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Olbia, un altro Primo Maggio saltato: "danno economico ma anche sociale"

Una giornata simbolica per tanti giovani, cancellata per la seconda volta dalla pandemia

Olbia, un altro Primo Maggio saltato:
Olbia, un altro Primo Maggio saltato:
Camilla Pisani

Pubblicato il 01 maggio 2021 alle 06:00

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Olbia. Sarà di nuovo un Primo Maggio vuoto, quello di Olbia: al secondo anno di pandemia, le speranze riposte per una ripartenza degli eventi sono state disattese dal nuovo picco dei contagi, accompagnato da una campagna vaccinale che procede a stento.

Se l’anno scorso, nella stessa data, si era accolta questa rinuncia con un certo stato di speranzoso ottimismo, questo primo maggio segna il passo di una crisi dalle molte sfaccettature: dietro all’organizzazione di un evento, piccolo o grande, esiste un complesso sistema di attività artistiche ed economiche, che fanno da scheletro ed insieme da motore alla sua riuscita; va da sé, ma forse non è mai sottolineato a sufficienza, quanto lo stop alla cultura ed allo spettacolo stia significando lo smantellamento di un intero settore professionale.

Musica, intrattenimento, sport: i tre cardini del Primo Maggio olbiese, tradizionalmente (ormai dal 2011) organizzato dall’associazione Eventi Frizzanti, si trovano in quelle aree lavorative più colpite dalla crisi pandemica, che non coinvolge solo la sfera economica ma anche quella sociale.

“Noi abbiamo sempre cercato di portare esempi di positività, di solidarietà; se il tema principale era il lavoro, abbiamo però provato a declinarlo in molti modi, coinvolgendo vari settori, la socialità e la musica in modo inclusivo. Adesso però il mondo dell’associazionismo è fermo, così come quello dello sport. I giovani hanno perso da un anno e mezzo quel mezzo educativo positivo che è proprio la disciplina sportiva, e d’altro canto anche gli educatori sportivi sono senza lavoro da oltre un anno. Si tratta di una situazione che produce effetti a catena; se noi come associazione non siamo penalizzati da un punto di vista economico, ma sociale, chi invece lavora con noi, come ad esempio i tecnici del service, i gruppi musicali, la sicurezza, i camion bar, gli ambulanti, i torronai perdono una grossa fetta di guadagno, essenziale per mantenersi. Queste persone, perdendo un evento come il Primo Maggio o come San Simplicio, vedono erodersi un introito che, nel bilancio annuale, rappresenta un tassello fondamentale; anche un evento senza scopo di lucro, gratuito ed organizzato per la città ha quindi dietro un grosso numero di persone che ne hanno bisogno per mantenersi” spiega Ivana Russu, dell’associazione Eventi Frizzanti. Al danno economico, se ne aggiunge un altro, forse sottinteso, in sordina, ma di gravità equivalente: quello sociale, ai danni soprattutto dei giovani, già provati dall’esperienza della pandemia e dalla frustrazione della socialità.

“Ci sono ragazzi che aspettano tutto l’anno per venire ad un evento come il Primo Maggio – continua Ivana Russu – anche per fare i volontari, per stare insieme divertendosi e godendo di un gruppo affiatato. Il lato sociale è quello che ci porterà degli strascichi a livello psicologico, come registrato dalle associazioni, dai gruppi di studio e dagli psicologi del territorio; soprattutto tra i giovani stanno emergendo disordini psicologici importanti, proprio a causa dell’assenza della sfera della socialità”.

L’aspetto legato al disagio giovanile è forse il dato più allarmante, dopo quello relativo alla crisi economica, ed è quello che emerge prepotentemente dalle cronache cittadine, testimoni dei sempre più frequenti casi di suicidio. Il Primo Maggio è un simbolo di resistenza, di positività, di partecipazione: nella speranza che la celebrazione sia solo rimandata, Olbia procede a schiena dritta, verso l’attesa fine del buco nero della pandemia e della perdita del lavoro.