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Budoni brilla con Lina Amadori nelle capitali dell’arte

L'artista racconta come ha trasformato il silenzio in materia viva

Budoni brilla con Lina Amadori nelle capitali dell’arte
Budoni brilla con Lina Amadori nelle capitali dell’arte
Laura Scarpellini

Pubblicato il 13 February 2026 alle 07:00

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Buoni. C’è un filo invisibile che parte dalla Gallura e arriva fino ai grattacieli di Manhattan e alle millenarie mura di Pechino. A tesserlo è l'artista Lina Amadori che da Budoni sta trasformando il panorama della pittura materica contemporanea in un viaggio emozionale senza confini. La sua storia non è solo quella di un successo accademico, ma il racconto di una "necessità biologica" che ha trovato nel gesto pittorico la sua forma più pura.

Dopo il prestigioso Premio Giotto ricevuto nella cornice di Palazzo Borghese a Roma, la carriera della Amadori è letteralmente esplosa. Il calendario 2026 la vedrà protagonista assoluta: prima a Sanremo, poi alla Biennale di Milano, fino agli appuntamenti internazionali di New York e Pechino. La prossima primavera, inoltre, le sue tele approderanno ai Castelli Romani nei pressi della Capitale,  per una mostra che si preannuncia come uno degli eventi più attesi del territorio.

L’arte di Lina è impattante, fisica: gesso, acrilico e stucco non vengono solo stesi, ma "vissuti" direttamente con le mani. Chi osserva le sue opere oggi vede una luce vibrante, ma non deve dimenticare che quel bagliore nasce da un’oscurità profonda. Le sue prime tele, nate come valvola di sfogo dopo la perdita improvvisa del padre, erano dominate da neri, grigi e sprazzi di bianco; opere liberatorie che segnavano l'inizio di una catarsi. Oggi, quel dolore si è fatto luce, portando Budoni e la Sardegna intera sul tetto del mondo artistico. Al nostro incontro in cui ci racconta il suo percorso creativo, ci riceve con il suo dolce sorriso che avvicina, coinvolge e crea subito un atmosfera suggestiva e accogliente.

 

Lina, la sua pittura nasce da un "bisogno fisico" quasi urgente, una catarsi necessaria per dare voce a ciò che le parole non sanno dire. Dopo la scomparsa di tuo padre, le sue opere hanno attraversato l'oscurità dei neri e dei grigi per poi aprirsi a nuovi orizzonti. Quanto di quel silenzio iniziale vive ancora oggi nelle sue tele, ora che la tua arte sta "parlando" al mondo intero?

"L’oscurità il dolore iniziale è sempre li, come una radice silenziosa, i miei silenzi ci sono ci saranno sempre, sono quei silenzi parole, pensieri emozioni mai dette vengono trasformate in forma astratta su una tela. Ogni volta che nasce un quadro io non so mai cosa andrò a creare mi lascio trasportare dalle mie emozioni che ho dentro, un rumore, una voce, il mio stato d’animo crea l’opera. Dopo la morte di mio padre non sapevo cosa stava cambiando in me, sentivo un rumore dentro, sentivo un dolore che non riuscivo a colmare da due anni di totale sofferenza. Cosi un giorno mi sono ritrovata. Io, una tela  e dei colori. I colori, già: il bianco e beh, il nero. Cosi iniziai a sfogare il mio dolore su una tela. Non immaginavo, non sapevo che una tela, la materia, potessero colmare in qualche modo quello stato d'animo. Ho realizzato così in quel momento che talvolta può accadere che una semplice tela può aiutarti, proprio quando tutto cambia intorno a te e si trasforma".

Dal successo di Palazzo Borghese a Roma, poi il Premio Giotto conquistato a Firenze, poi Pechino, la sua carriera ha preso il volo verso Sanremo, New York, Milano e persino il territorio di Roma. Come riesce un'anima legata alle radici profonde di Budoni a mantenere intatta la propria identità creativa mentre attraversa scenari così cosmopoliti e diversi tra loro?

"I viaggi, le città, mi aprono lo sguardo. In quei momenti immagino e sogno di dipingere ciò che vedo e quello che sto provando. Città come Firenze ti lasciano un emozione sulla pelle. Le città d'arte dopo averle vissute te le porti dentro per sempre. Sanremo, Milano invece per me sono occasioni di confronto e crescita, anche se le mie opere nascono sempre dal profondo della mia anima, legate alle origini e tradizioni del mio paese, al rumore del suo mare, ai colori delle sue albe e tramonti.  Questo fine settimana il mio quadro "Ciò che resta" verrà esposto in videoesposizione alla mostra mercato d’arte moderna e contemporanea dal 13 al 15 febbraio 2026 a Genova. regalandomi sicuramente tante nuove emozioni".

È stato detto che nelle sue opere ogni spettatore può ritrovare una parte del proprio universo emozionale. La spaventa o l'affascina l'idea che, una volta esposta, la sua emozione più intima smetta di appartenerle per diventare lo specchio del dolore o della gioia di uno sconosciuto a New York  come a Milano?

"Ogni volta che qualcuno guarda un mio quadro mi affascina perché le mie emozioni diventano specchi. Perché qualcuno “probabilmente” riesce a vedere quello che io non vedo, e nel sentire la loro interpretazione magari scopro una parte di me che non conosco, un sentimento nascosto, un dolore, ricordo, emozione, gioia. Ognuno di noi guardando un opera ci vede riflesse le proprie emozioni, le proprie esperienze, e sogni. Non sempre gli occhi degli altri riescono a vedere quello che tu vedi. Ma forse è proprio questa diversità che fa nascere la magia dell'arte pittorica".