Friday, 13 February 2026
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Pubblicato il 13 February 2026 alle 07:00
Olbia. Non sono state ancora approvate, ma le linee guida regionali per la realizzazione dei PUL (Piani di utilizzo dei litorali) sono destinate a far discutere. Anzi, fanno già discutere. Non è ancora tempo di barricate, né di "missili", ma il settore balneare osserva con attenzione le mosse della Regione Sardegna e in particolare dell'Assessorato al Turismo, guidato da Francesco Spanedda. Ne abbiamo parlato con Francesco Gambella, segretario regionale del sindacato di categoria ITB, che lancia una proposta che potrebbe mettere d'accordo davvero tutti.
Sono uscite le linee guida per i pul: siete stati coinvolti come categoria? E, in seconda battuta, quali sono le vostre prime reazioni a caldo?
Intanto, facciamo chiarezza. Non sono uscite le linee guida, diciamo ci hanno presentato l'idea che hanno e questo è sostanziale. Questa idea, queste linee devono essere prima di tutto approvate dalla giunta. Sì, siamo stati coinvolti: è più di un anno che parliamo con la Regione. Diciamo che va bene essere coinvolti, ma se si è coinvolti ci si aspetta che almeno una cosa su dieci di quelle proposte venga accettata. Quello che posso dire è che le porte della Regione sono aperte per le associazioni di categoria, ma l'idea che hanno a giudicare da quello che fino a oggi è uscito è tutto l'opposto rispetto alla natura dei nostri incontri.
Quali sono i punti più critici secondo voi?
Punti critici? Partiamo dalla non equità, nel senso che se tu mi programmi un'ottanta per cento di spiaggia libera, possiamo dire che quella è una grossa criticità perché una programmazione equa, lo dice la parola stessa, dovrebbe essere almeno il cinquanta per cento. Ossia, il famoso fifty-fifty che accontenta tutti. Cosa succede con l'ottanta per cento di spiaggia libera?
A parte che molte aziende chiuderanno, forse la quasi totalità delle aziende (salvo qualche concessione di alberghi e salvo persone veramente stra-ricche che possono accedere ai bandi), possiamo ipotizzare un danno erariale perché queste aziende - quelle che chiuderanno - non producendo più un fatturato non pagheranno tutte le tasse. Quindi, per esempio, non si pagherà più la TARI per immondizia, pulizia della spiaggia e quant'altro. Non si pagheranno più gli stipendi, quindi perderanno il lavoro i bagnini, chi lavora in bar, chi lavora nei ristoranti, perché lì non ci sarà più nulla. Parliamo di una perdita di posti di lavoro veramente importante.
A Spotorno, in Liguria, paese di 3000 anime, hanno protestato tutti gli operatori del turismo per il 40% di spiaggia libera. Perché? Perché anche il ristoratore, il gelataio, l'indotto, si è reso conto che il cliente della concessione è anche un cliente di chi non lavora sul demanio.
Quindi, riassumendo: un danno erariale, la perdita di posti di lavoro, la mancanza del servizio di salvataggio. Ora, quest'ultimo tema viene molto sottovalutato, ma è bene ricordare che il dieci per cento delle morti per annegamento arrivano per una semplice e banalissima sincope che non ha età e può capitare a chiunque. Va da sé che se uno mette soltanto il cartellone, dicendo che non c'è il bagnino e non ci mette il bagnino, le morti per annegamento potrebbero aumentare.
Per il tipo di sistema turistico che gravita attorno a Porto Cervo e Porto Rotondo, cioè l'eredità del principe Aga Khan, questo genere di programmazione è la fine perché è un tipo di turismo che chiede servizi.
Auspichiamo che, comunque sia, ci siano altri incontri.
La vostra categoria, quella dei balneari, non è particolarmente ben vista, siete considerati un po' come degli "usurpatori" del demanio anche a causa di esempi che non c'entrano nulla con la Sardegna, come ad esempio la Liguria o il litorale di Ostia o quello di Rimini. Però è anche vero che in alcune spiagge si è arrivati un po' al limite sia per numero di concessioni che per estensione. Non si può trovare un equilibrio tra iniziativa privata/servizio turistico e diritto a usufruire di un bene comune senza essere relegati sugli scogli?
