Sunday, 22 February 2026
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Pubblicato il 22 February 2026 alle 16:50
Olbia. Per questo 2026 il Carnevale olbiese non ha sfilato neanche l'ombra di se stesso: nessuna sfilata lungo le vie del centro, nessun carro allegorico in piazza, nessuna musica tra coriandoli e frittelle. Su Carrasegare Olbiesu si è fermato prima di partire. Una scelta che ha lasciato delusione, nostalgia e – inevitabilmente – polemiche. Dietro questa assenza non c’è però un semplice “non si è voluto fare”. C’è una realtà molto più complessa perché con il passare degli anni e l'incremento della normative organizzare un Carnevale non è più improvvisare una grande festa cittadina. "Costruire un carro e scegliere un tema non basta più. Un evento pubblico con sfilata di carri comporta una serie di obblighi precisi: eventuale licenza di pubblico spettacolo ai sensi dell’art. 68 TULPS; comunicazioni alla Questura; piano di sicurezza e gestione delle emergenze; relazione tecnica firmata da professionista abilitato; certificazioni sulla stabilità e sugli impianti elettrici dei carri; conformità per eventuali parti meccaniche in movimento; assicurazioni con massimali adeguati; servizio sanitario di soccorso; autorizzazioni per l’occupazione del suolo pubblico eventuale chiusura e regolazione del traffico di strade comunali. Ogni voce comporta costi e soprattutto responsabilità", spiega un carrista rimasto dispiaciuto dai molti commenti sui social che attaccano l'associazione Amici del Carnevale Olbiese fondata nel 2001: perché chi organizza si assume numerose responsabilità, oltre a mettere a disposizione il proprio tempo e soldi. È questo il vero punto che spesso sfugge nel dibattito pubblico.
Il contributo regionale per il Cartellone del Carnevale copre fino al 50% delle spese ammissibili, con l’obbligo di cofinanziamento per la parte restante. Il Comune di Olbia avrebbe messo a disposizione la copertura del 70% e questo significa che l’associazione organizzatrice avrebbe dovuto garantire già in partenza una copertura economica importante.
"Nel 2025 il Comune aveva contribuito con 15 mila euro (qui un articolo). Basta una sola voce aumentata – noleggio di strumentazione varia, assicurazioni, materie prime per l'allestimento dei carri – per far saltare equibri importanti e senza una copertura certa, nessun organizzatore a titolo volontario può assumersi impegni così importanti, anche di responsabilità".
Per comprendere meglio il contesto economico in cui si muovono i Carnevali galluresi, è utile guardare ai numeri del Carrasciali Timpiesu.
Secondo dati istituzionali relativi all’edizione 2025, il sostegno pubblico complessivo si articola così: Regione Sardegna: circa 100.000 €; Ministero della Cultura: 60.000 €; Comune di Tempio Pausania: 200.000 €; Fondazione Sardegna: contributo integrativo. Il valore complessivo dell’evento per il 2025 era stato stimato intorno ai 390.000 euro.
È evidente che il Carrasciali Timpiesu, nel corso dei suoi lunghi anni di esperienza, ha saputo strutturarsi attraverso una regia istituzionale stabile, con il Comune di Tempio Pausania in prima linea nella programmazione, nel coordinamento e nel sostegno economico. Questa continuità ha permesso di costruire un modello organizzativo solido: risorse certe, pianificazione anticipata anche per la gestione professionale della sicurezza per un'organizzazione del Carnevale che non si regge esclusivamente sul volontariato.
Il confronto non serve a creare contrapposizioni, ma a porre una domanda legittima per Olbia: può un Carnevale cittadino sostenersi solo sulla buona volontà, senza una base economica e logistica strutturata?
Nel frattempo, sui social si è acceso il confronto. C’è chi accusa gli organizzatori di non essersi impegnati abbastanza, chi ironizza, chi riduce la questione a una mancanza di volontà. La critica se posta in toni civili e costruttivi, con proposte e iniziative altrettanto costruttive - si pensi per esempio all'incremento degli sponsor economici -, sarebbe anche legittima, ma gli attacchi gratuiti sui social e le semplificazioni molto meno.
Il Carnevale così come è stato proposto anche quest'anno dall'Associazione amici del Carnevale Olbiese non è un servizio automatico che si attiva da solo, così come non è compito dell'amministrazione comunale costruire carri o distribuire costumi. Ma è evidente che il successo o anche solo la realizzazione di una manifestazione di questa portata è il risultato di un equilibrio delicato tra volontariato, competenze tecniche e sostegno istituzionale. " Sarebbe stato importante riconoscere la bontà dell’iniziativa olbiese, lo sforzo e la volontà, mai venuta meno, di tutti i carristi che in questi anni hanno costruito magnifici carri, coinvolto centinaia di figuranti e mantenuto viva una tradizione che non è solo spettacolo, ma identità. Dietro ogni sfilata ci sono sacrifici, anticipi economici personali, materiali recuperati, notti passate nei capannoni. Ridurre tutto a una mancanza di volontà non sarebbe giusto, non c'erano le condizioni economiche per sostenere tutte le spese necessarie per garantire un Carnevale in sicurezza secondo le normative vigenti", spiega uno dei carristi che tanto avrebbe voluto adoperarsi per un nuovo allestimento per questo 2026.
Il Carnevale di Olbia, del resto, ha già conosciuto momenti di stop in passato. E proprio da uno di quei silenzi è nata la rinascita del 2001, grazie all’impegno di chi ha creduto che Su Carrasegare dovesse tornare a vivere. Forse anche questa nuova pausa può diventare un’occasione per chiarire ruoli e responsabilità, per costruire un modello più strutturato che metta insieme associazioni e istituzioni. Perché le tradizioni non muoiono in un anno. Si rafforzano quando una comunità decide di investire su di esse con visione e anticipo. E allora la speranza è che il prossimo Carnevale si inizi a costruire già da ora.
In copertina una foto del Carnevale delle passate edizioni.
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