Friday, 13 February 2026
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Pubblicato il 13 February 2026 alle 07:00
Oschiri. C’è un luogo, sulle alture impervie della Gallura interna, dove l’arte non si limita a rappresentare la realtà, ma la estrae direttamente dalle viscere della terra. Questo luogo è Medados, l’atelier creativo di Alessandro Fenu, un artista che ha fatto del ritorno alle origini la sua proiezione verso il futuro. Fenu non è un semplice pittore o scultore; è un cercatore di energie che trasforma la materia inerte in un racconto vibrante di appartenenza.
Nelle sue opere, la Sardegna non è un fondale cartolinesco, ma una presenza fisica e prepotente. La pietra, le tele intrise di colori terrosi e i manufatti che profumano di antico non sono semplici oggetti, ma ponti gettati verso un’epoca mitica. La sua arte si nutre della brezza che risale dal mare fino ai picchi granitici, fondendo il calore del sole isolano con la ruvida fragranza delle erbe aromatiche.
Il percorso di Fenu, segnato da riconoscimenti che ne attestano la maturità critica, si distingue per un simbolismo viscerale. Ogni solco su una pietra, ogni stratificazione cromatica su tela, rimanda a un universo in cui le stagioni dell’anima si fondono con i cicli della natura. In un’epoca di digitalizzazione estrema, il lavoro di Alessandro Fenu ci ricorda che l'uomo è, prima di tutto, un essere di terra e sentimento.
Al nostro incontro Alessanro Fenu si svela in un'intervista introspettiva a cuore aperto. Un viaggio tra le ombre del passato e le luci di una Sardegna che non smette mai di generare bellezza.
Alessandro, il suo legame con l’arte ha radici profonde, nate in una bottega di famiglia a Oschiri seguendo l’impronta di suo padre. Se dovesse guardare indietro, qual è il primo insegnamento – tecnico o umano – che ha ricevuto da lui e che oggi, dopo il diploma al "Figari" e anni di ricerca, considera ancora il pilastro fondamentale della sua espressione artistica?
"Radici "innate" direi. Ho un ricordo di me bambino che osservo le grosse mani di mio padre scolpire con abilità una figura femminile in pietra basaltica e dopo pochi attimi soffermarsi su un dipinto, uno dei suoi grandi paesaggi a scegliere il colore più in sintonia per la sua poetica artistica. Il primo e unico grande insegnamento appreso da mio padre è stato la costanza, la resilienza, e l'umiltà verso qualsiasi tipo di pratica, sia che parliamo di vita, di passioni o di tecniche lavorative".
La sua Sardegna non è quella dei poli turistici cristallizzati, ma quella dei ruscelli nascosti, delle pietre levigate e dei rami contorti dal vento. Come riesce a trasferire nei suoi lavori la "voce" di questi elementi e quanto è importante per lei che chi osserva un suo quadro una sua opera-istallazione possa non solo vedere un colore, ma quasi percepire il profumo delle erbe aromatiche e la rugosità della roccia sarda?
"Prendo spunto osservando e diventando parte integrante della natura stessa, in molte delle opere più recenti in scultura, recupero l'oggetto che mi interessa soprattutto legno e creo simbiosi di forma e contenuto con materiali che modello, pietra, ferro, terracotta donandogli concetti stabiliti.in passato nella serie di sculture dal titolo " costellazioni dell' essere" foravo a tal punto la pietra da renderla fragile ,facendo così penetrare la luce naturale nel suo ciclo diurno- notturno Terrestre, queste sono opere relazionali rappresentano la "liberazione oltre la materia della sua stessa figurazione"...il trascorrere del tempo di un essere che attraversa la propria vita a volte con difficoltà a volte con forza equilibrio ed energia" cosicché il foro nella pietra è piccolo quando si ha tensione e pesantezza la luce penetra meno diffondendo oscurità, il foro e grande quando si ha forza ed equilibrio e quindi il corpo Scultura è invaso di luce. È fondamentale che il fruitore, quindi l'osservatore percepisca attraverso i suoi sensi ciò che l'opera afferma, e ciò a cui l'opera rimanda a pensare, è importante il colore come un ricordo di un paesaggio locale o come affermazione diretta dell'inconscio della memoria collettiva. È importante notare la relazione che si cela nel vedere la tridimensionalità di una scultura che "esplode" di luce naturale facendo vibrare nell' osservatore stati d'animo di contemplazione, di calma, di estasi".
Oggi la sua arte sta varcando i confini dell'Isola, portandola a esporre in contesti prestigiosi come la collettiva di Ferrara. In un mondo dell'arte spesso omologato, quanto coraggio serve per restare "fuori dagli schemi" e quanto la sua identità di artista sardo l'aiuta a mantenere questa libertà espressiva così pura e selvaggia?
" Scultura lingua morta" di Arturo Martini; "L' inferno dell'arte Italiana" di Germano Celant; "Lo potevo fare anch'io" di Francesco Bonami: sono scritti che consiglio a chi vuole capire il sistema dell'arte Italiana e europea dagli anni 40 ad oggi. Oltre che un infinita dose di coraggio e forza interiore serve tanta empatia e resilienza. Penso che tradotto in poche parole il mio pensiero sia questo: Arte: "Intimo codice di sensibilità empatica ". L' arte in Sardegna da un lato taglia il respiro perché ancora satura di tantum di preconcetti che deviano i percorsi, dall'altro lato è terra fruitrice di energie forti e grande ispirazione, parlo così perché mi sento fortunato e forse lo sono....vivo e lavoro a stretto contatto con la natura traendo dai suoi processi la ricerca creativa, il bosco, le rocce, il vento, la luce, la terra il mio nido.... è tutto ciò, tutto questo enorme e piccolo universo che mi aiuta a generare opere e creare la mia vera originalità.
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