C'è una soluzione ed è la nostra idea. Partiamo da almeno cinquanta e cinquanta, cioè metà spiaggia libera e metà servizi. Poi, seguire le regole della bandiera blu. Almeno la metà. La bandiera blu è un'associazione non a scopo di lucro, nata in Nord Europa; è presente anche all'estero, esempio negli Emirati Arabi, nonché in altre località extra Europa. Al suo interno ogni singolo Stato ha il Ministero del Turismo, il Ministero dell'Ambiente, l'ESPR, le associazioni dei biologi marini, dei chimici, le associazioni di ambientaliste. Questo perché? Perché i criteri devono essere poi valutati da persone esperte. Seguendo la bandiera blu si hanno delle linee guida straordinarie che mettono d'accordo tutti.
L'idea di programmazione, parlo sempre di idea perché deve passare in giunta, purtroppo non rispetta i criteri della bandiera blu che prevede un servizio di sicurezza a mare. Un servizio che non garantisci con dei semplici cartelli. La bandiera blu prevede regole come, per esempio, l'educazione ambientale, ma prevede anche tante altre cose come la bellezza delle acque, la presenza dei servizi che devono essere sufficienti. In una spiaggia che ha tre mila cinquecento entrate non puoi mettere otto bagni. Quindi anche i servizi devono essere fatti in un certo modo a garanzia che la gente non vada a fare i bisogni in acqua, nelle dune o dietro la macchia mediterranea. Questa è la nostra ricetta, questa è la nostra soluzione ed è una soluzione che di fatto mette d'accordo tutti perché i criteri accontentano gli ambientalisti, accontentano la tutela ambientale, accontentano i servizi, accontentano chi vuole il lettino e accontentano chi vuole la spiaggia libera. Sappiamo che c'è questa sensibilità in Regione e a quella puntiamo.
Riguardo la vertenza balneare, in generale, avevate riposto molta fiducia nel nuovo Governo Meloni, sono passati 3 anni e mezzo: un bilancio? Siete soddisfatti?
Premettendo che non ragiono per partito preso, sul Governo Meloni posso dire questo: è evidente che, un mese prima delle elezioni in Parlamento, ci sono stati degli interventi pubblici a nostro favore, si diceva "ci pensiamo noi" e quindi parlando in quel modo anche all'interno del Parlamento sono state create delle aspettative.
Un anno dopo, ha fatto una legge che ci manda a bando e quindi io penso che a prescindere da governo o non governo, è stata fatta un'inversione ad U inspiegabile, o meglio spiegabile perché le nostre aziende sono state messe sul piatto in cambio del PNRR che, ricordiamolo, è un debito: quei soldi vanno ridati, stiamo parlando di 194 miliardi di euro che vanno ridati nel 2032. Entro giugno di quest'anno, tra l'altro, bisogna finire tutti i cantieri e chiuderli coi vari allacci elettrici, fogne e quant'altro. Per questo ci hanno infilato in mezzo e ci stanno mandando alla deriva.
Perché in altri paesi europei non ci sono tutte queste diatribe? Eppure le normative sono le stesse.
Perché ci sono politici diversi che hanno tutelato, protetto e difeso i balneari del loro Paese. E come lo hanno fatto? Semplicemente facendo rispettare la direttiva, quindi seguendo anche la legge, ossia l'articolo 12 della famosa scarsità della risorsa che in Sardegna ricordo non esiste perché già abbiamo l'ottanta per cento di spiaggia libera sulla superficie regionale e questo dichiarato nel report di Legambiente. Loro hanno semplicemente applicato la legge e hanno salvato, difeso, tutelato il lavoro dei loro concittadini. Ecco, questo, questo bisognava fare. Invece da noi questo non è accaduto. Anzi, la risposta dell'Europa, solo per l'Italia, è che in Italia la risorsa è scarsa a prescindere. Non è solo straordinario: è fantapolitica!
Vero è che la Gallura ha il numero maggiore di concessioni e qua la tensione si inizia a serntire. Perché chiudere un'azienda, e non per colpa dell'imprenditore, è veramente pesante. Con questo tipo di programmazione a che bandi possiamo partecipare? Certo, possiamo partecipare, ma tolti gli albergatori ci rimane un ombrellone da prendere. Su quell'ombrellone, vince chi mena più forte. Ti devi affidare a commercialisti e periti tutti indicati dal Ministero competente, non è che ti salvi con il geometra che ti fa il progettino e in cambio gli porti un regalo. Quel tipo di professionista va pagato: si va dai 20.000 ai 50.000 euro per le realtà più grandi. E se perdi il bando, quei soldi non te li restituisce nessuno. Quindi, capiamoci: quei soldi chi ce li ha? E stiamo parlando solo della partecipazione.
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