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Hashtag Sardegna: Olbia detta il trend sui social network

Pioggia di follower per gli influencer olbiesi e galluresi

Hashtag Sardegna: Olbia detta il trend sui social network
Hashtag Sardegna: Olbia detta il trend sui social network
Camilla Pisani

Pubblicato il 15 gennaio 2021 alle 06:00

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Olbia. Professione influencer: tra le rivoluzioni economico-sociali dell’ultimo decennio, la prima è certamente la nascita di questo nuovo mestiere, che ha sovvertito le regole del mondo della comunicazione, inventandone di nuove, trasformando di fatto l’intero universo del marketing.

Benché si tenda a fare ancora molto sarcasmo rispetto a questa professione, i numeri parlano e dettano la direzione del mercato: i brand più prestigiosi ormai si rivolgono alle agenzie digitali per condurre le proprie campagne di comunicazione, con la certezza che i post sponsorizzati dagli influencer convertiranno la visibilità in vendite, quindi aumento del fatturato.

La categoria dell’influencer è oltremodo vasta: c’è chi si occupa di lifestyle, chi di moda (l’evoluzione della fashion blogger), chi di nutrizione e fitness, chi semplicemente cavalca l’onda della propria popolarità in altri ambiti; è il caso delle showgirls, degli artisti della musica, degli attori.

Non è possibile dunque ricondurre questa nuova professione ad un ambito specifico, e quindi a delle specifiche competenze: ogni influencer fa riferimento a sé stesso, o al più ad una bolla in cui confluiscono colleghi dello stesso settore.

Popolarità, soldi facili e uno stile di vita patinato e accattivante: fioccano i corsi per diventare influencer, con tanto di promesse e obiettivi in termini di follower; ma se è vero che ognuno, potenzialmente, potrebbe riuscire a diventarlo (proprio in virtù della mancanza di competenze specifiche richieste) è vero anche che ciò che accomuna gli happy few del mondo social è la capacità -innata o studiata- di raccontare la propria quotidianità.

Saper fare storytelling è fondamentale, metterci la faccia anche: in un mondo in continua e velocissima evoluzione, sicuramente la chiave di volta per rimanere sulla cresta dell’onda è saper analizzare gli strumenti social a disposizione e individuarne le potenzialità, sapendosi rinnovare; se ieri la contemporaneità viaggiava su Facebook, oggi si racconta tutto nelle stories Instagram e domani il monopolio sarà del colosso cinese Tik Tok.

Se a livello nazionale e internazionale sono noti i nomi degli influencer più famosi (regina tra tutti l’imprenditrice digitale Chiara Ferragni, con i suoi ventidue milioni di follower e un patrimonio netto stimato sui dieci milioni di dollari), che si dice sullo scenario locale?

Anche qui, nel calderone degli influencer vanno operati dei distinguo: se la più popolare si conferma la gallurese Riae McCarthy, nota modella e Suicide Girl, con 3,7 milioni di seguaci su Instagram e 3,2 su Facebook, troviamo a seguire una serie di nomi popolari ma estremamente eterogenei in quanto a campo di appartenenza.

Premessa necessaria: se fino a pochi anni fa i social network si equivalevano in termini di portata, visibilità e soprattutto linguaggio, non è un mistero che, ad oggi, l’utilizzo di Facebook stia vertiginosamente calando, in favore di piattaforme come Instagram e Tik Tok.

Il motivo non è univocamente condiviso, ma va forse individuato nella differenza di linguaggio: prende sempre più piede quello visivo, fatto di foto e meglio ancora di piccoli video, ed in questo Facebook (malgrado l’integrazione delle stories) rimane inevitabilmente indietro.

Inoltre Instagram ha certamente un carattere più “globale”, un algoritmo più aperto, che consente di raggiungere cerchie ben più ampie di utenti, rispetto a Facebook, nato per riconnettersi a persone già conosciute, più che a potenziali nuove conoscenze.

Nell’analisi delle tendenze social, quindi, vale la pena focalizzarsi su quello che succede su Instagram, a sua volta già grandemente “minacciato” dal gigante Tik Tok.

