Wednesday, 11 February 2026
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Pubblicato il 11 February 2026 alle 08:00
Olbia. L'inverno in Gallura non è mai stato così freddo, e non per questioni meteorologiche. A far gelare il sangue dei cittadini è lo scontrino fiscale: il pellet, il combustibile "ecologico" che negli ultimi dieci anni ha sostituito migliaia di caldaie a gasolio e camini tradizionali, è diventato il simbolo di una crisi economica che morde le gambe alle famiglie.
Se il fenomeno del caro-energia interessa l'intera Penisola, è tra le coste e l'entroterra del Nord-Sardegna che la situazione sta assumendo contorni critici. Qui, la domanda di riscaldamento è rigida e la dipendenza da questo materiale è altissima, ma l'offerta sembra essersi volatilizzata o, peggio, ripresentata a prezzi che molti non esitano a definire "da sciacallaggio".
La domanda sorge spontanea: perché in Sardegna il pellet costa più che altrove? Ancora una volta, l'imputato principale potrebbe essere riconducibile a il trasporto su nave? Davvero l'insularità si conferma una zavorra economica con i suoi costi dei noli marittimi, sommati ai rincari del carburante per i tir che devono percorrere la dorsale sarda,. Insommatutto è riconducibile ad un vero e proprio "sovrapprezzo geografico" che ricade interamente sulle spalle del consumatore finale.
Tuttavia, addossare l'intera colpa alla logistica appare, agli occhi degli esperti e delle associazioni di categoria, una spiegazione parziale. Se è vero che le navi costano care, è altrettanto vero che la carenza improvvisa di prodotto in Gallura, proprio nel momento di massimo bisogno, puzza di strategia commerciale mirata.
Non è solo una percezione dei cittadini: la questione è ufficialmente approdata nelle aule di giustizia. Diverse Procure sard sollecitate dalle associazioni dei consumatori, stanno indagando per verificare l'ipotesi di manovre speculative. Il sospetto è che qualcuno stia "giocando" con le scorte, trattenendo il prodotto nei magazzini per farne lievitare artificialmente il prezzo o applicando rincari ingiustificati sui pochi sacchi rimasti in esposizione.
Il pellet, infatti, non è un bene voluttuario. In un inverno che non accenna a dare tregua, riscaldarsi è un diritto primario. Quando il prezzo di un sacco da 15kg raddoppia nel giro di poche settimane senza una reale variazione dei costi di produzione alla fonte, si entra nel campo dell'illecito etico, prima ancora che penale.
In questo scenario di incertezza, il paradosso è che la migliore politica economica per le famiglie galluresi sembra essere la speranza nel meteo. Un inverno mite e breve è l'unico ammortizzatore sociale rimasto contro un mercato che sembra aver perso ogni bussola morale, non solo in Sardegna.
Ma la fortuna meteorologica non può essere una strategia di governo. L'emergenza pellet in Sardegna è il campanello d'allarme di una fragilità energetica che va risolta con controlli più severi, una revisione dei costi di continuità territoriale delle merci e, soprattutto, una vigilanza costante affinché il calore delle case non diventi merce di scambio per arricchimenti rapidi sulla pelle dei cittadini.
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