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L'uomo guadagna e la donna sparagna: vita coniugale nella Gallura che fu

L'uomo guadagna e la donna sparagna: vita coniugale nella Gallura che fu
L'uomo guadagna e la donna sparagna: vita coniugale nella Gallura che fu
Marco Agostino Amucano

Pubblicato il 27 gennaio 2019 alle 11:35

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Olbia, 27 gennaio 2019In un secolo ed oltre i costumi sono cambiati, e molto, anche, se non soprattutto, fra chi decide di vivere sotto lo stesso tetto mettendo su famiglia. Francesco De Rosa alla fine dell'Ottocento ci raccontava della mentalità e delle usanze, degli equilibri e delle consuetudini che reggevano il mènage familiare dei galluresi. Lo fa in sole due pagine, dense, allusive e divertenti, come suo solito. Riportiamo integralmente il paragrafo, che ci riporta al clima che si respirava nelle famiglie dei nostri avi di Gallura e ci fa capire che, seppure quella del marito fosse legge indiscussa, altrettanto indiscusso era il ruolo di amministratrice oculata del denaro che doveva svolgere la moglie. Ruoli distinti, nettamente separati, ma armoniosamente complementari. Buona lettura.

M. Agostino Amucano

[caption id="attachment_121765" align="aligncenter" width="554"] Foto ufficiale datata al 27 maggio 1917 degli sposini calangianesi Giovanni Antonio Puliga e Anna Giua, nonni dell'autore di questo articolo[/caption]

"VITA CONIUGALE. Il marito è il capo della famiglia, venerato e rispettato dallamoglie e dai figli come una divinità, pei quali come avveniva fra i popoli più remoti, è legge indiscutibile ogni suo ordine, è verità inconcussa ogni sua parola. Egli, o coi frutti dei beni coniugali, o con quelli del suo ingegno, della sua attività commerciale od industriale o delle proprie mani, provvede ai bisogni della famiglia, all’educazione della prole, ed ad assicurare possibilmente a questa un lieto avvenire. Quanto egli introita e guadagna, consegna alla moglie, perché ne faccia quell’uso che crede migliore al buon andamento e prosperità della casa; uniformandosi in ciò al vieto proverbio. Che è legge per i Galluresi: L’omu pal gadagnà e la femina pal tinè contu (L’uomo guadagna e la donna sparagna), e alle costumanze degli antichi Egiziani, presso cui le donne erano le padrone di casa (Diod. I, p. 31). La moglie, nel limite delle entrate o dei guadagni del marito, fa la spesa giornaliera, sparagnando quanto più può, per provvedere le necessarie vesti alla famiglia, pagare, quando non abbia casa propria la pigione, ornare la casa di nuovi mobili, comprar lino e lana per convertirli in tela ed in orbace o in altri pannilini e pannilani. Quando poi le entrate sonosuperiori ai bisogni della famiglia, conserva nello stipo od inaltro ripostiglio il danaro che sopravanza. Essa pensa in ispecial modo all‘educazione delle figlie, infondendo, coll'esempio d'una saggia e modesta vita, nel loro vergine cuore, le più preclare virtù, amamestrandole nei lavori domestici e nelbuon governo della casa, perché vengano su laboriose, econome e previdenti.

Il marito non intraprende cosa alcuna senza consultarsicolla moglie, né da lei si allontana, senza darle contezza della cagione e del tempo che potrà durare la sua assenza; mentre la moglie e libera di provvedere, nel modo che crede piùconveniente ed economico, ai bisogni della famiglia, essendo ritenuta cosa biasimevole per un uomo l’occuparsi delle faccende domestiche. La moglie pensa inoltre a provvedere, senza farne parte al marito, sempre nei limiti delle proprie facoltà, il corredo necessario alle figlie che dovranno, in un tempo più o meno lontano, andare a marito; perché nulla si opponga a dover poi contrarre prontamente la loro unioneconiugale: tanto più che non usano i Galluresi, qualunquesia lo stato finanziario dei genitori, assegnare, oltre il corredo, alle figlie dote alcuna. Ed a preparare un tal corredo,pensa la madre, quando le figlie hanno toccato il dodicesimoanno d’età, e spesso anche prima. Quando i genitori sonoagiati, ritirano gli sposi presso di loro, o concedono a questitavola franca (vitto) ed alloggio per un certo numero d’anni, da due a quattro, perché in questo frattempo, possano porsiin grado di far vita libera ed indipendente.

La moglie è libera di fare e ricevere quelle visite che crede opportune e convenienti, d’andare alle feste e prenderparte ai pubblici e privati trattenimenti; sicuro il marito che essa non farà azione alcuna che ridondi a lui di scorno o didisonore: locché egli per altro saprebbe impedire, o far scontare a caro prezzo.'

Nei primi mesi, o dirò meglio nei primi anni del matrimonio, quando il marito non sia distolto dal lavoro, o da altraoccupazione, lo si vede in casa in grembo alla moglie, o questa nel suo, abbracciati, baciuccandosi a vicenda. È amore reciproco e intenso nei Galluresi, e, diremo, selvaggio. Guai a colui che si attenta offendere l’onoratezza o la pudicizia d’unamoglie! Guai a lei se cerca gettare il disonore sul marito! Il dilui amore si convertirebbe in odio efferato, terribile, a spegnere il quale spesso non basta il sangue degli adulteri.

Come presso i Greci e i Romani, il rimaritarsi delle vedove non è ritenuto dai Galluresi per cosa molto onorevole."

(tratto da F. DE ROSA, Tradizioni popolari di Gallura. Usi e costumi, Tempio - Maddalena, 1899)