di rilevare, ancora, che le carenze sopra indicate riguardano, senza distinzione alcuna, tutti gli sport praticati nella città, e non solo la pallacanestro. Ciò che più lascia senza parole, in definitiva, è il fatto che nessuno di coloro che hanno avuto l’onere di guidare la ns. Città si è accorto di questa che mi sento di definire una vergogna; nessuno ha mostrato un reale interesse per i giovani, il loro benessere psico-fisico e sociale; nessuno ha pensato a quel che essi rappresentano per la nostra Comunità, per il nostro futuro", conclude con amarezza Mimmino Sciretti.