Thursday, 12 February 2026
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Pubblicato il 12 February 2026 alle 19:00
Calanginus.In un’epoca in cui la comunicazione politica corre veloce sui binari della contrapposizione frontale, c'è chi sceglie di fermarsi e richiamare tutti all'ordine della responsabilità. Fabio Albieri, Sindaco di Calangianus, rompe il silenzio sulla complessa situazione dell'Ospedale di Tempio, ma lo fa con un tono che si discosta nettamente dal coro delle polemiche quotidiane. Il suo non è solo un intervento amministrativo, è un monito etico: la sanità pubblica non può e non deve essere ridotta a un trofeo da esibire o a un'arma da puntare contro l'avversario.
L’Ospedale di Tempio non è solo una struttura fatta di cemento e corsie; è l'ultimo baluardo di sicurezza per un territorio, quello del distretto gallurese, che vede nel diritto alla cura la propria dignità sociale. Albieri, che vive quotidianamente il polso della sua comunità, avverte un pericolo strisciante: la strumentalizzazione.
"La salute dei cittadini non può diventare uno slogan", dichiara con fermezza il primo cittadino. Il rischio, evidenziato con preoccupazione, è che il dibattito sui servizi essenziali scivoli nel fango della propaganda, allontanando quel pragmatismo necessario per risolvere le criticità strutturali che affliggono il nosocomio.
Il Sindaco di Calangianus si fa portavoce di un sentimento diffuso tra gli amministratori locali: la stanchezza verso le semplificazioni. Ogni giorno, negli uffici comunali, giungono le istanze di padri, madri e anziani che chiedono certezze sui reparti, sui tempi d'attesa, sulla presenza dei medici. Richieste concrete che non hanno colore politico.
"Il nostro ospedale è una risorsa comune", prosegue Albieri, sottolineando come la difesa del presidio debba essere un atto di responsabilità collettiva. Il richiamo è diretto a tutti i livelli istituzionali: dalla Regione allo Stato, dai partiti ai movimenti di opinione. L'invito è a deporre le armi della polemica sterile per sedersi attorno a un tavolo di serietà e unità.
La sfida lanciata da Fabio Albieri è dunque culturale prima ancora che politica. Proteggere l'Ospedale di Tempio significa proteggere il futuro dei piccoli centri come Calangianus, garantendo che nessuno si senta un "cittadino di serie B".
Il futuro della sanità territoriale dipende dalla capacità della classe dirigente di agire come un corpo unico. Senza questo scatto d'orgoglio istituzionale, le soluzioni resteranno lontane e il dibattito continuerà a nutrirsi di promesse elettorali, mentre le corsie restano silenziose. Albieri ha scelto la strada della verità: per curare l'ospedale, bisogna prima curare il modo in cui se ne parla.
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