Wednesday, 28 January 2026
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Pubblicato il 28 January 2026 alle 17:00
Olbia. Un’ondata di tentativi di truffa informatica sta colpendo con frequenza preoccupante la provincia di Sassari, mettendo in stato di allerta i cittadini di Olbia e di tutta la Gallura. Il fenomeno, tecnicamente definito phishing, si sta diffondendo attraverso messaggi ed email che utilizzano indebitamente il nome della "Polizia", sfruttando il timore delle autorità per colpire gli utenti meno esperti.
Molti residenti hanno segnalato la ricezione di comunicazioni con oggetto “Comunicazioni Polizia”, in cui si accusano i destinatari di aver visitato siti web illegali o di essere oggetto di imminenti procedimenti penali. Il testo, dai toni fortemente intimidatori come "Ora sei stato avvisato", ha lo scopo di generare panico immediato, spingendo la vittima ad aprire un file allegato o a rispondere a indirizzi sospetti (come [email protected]).
In realtà, si tratta di un'esca: l'allegato contiene spesso malware o virus capaci di infettare i dispositivi e sottrarre codici bancari e dati sensibili. È fondamentale ricordare che le Forze dell’Ordine non utilizzano mai l'email o messaggi informali per notificare atti giudiziari o avviare indagini. Le comunicazioni ufficiali seguono canali formali e certificati.
Ecco i comportamenti da adottare:
Non rispondere: Ignorare qualsiasi sollecito proveniente da domini non istituzionali.
Non aprire allegati: Evitare tassativamente di cliccare su link o scaricare documenti sospetti.
Cancellare e segnalare: Eliminare il messaggio e, in caso di dubbi, consultare il portale ufficiale della Polizia Postale.
La prevenzione resta l'arma più efficace. Informare i familiari, in particolare gli anziani o chi ha meno dimestichezza con la tecnologia, può fare la differenza per fermare questa escalation di raggiri che sta minacciando la sicurezza digitale del nostro territorio.
Ma il pericolo non viaggia più solo tramite fredde email, ma con delle tecniche di manipolazione psicologica hanno raggiunto livelli di precisione "chirurgica". L'ultima frontiera è la truffa telefonica evoluta, che sfrutta il cosiddetto spoofing: i malviventi riescono a clonare i numeri ufficiali degli istituti di credito, facendo apparire sul display del cellulare della vittima il nome o il numero reale della propria banca. Questo dettaglio, unito a un linguaggio tecnico e rassicurante, abbatte immediatamente ogni difesa.
I criminali colpiscono strategicamente nei fine settimana, quando le filiali fisiche sono chiuse e i cittadini non possono verificare di persona le anomalie. Il copione è studiato nei minimi dettagli:
Il finto Servizio Antifrode: Una voce autorevole avverte la vittima di movimenti sospetti sul conto.
La triangolazione: Il contatto telefonico viene spesso preceduto o accompagnato da finte email istituzionali che confermano l'emergenza, creando un clima di accerchiamento psicologico.
Il controllo remoto: Con il pretesto della "messa in sicurezza", i truffatori convincono l'utente a installare applicazioni di assistenza rapida. In realtà, queste app permettono ai criminali di entrare nel PC o nello smartphone della vittima, prendendo il controllo totale dell'home banking.
In pochi minuti, il risparmio di una vita può essere polverizzato. Le autorità ribadiscono con forza: nessun operatore bancario chiederà mai di installare software esterni o di fornire credenziali di accesso via telefono. Davanti a una chiamata del genere, anche se il numero sembra quello corretto, la procedura più sicura è riagganciare e contattare autonomamente la propria banca attraverso i canali ufficiali .La prevenzione resta l'arma più efficace. Informare i familiari, in particolare gli anziani o chi ha meno dimestichezza con la tecnologia, può fare la differenza per fermare questa escalation di raggiri che sta minacciando la sicurezza digitale del nostro territorio.
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