Wednesday, 28 January 2026
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Pubblicato il 28 January 2026 alle 17:20
Olbia. Una giornata in più di caccia grossa nel calendario venatorio regionale riaccende il confronto tra Regione Sardegna, mondo venatorio e associazioni ambientaliste. Con il decreto assessoriale del 23 gennaio 2026, n. 3, l’assessorato competente ha infatti integrato il calendario 2025-2026 autorizzando l’attività venatoria anche sabato 31 gennaio, giornata in cui sarà consentito sparare non solo al cinghiale (Sus scrofa), ma anche al colombaccio (Columba palumbus).
Una decisione che, secondo il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) e la Lega per l’Abolizione della Caccia – Sardegna, arriva a seguito delle pressioni esercitate dal mondo venatorio isolano. A denunciarlo è Stefano Deliperi, ecologista e portavoce del GrIG, che in un nuovo comunicato punta il dito contro quella che definisce l’ennesima risposta emergenziale priva di una visione complessiva.
Nel suo intervento, Deliperi sottolinea come la Regione continui a intervenire esclusivamente sull’ampliamento delle giornate di caccia, senza affrontare nodi strutturali come quello della sicurezza pubblica. Un tema che, ricorda l’associazione, resta segnato da un lungo elenco di incidenti, con feriti e vittime, che coinvolgono non solo cacciatori ma anche cittadini estranei all’attività venatoria.
Secondo il GrIG, inoltre, l’aumento della popolazione di cinghiali non sarebbe legato a una presunta carenza di abbattimenti, ma a anni di gestione non selettiva. Tra le cause indicate figurano le immissioni a fini venatori, l’ibridazione con il maiale domestico, la presenza crescente di rifiuti abbandonati nelle campagne e nelle periferie urbane e una caccia che non interviene in modo mirato. Fattori che, a loro avviso, contribuiscono anche all’incremento dei danni all’agricoltura, spesso utilizzati come principale giustificazione per l’estensione dell’attività venatoria.
Accanto alle critiche delle associazioni ambientaliste, emerge anche un ulteriore elemento di riflessione legato al contesto climatico e biologico in cui matura la decisione regionale. Le temperature insolitamente elevate registrate in questi mesi invernali con piogge abbondanti potrebbero infatti aver reinnescato i cicli riproduttivi della specie: alcune scrofe potrebbero essere già gravide, rendendo l’abbattimento tardivo non solo discutibile sotto il profilo etico, ma anche potenzialmente controproducente dal punto di vista faunistico.
“Avanti, continuate così”, è l’amara conclusione affidata da Deliperi al suo intervento, che sintetizza una critica ormai ricorrente: l’estensione delle giornate di caccia, senza una strategia complessiva di gestione della fauna selvatica e della sicurezza, rischia di rimanere una risposta temporanea a un problema strutturale che continua a riproporsi stagione dopo stagione.
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