Thursday, 12 February 2026
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Pubblicato il 12 February 2026 alle 11:30
Cannigione (Arzachena). Il palcoscenico di Sanremo non è fatto solo di musica e fiori, ma anche di eccellenze che sanno raccontare l’identità di un territorio attraverso il gusto. In questa edizione 2026, i riflettori del Salotto del Gusto del Festival (RAI) si accendono su Giuseppe Lapolla, il "sardo d'adozione" che da oltre vent’anni ha trasformato il rinomato borgo turistico di Cannigione, in comune di Arzachena, in una tappa obbligatoria per gli amanti della pizza d'autore.
Già consacrato dalla prestigiosa Guida de L’Arcimboldo con l’assegnazione di 3 pennelli nella categoria Artista Storico, Lapolla sbarca in Riviera con un nuovo, pesantissimo titolo: quello di Chef di Pizza Stellato 2026. Un riconoscimento che non premia la semplice visibilità, ma la coerenza di un percorso fatto di studio, fermentazioni lente e un rispetto sacro per la materia prima.
Per Giuseppe Lapolla, la Pizzeria "Da Serafino" è molto più di un luogo di lavoro: è il laboratorio dove l’impasto incontra la filosofia. Arrivare a Sanremo il 24 e 25 febbraio significa portare la Gallura e la Sardegna nel contesto più mediatico d'Italia.
Lapolla non sarà solo un ospite, ma un protagonista attivo: tra show cooking e momenti di confronto, il maestro racconterà la sua visione di pizza come linguaggio gastronomico contemporaneo. La sua partecipazione si inserisce nel programma ufficiale che vedrà anche le sfide per il Trofeo "La Migliore Pizza di Sanremo 2026", un evento che trasforma la città dei fiori nella capitale mondiale dell'arte bianca.
Il premio conferito dalla Guida fondata da Vincenzo Varlese celebra un approccio che Lapolla ha affinato negli anni tra le rocce e il mare della Costa Smeralda. La motivazione del riconoscimento risiede nella sua capacità di unire precisione tecnica; impasti idratati e studiati molecolarmente; rispetto del temp con fermentazioni che garantiscono digeribilità e sapore; identità territoriale con una selezione di ingredienti che sono un omaggio alla terra che lo ha accolto.
Visibilmente emozionato, Lapolla ha commentato così il traguardo: "Ricevere questo riconoscimento a Sanremo è un onore enorme perché arriva da una guida che mette al centro il progetto, non l'ego. La Sardegna mi ha dato tanto, professionalmente e umanamente, e portare qui un pezzo di quel percorso significa raccontare una pizza che nasce dal rispetto e dallo studio"..
La Guida Chef di Pizza Stellato conferma così la sua missione: creare una rete internazionale di professionisti che vedono nella pizza un patrimonio culturale. Giuseppe Lapolla, con la sua umiltà e la grinta che lo contraddistingue, è oggi l'emblema di questa nobiltà artigiana, dimostrando che dalla cucina di una storica pizzeria gallurese si può arrivare a toccare le stelle della gastronomia mondiale. Incontrrlo è sempre un piacere, con la sua voglia di raccontarsi comunicando tutta la passione , l'entusiasmo e la soddisfazione di essere ormai a tutti gli effetti un divilgatore dell'arte della pizza, e della buona gastronomia in generale.
Chef, lei è stato definito un 'sardo d'adozione'. In che modo la Gallura, con i suoi profumi e le sue materie prime, ha influenzato la creazione della pizza che presenterà al Salotto del Gusto di Sanremo? C'è un ingrediente sardo 'non negoziabile' nel suo impasto o nel topping?"
"Essere definito “sardo d’adozione” per me è un onore enorme. La Gallura mi ha insegnato il rispetto per la materia prima e per la terra. Qui ho imparato che un prodotto non è solo un ingrediente: è cultura, vento, sole, mare. La pizza che porterò al Salotto del Gusto a Sanremo nasce proprio da questo. Non è una pizza “folkloristica”, ma identitaria. Uso ingredienti che raccontano la Sardegna senza urlarla. C’è un ingrediente non negoziabile? Sì: l’olio extravergine sardo. Per me è la firma finale. E poi la scelta delle farine che devono essere di qualità. Non metto un prodotto per moda, ma solo se dialoga davvero con l’equilibrio dell’impasto. La Sardegna non è decorazione: è struttura".
Ricevere il titolo di Chef di Pizza Stellato 2026 proprio nel contesto di Sanremo è un traguardo prestigioso. Lei ha dichiarato che questa guida 'mette al centro il progetto, non l'ego': qual è la sfida più grande nel mantenere questa umiltà artigiana mentre si calca un palcoscenico così scintillante?
"Ricevere il titolo di Chef di Pizza Stellato 2026 nel contesto di Sanremo è una grande emozione. Ma il premio non cambia chi sono. Quando dico che questa guida mette al centro il progetto e non l’ego, intendo che premia il percorso, la coerenza, la visione nel tempo. Non l’apparenza. La sfida più grande su un palcoscenico come Sanremo è restare artigiano. Ricordare che io nasco davanti a un forno, non sotto i riflettori. Il palco è un momento. Il banco di lavoro è la mia identità. Se perdi quello, perdi tutto".
Il Trofeo 'La Migliore Pizza di Sanremo' trasforma la Riviera nella capitale dell’arte bianca. Guardando al futuro, quale messaggio vuole lanciare dalla cucina della Pizzeria 'Da Serafino' ai giovani pizzaioli che vedono in lei un modello di 'nobiltà artigiana'?
"Ai giovani pizzaioli voglio dire una cosa chiara: studiate. Non accontentatevi di saper stendere un disco di pasta. Studiate le farine. Studiate la chimica dell’impasto. Studiate il territorio. E soprattutto fate esperienza vera, con le mani sporche di farina. La “nobiltà artigiana” non è un titolo. È disciplina quotidiana. È aprire il locale ogni giorno con la stessa umiltà del primo. Dalla cucina della Pizzeria “Da Serafino” parte un messaggio semplice: la pizza è cultura. Se la trattate come tale, vi porterà lontano. Ma dovete rispettarla. Sempre".
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