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Diocesi di Tempio Ampurias: gli auguri di Natale del Vescovo Sanguinetti

Il Vescovo Sanguinetti scrive ai suoi fedeli

Diocesi di Tempio Ampurias: gli auguri di Natale del Vescovo Sanguinetti
Diocesi di Tempio Ampurias: gli auguri di Natale del Vescovo Sanguinetti
Patrizia Anziani

Pubblicato il 24 dicembre 2021 alle 17:31

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Tempio Pausania. Con l'arrivo del Natale, come ogni anno giungono a tutti i fedeli della Diocesi di Tempio Ampurias gli auguri del Vescovo Sebastiano Sanguinetti. Questo è il secondo Natale caratterizzato da un clima difficile a causa della pandemia da Covid-19 che per molti ha cambiato la vita per via della crisi economica, la malattia, la perdita di lavoro, gli affetti. Sebbene da più parti giungano le preoccupanti novità sulle isidiose varianti del Covid-19, le parole del Vescovo Sanguinetti incentrate sul significato del Natale, anche alla luce dei tempi incerti che tutti stiamo vivendo, riescono ad infondere quel coraggio per guardare al nuovo anno che viene e al futuro. Parole che invitano ad andare avanti con fiducia anche grazie a quella ben descritta "antropologia inaugurata dal mistero dell’Incarnazione" che diviene anche per questo tempo presente "straordinario antidoto alla paura, a ogni forma di paura".

Ecco la lettera integrale di Sua Eccellenza Mons. Sebastiano Sanguinetti.

 

Il perenne messaggio del Natale

Dio Padre “mandò il Figlio suo, ossia il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, perché abitasse fra gli uomini e ad essi rivelasse i segreti di Dio”  (Conc. Vat. II, Dei Verbum). Con queste parole il Concilio Vaticano II sintetizza il significato del Santo Natale, la cui memoria si festeggia ogni anno per ricordare, non solo ai credenti, che il destino dell’uomo, di ogni uomo, s’imbatte in questo evento centrale della storia.
Stona, non solo per i cristiani, che da più parti se ne perda via via il significato e la portata, non solo sotto il profilo religioso ma anche sotto quello culturale, sociale ed antropologico. Da parte di taluni ambienti, si arriva persino ad ipotizzarne la cancellazione del nome, a favore di un malinteso rispetto delle diverse sensibilità.
Nemmeno il clima di consumismo, che fa di questa ricorrenza uno dei momenti su cui maggiormente investe l’onnipresente macchina pubblicitaria, non fa certo un buon servizio al messaggio evocato dal mistero dell’Incarnazione del Verbo di Dio e al clima religioso che ne dovrebbe caratterizzare la memoria.
A noi cristiani, tuttavia, è dato il compito di ravvivare sempre questo clima, non perdendo di vista la portata, per la vita di ciascuno e per l’intera storia umana, della presenza in mezzo a noi del Figlio di Dio. Una presenza che racchiude i segreti di Dio, quei segreti nei quali risiedono anche i segreti dell’uomo, cioè le verità che riguardano il suo destino.
Nemmeno il momento storico che viviamo, segnato dagli effetti devastanti della pandemia da Covid sotto il profilo sanitario, socio-economico ed umano, può spegnare la luce che continua a promanare dalla stalla di Betlemme.  La recrudescenza del virus, sebbene attenuata dalla campagna vaccinale, contribuisce al permanere del clima di paura e delle restrizioni che speravamo fossero alle nostre spalle.
Il mistero del Santo Natale, tuttavia, che è sorgente di vita e di speranza, richiama noi cristiani a un supplemento di responsabilità personale e comunitaria. Siamo convinti che non possiamo essere al di fuori, al di sopra o di fronte alla società, ma esserne lievito e fermento con la forza rigeneratrice del vangelo e dell’Incarnazione del Figlio di Dio.
Responsabilmente ci siamo adeguati alle sempre più stringenti direttive del Governo centrale. Una scelta sofferta e da alcuni, forse, non da subito compresa, eppure doverosa e necessaria, sia per la tutela dei nostri fedeli, sia per dare un segno che come Chiesa siamo dentro il nostro Paese con identica corresponsabilità e solidarietà e, in più, con il preciso compito di educare la nostra gente al pieno rispetto delle regole comuni e da quanto imposto per la tutela del bene comune, che comprende anche quello della salute. 
In una società e in un’Europa che stenta a sentirsi famiglia di popoli unita e solidale, dove egoismi individuali e nazionali portano spesso a chiudere occhi e cuore a una visione unitaria di sostegno reciproco e di sviluppo condiviso, l’antropologia inaugurata dal mistero dell’Incarnazione è uno straordinario antidoto alla paura, a ogni forma di paura. In essa troviamo il coraggio di essere creature nuove, capaci di guardare in alto e oltre, di fondare la nostra vita su fondamenti ideali e morali solidi, di superare la facile scorciatoia del “così fan tutti” e dell’acritica omologazione sociale, di non lasciarsi intruppare nelle false illusioni di relazioni virtuali ed effimere o di falsi surrogati di felicità e onnipotenza quali la droga e l’alcool, di non voltare la faccia dall’altra parte di fronte al dolore, alla morte, alle difficoltà, agli insuccessi.
L’amore cristiano ci aiuti a superare la solitudine e l’isolamento, la presunzione di autosufficienza, che se da una parte ci fa essere disponibili verso le solitudini degli altri, dall’altra ci rende anche umili nel saperci affidare all’aiuto e al soccorso degli altri. Solo un amore solidale e reciprocamente scambiato dà ai rapporti interpersonali e sociali un senso compiuto ed appagante.
Siano questi i sentimenti che ci accompagnano in questo Santo Natale e nel nuovo anno che sta per iniziare.
All’intera Comunità Diocesana in tutte le sue articolazioni, ai Rappresentanti Istituzionali del territorio, al mondo del volontariato, del lavoro e della società civile gli Auguri più fervidi di un sereno Santo Natale e felice Nuovo Anno.

+ Sebastiano Sanguinetti, vescovo