Con i suoi 4,4 milioni di followers, l’ex velina Melissa Satta capeggia la classifica, seguita dalla già menzionata Riae McCarthy: seguitissima anche Elisabetta Canalis (2,8 milioni di followers), che tra le sue stories non manca mai di sponsorizzare l’associazione Lida Olbia; con 2,2 milioni di fan si difende ottimamente anche il cantante olbiese Salmo, la modella Felisja Piana, l’ex velina Giorgia Palmas, il cantante Mahmood e la showgirl Valeria Marini.

Sotto il milione di followers, una schiera (anche qui decisamente eterogenea) di influencer sardi: Bianca Atzei, Serena Enardu, Hell Raton, Gigi Datome; in crescita i content creator locali, dalla pagina satirica Laura Laccabadora alle graffianti opere dell’ironico Eman Russ, rigorosamente made in Olbia.

Nell’ambito dei micro-influencer, troviamo le sorelle Chiara e Gloria Piscedda, la family influencer Lerefed e le attiviste olbiesi Belle di Faccia, che nel giro di un paio d’anni hanno raccolto un seguito di quasi 50mila followers, pubblicato un coloring book e firmato la prefazione della traduzione di FatShame di Amy Erdmann Farrell, volume fondamentale per la diffusione della riflessione su fat acceptance e body positivity; con un libro in uscita prossimamente, le due attiviste Chiara Meloni e Mara Mibelli sono state l’esempio di un exploit social dalla formula perfetta, mix tra cultura, approfondimento, impegno sociale e grafica curatissima e dallo stile riconoscibile, a corredo di contenuti sempre interessanti e ben approfonditi.

Come si evince facilmente da questa parziale classifica degli influencer locali, il paradossale denominatore tra tutti è la sostanziale eterogeneità dei loro contenuti e del loro campo d’azione.

Cosa lega la showgirl al cantante, lo sportivo alla modella? Nulla, apparentemente, eppure la risposta sta forse nell’abile storytelling tramite il quale l’influencer mostra la propria vita: quel modello capace di ispirare a tratti invidia, a tratti motivazione, senza però mai diventare del tutto inarrivabile; è il miraggio di riuscire a trasformarsi nei propri idoli, solo spiandone le mosse.

Un incantesimo fallace, forse, ma sicuramente ben orchestrato, visto il movimento economico che produce (per non parlare di quello sociale): secondo le stime, l’influencer marketing continua la sua ascesa, con una crescita di circa 9,7 miliardi di dollari per il 2020; medium preferiti per veicolare la pubblicità social (i tanto vituperati advertising) sono le stories Instagram e Tik Tok, ma con una sorpresa.

Dal momento che l’analisi dei dati evidenzia un sempre minor livello di engagement (quindi di coinvolgimento effettivo del pubblico) nei profili ad alto numero di followers, sempre più brand preferiscono rivolgersi ai cosiddetti micro-influencer (ovvero profili che contano dai mille ai centomila seguaci), per riscontrare un miglior ritorno in termini di vendite: un profilo più modesto dal punto di vista dei numeri, tende infatti a stabilire un rapporto più genuino con la sua community di riferimento, e questo lo rende in grado di “convertire” le sue visualizzazioni in maggiori vendite; se il pubblico ha fiducia e si sente valorizzato dall’influencer, sarà naturalmente più propenso a seguirne i consigli. Non da ultimo, più è specifica la bolla d’influenza, più sarà semplice “piazzare” il prodotto.

Per gli influencer nostrani, anch’essi spesso e volentieri brand ambassador e testimonial d’azienda, si apre una nuova sfida: quella di fidelizzare maggiormente il loro pubblico, mantenendo la loro personalità e allo stesso tempo intrattenendo e facendo un calibro sapiente tra pubblicità e contenuti spontanei: la competizione è aspra (nessuno escluso, nemmeno chi ha una carriera parallela), e il temuto skip sempre dietro l’angolo.

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