Sunday, 15 February 2026

Informazione dal 1999

Bianca, Cronaca

Olbia, rubrica “Pillole di crescita”: come smettere di tradirsi e tornare ad essere sé stessi

Le riflessioni dell’esperta Alessandra Meda

Olbia, rubrica “Pillole di crescita”: come smettere di tradirsi e tornare ad essere sé stessi
Olbia, rubrica “Pillole di crescita”: come smettere di tradirsi e tornare ad essere sé stessi
Ilaria Del Giudice

Pubblicato il 15 February 2026 alle 09:00

condividi articolo:

Olbia. Cari lettori, chi di fronte alla parola “tradimento” non pensa subito all’infedeltà di coppia? Invece, spesso, i peggiori tradimenti non sono quelli che possiamo fare agli altri, quanto più ai noi stessi. Ne parleremo in questo nuovo articolo della nostra rubrica “Pillole di benessere e crescita personale” dopo aver intervistato la dott.ssa Alessandra Meda, esperta in relazioni e specializzata nell’aiutare donne in carriera che, tra le mura domestiche, si trovano ad affrontare difficoltà proprio per motivi come questo: dimenticarsi di sé stesse nella ricerca spasmodica di un perfezionismo di “donna ideale” tuttofare madre-moglie-lavoratrice instancabile in nome del soddisfacimento di aspettative sociali impossibili da raggiungere.

Dott.ssa Meda, quando iniziamo a tradire noi stessi?

“Molte persone dicono: “Non sto così male”. Ed è vero. Ma non stanno neanche bene. Vivono in quella zona grigia in cui non c’è un dolore evidente, ma nemmeno una vera vitalità. Ed è proprio lì che il tradimento di sé diventa silenzioso. Perché non fa rumore, non sembra grave e, in fondo, “va tutto bene”.

Da dove nasce questa dinamica?

“Uno dei nodi più profondi che incontro nel lavoro con le persone è questo: il valore personale appoggiato fuori. Sul ruolo. Sulla relazione. Sull’essere utili. Sull’essere brave persone. Sull’essere all’altezza. Quando il nostro valore dipende da ciò che facciamo per gli altri, ascoltarci diventa un rischio. Dire no, infatti, sembra egoismo. Mettere confini sembra presunzione. Fermarsi sembra un fallimento. E così continuiamo a dimostrare, anche quando dentro qualcosa si è già rotto.

Come si spezzano questi schemi disfunzionali?

“La vera crescita personale non è spettacolare. Non è fatta di grandi decisioni improvvise. Non è una rivoluzione da raccontare. È un lavoro silenzioso, intimo e spesso scomodo. È l’esatto momento in cui smettiamo di chiederci cosa dovremmo fare e iniziamo a chiederci da dove stiamo vivendo. Dal dovere o dalla verità? Dalla paura o dal valore? Dalla resistenza o dalla presenza? Quando il valore torna al centro, succede una cosa precisa: la chiarezza arriva. Non perché qualcuno ci dica cosa fare, ma perché smettiamo di mentire a noi stessi. E quando c’è chiarezza, il coraggio non è più uno sforzo, ma una naturale conseguenza”.

Tirando le somme, che cos’è realmente la crescita personale?

“Crescita personale non è diventare migliori: è smettere di tradirsi. Per molto tempo la crescita personale è stata raccontata come una corsa in avanti. Più consapevolezza, più forza, più controllo, più disciplina. Ma c’è una verità che raramente viene detta: molte persone non sono bloccate perché non crescono abbastanza. Sono bloccate perché crescono tradendo continuamente se stesse. Tradendo ciò che sentono. Tradendo ciò che sanno già. Tradendo il punto esatto in cui la loro vita chiede una pausa, non un altro sforzo. Viviamo infatti in una cultura che premia la resistenza. Che applaude chi “tiene botta”, chi non crolla, chi va avanti anche quando è stanca, confusa, ferita. Così impariamo presto una lezione pericolosa: valiamo quando reggiamo. Valiamo solo se non disturbiamo, se dimostriamo di essere forti e se continuiamo a funzionare, anche a costo di spegnerci. Così la crescita personale diventa un altro compito da svolgere bene. Un altro ambito in cui dimostrare qualcosa. Un altro spazio in cui chiedersi: “Sto facendo abbastanza?” Ma non è così che si cresce. In questo modo piuttosto ci si allontana non solo dalla crescita ma anche da sé stessi. Crescere, a volte, non significa fare un passo in avanti, ma fermarsi esattamente dove si è e avere il coraggio di sentire. Sentire la rabbia che abbiamo addomesticato, la stanchezza che abbiamo normalizzato, il disagio che abbiamo giustificato per anni”.

Dunque crescere non è diventare “altro” da ciò che si è al momento attuale?

“Assolutamente no! O quantomeno, non nel senso che siamo abituati ad attribuire all’espressione “diventare altro”. L’essere umano, essendo soggetto al cambiamento costante, è sempre “qualcun altro” rispetto a ciò che era fino ad un momento prima. Tutto ciò che ci circonda può influenzarci e farci cambiare. Il cambiamento è una costante della natura, ma siamo noi a dare agli eventi un significato e, di conseguenza, una direzione alla nostra trasformazione. Ma crescere, di sicuro non è diventare qualcun altro rispetto alla nostra vera essenza. Crescere non significa aggiungere pezzi. Significa togliere ciò che non siamo mai stati. Togliere le maschere che ci hanno protetti, ma che ora ci stringono. Togliere l’idea che dobbiamo dimostrare qualcosa per meritare spazio. Togliere la convinzione che ascoltarsi sia pericoloso”.

Dove conduce, in ultima analisi, la crescita personale? Qual è il suo compito?

“La crescita personale più autentica non porta lontano. Riporta a casa. A quel punto in cui smettiamo di reggere e iniziamo a permetterci di essere, di ricevere, di espanderci. E forse, da lì, la vita non diventa più facile, ma diventa autentica. Diventa vera e finalmente tutta da scoprire e vivere apprezzandone ogni singolo istante. Questo è lo scopo della crescita personale”.