Thursday, 29 January 2026
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Pubblicato il 29 January 2026 alle 11:00
Olbia. C’è stato un tempo in cui il sogno passava necessariamente per un’inquadratura televisiva e il giudizio di quattro sedie girevoli. Le sorelle olbiesi Simona e Serena Canu, in arte Simo e Sere, quel riflesso lo hanno inseguito con la freschezza della gioventù nel 2012, nel 2013 e ancora nel 2016, quando i talent scout di X Factor notarono quel loro innato talento capace di coinvolgere istantaneamente chiunque le ascoltasse. Ma il tempo, si sa, è un setaccio onesto: separa ciò che è moda da ciò che è sostanza.
Oggi, a quasi dieci anni da quelle sfide televisive, la parabola di Simo e Sere ha preso una direzione ostinata e contraria. Mentre i talent si trasformano sempre più in fucine di "fenomeni" istantanei che, a ben guardare, hanno ben poco di talentuoso, il duo sardo ha scelto di abitare uno spazio diverso. Uno spazio fatto di studio rigoroso, preparazione tecnica e una passione viscerale che non accetta compromessi con il marketing del nulla.
Abbiamo incontrato Simona Canu per farci raccontare questo nuovo capitolo. Tra le sue parole emerge un disincanto consapevole verso un’industria che punta tutto sull'artificio."L’industria della musica televisiva ci andava stretta," confida Simona. "C’è una differenza profonda tra essere un prodotto e essere un’artista. Noi abbiamo scelto la seconda strada."
L’immagine di Simo e Sere colpisce per la sua disarmante naturalezza: lineamenti puliti, sguardi che non cercano l'approvazione di una telecamera e, soprattutto, l’assenza totale di quella necessità di "mettersi in mostra" tipica di chi deve nascondere una carenza di contenuti. A loro non servono filtri: la sonorità parla da sé.
L’ultimo lavoro del duo, "Che ne sanno gli altri", uscito lo scorso 3 ottobre 2025, è la prova tangibile di questa maturità. Il brano ha immediatamente conquistato critica e pubblico, non attraverso algoritmi dopati, ma grazie alla qualità di una scrittura che arriva dritta al punto.
Nonostante il successo e i chilometri percorsi, le sorelle Canu mantengono un legame ombelicale con la propria terra. Non è raro, infatti, vederle partecipare a una jam session improvvisata nel centro storico di Olbia, su quel lastricato che scotta sotto il sole estivo e che le ha viste crescere, nota dopo nota.
In un'epoca di precarietà artistica, Simo e Sere rappresentano un’eccezione necessaria. La loro proposta restituisce dignità alla figura della donna nella musica: niente stereotipi, niente volgarità di facciata, solo il peso specifico del lavoro duro.
Con loro, la nuova generazione musicale al femminile non perde in personalità, ma guadagna in spessore. Dimostrano che si può rinunciare alla gloria effimera di un format TV per costruire qualcosa di eterno: una carriera basata sulla verità. Simona al nostro incontro è come sempre sorridente, con uno sguardo che guarda lontano, come sua sorella. Ed è proprio il caso di dirlo: rispetto alla loro musica, gli altri... che ne sanno?
Simona e Serena il vostro successo sui social dimostra che il pubblico cerca l’autenticità. Come riuscite a mantenere questo rapporto così diretto e pulito con i vostri follower senza cedere alle logiche dell’apparire a tutti i costi?
"Siamo semplicemente noi stesse, - rispondono all'unisono Simona e Serena -ovviamente come nei rapporti umani di vita pensiamo che i rapporti con le persone che ci seguono devono essere reali e appunto autentici…anche perché poi ad un certo punto le maschere cadono. comunque la costruzione di un personaggio non reale secondo il nostro punto di vista, non porta niente se non a fingere chi non si é, e noi non siamo proprio abituate. Diciamo che al giorno d’oggi sembra un po’ controcorrente, ma credo che sia la chiave per arrivare dirette alle persone più simili a te..e poi ci viene anche naturale, quindi non sappiamo fare diversamente".
Avete vissuto l'esperienza dei grandi talent show per tre volte. Guardando alla scena musicale di oggi, cosa pensate che manchi ai giovani artisti che cercano di emergere oltre la durata di un singolo programma TV?
"Più che dire cosa manchi agli artisti che cercano di emergere, in base alla nostra esperienza, ci sentiamo semplicemente di dare un consiglio: vivetevi l’esperienza perché è una figata, ma con i piedi per terra. Sappiamo bene che a vent’anni si ha una testa sognante - risponde Simona con un sorriso- e quindi può risultare difficile restare con i piedi per terra, ma i talent show essendo un’ottima vetrina, allo stesso tempo hanno anche tante caratteristiche che possono non essere del tutto positive. Noi l’abbiamo capito e quindi abbiamo deciso al momento di non parteciparci più".
Olbia è il vostro baricentro. Quanto è importante per voi cantare tra la vostra gente, nel centro storico, e quanto la vostra terra influenza il vostro modo di interpretare i brani del panorama internazionale?
"Olbia è "Casa" e suonare tra le persone é per noi linfa vitale. I live per noi sono la cosa più importante, - esordisce Simona -non ci immaginiamo senza. C’è proprio uno scambio di energia devastante! Per quanto riguarda l’influenza che la nostra terra ha sull’interpretazione dei brani, in realtà noi partiamo dall’inglese nel senso che abbiamo iniziato a fare musica metal e scrivevamo solo inglese poi in seguito abbiamo cominciato a scrivere in italiano. In tutto questi questo la lingua sarda ci ha sicuramente aiutate ad ampliare determinati tipi di sonorità anche sotto l’aspetto vocale. In realtà noi con qualsiasi tipo di canzone vogliamo arrivare agli altri cioè, non è una questione linguistica piuttosto una questione più profonda che vorremmo arrivasse fin dentro alle persone. E quando riusciamo ad arrivare con i nostri pezzi, e far sì che la gente si ritrovi in ciò che scriviamo, senz’altro quella é la massima espressione di ciò che ci spinge ad alzarci la mattina".
I numeri vi danno ragione e la magia della vostra musica continua a crescere: cosa bolle in pentola? Potete svelarci qualcosa sul vostro prossimo progetto artistico? Avete un progetto nel cassetto?
"Credo che questa domanda si rilega un po’ alla prima, - mi risponde Serena -quindi si parla di autenticita e se i numeri ci danno ragione vuol dire che abbiamo creato una piccola grande community di persone che ci sostengono e ci supportano in qualsiasi cosa facciamo. E questo ci rende profondamente grate. Semplicemente, il nostro progetto artistico sarà continuare a produrre singoli e farli uscire, continuare a fare contenuti sui social e suonare live il più possibile. Più che progetto nel cassetto, abbiamo l’obiettivo di farci conoscere il più possibile esattamente come un elefante dentro una stanza ci devono vedere per forza".
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