Wednesday, 11 February 2026
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Pubblicato il 11 February 2026 alle 14:00
Loiri Porto SanPaolo. Non è più solo una questione di confini tracciati sulle mappe nautiche, ma di una difesa reale, fisica e competente. Il Comune di Loiri Porto San Paolo il 6 febbraio scorso si è ufficialmente trasformato nel baricentro della conservazione marina italiana, ospitando un laboratorio strategico che promette di cambiare per sempre il destino delle nostre coste. Il primo Workshop Interforze sulla sorveglianza accessoria ha segnato un punto di non ritorno: il passaggio da una protezione teorica a un controllo capillare e professionale.
Al centro di questo nuovo paradigma c’è la nascita di una figura professionale finora mancante: la Guardia Ambientale Marina. Non si tratta di semplici osservatori, ma di operatori altamente specializzati destinati a diventare i custodi attivi delle Aree Marine Protette (AMP). All'incontro erano presenti diversi rappresentanti delle amministrazioni locali: Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, Tavolara – Punta Coda Cavallo e Capo Caccia Isola Piana, Compagnie Barracellari, Protezione Civile di Capo Ceraso, Guardia Costiera Ausiliaria, associazioni di Guardie Ambientali di Santa Teresa Gallura, e AMP di Capo Testa - Punta Falcone.
Promosso da Worldrise sotto l'egida della presidente Mariasole Bianco, l'incontro come abbiamo già accennato, ha riunito le eccellenze della vigilanza sarda, per colmare quel vuoto operativo che spesso rende le AMP vulnerabili. L'obiettivo è chiaro: superare l'esigua soglia dello 0,06% di mari italiani realmente protetti, puntando con decisione verso il traguardo internazionale del 30x30 (tutelare efficacemente il 30% dei mari entro il 2030). Sono intervenuti Alessandro Ciccolella (Consorzio di Gestione di Torre Guaceto), Roberta Canu (SPS Srl) Augusto Navone (Fondazione IMC), e il team di Worldrise.
Il protocollo definito a Loiri Porto San Paolo ribalta il concetto di vigilanza. Le future guardie non avranno solo competenze giuridiche e scientifiche, ma saranno dotate di una spiccata capacità relazionale. L'idea vincente è la prevenzione attraverso l'educazione: saper comunicare il valore della biodiversità ai diportisti e ai turisti prima che l'illecito venga commesso.
"Proteggere il mare significa renderlo realmente difeso" ha dichiarato Mariasole Bianco, sottolineando come il dialogo tra istituzioni, esperti e cittadinanza sia l'unica chiave per una gestione sostenibile.
Il 2026 segnerà il passaggio dalla teoria alla pratica. Le azioni pilota che partiranno proprio da questo quadrante della Sardegna sono destinate a diventare uno standard istituzionale replicabile in tutto il Paese. Creare un corpo di guardie certificato a livello regionale garantirà quella qualità omogenea necessaria per affrontare la pressione antropica crescente che grava sul Mediterraneo.
La Sardegna, dunque, non si limita a guardare le proprie acque, ma si propone come guida per l'Italia intera. Se le Aree Marine Protette sono i polmoni del nostro ecosistema, Loiri Porto San Paolo ha appena dimostrato di essere il cuore pulsante che permetterà a questi polmoni di continuare a respirare, protetti da una rete di sorveglianza che finalmente unisce scienza, legge e amore per il territorio. A chiusira lavori possiamo dire di aver assistito al primo vero confronto diretto fra ONG,enti gestori, le istituzioni, e forze dell’ordine gettando così basi propositive per un nuovo modello di sorveglianza accessoria, delle Aree Marine Protette sarde. Si salpa.
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