Wednesday, 28 January 2026
Informazione dal 1999
Pubblicato il 28 January 2026 alle 15:12
Arzachena. Non è stato solo un concerto, ma un vero abbraccio collettivo. Lo scorso 18 gennaio l’Auditorium di Arzachena ha registrato il tutto esaurito per la presentazione di "Giuda", l’atteso LP della MI LA Band. Il gruppo, nato nel 2022 con un nome che gioca sapientemente tra le note musicali e l'esclamazione gallurese "Mila!" (guarda là!), ha trasformato l’uscita del disco in una celebrazione dell'orgoglio locale.
L'album, composto da otto tracce che esplorano l'amore in ogni sua sfaccettatura, è stato il cuore di una serata patrocinata dal Comune volta a unire il territorio attraverso Musica, Arte e Sport. Sul palco, insieme ai componenti della band, Orecchioni, Fresi, Gala, Intermoia e Sanna, si sono alternati artisti e atleti d'eccellenza: dalla campionessa mondiale di tiro dinamico Virginia Sassu ai runner reduci dalla maratona di New York, passando per le scuole di danza e il gruppo folk Santa Maria.
Un coinvolgimento a 360° che guarda già al futuro. La MI LA Band ha infatti annunciato di essere al lavoro sul secondo disco, un omaggio alla Sardegna che includerà brani in lingua sarda e nuove collaborazioni. Dopo il buio della pandemia, Arzachena ha ritrovato la sua "casa sola", vibrante di note e successi sportivi, confermando che l'unione è la melodia più bella. Abbiamo incontrato Antonio Fresi front man della formazione arzachenese che sviscera la genesi del nuovo album tra emozioni, aspettative e messaggi presenti nei loro brani.
Il titolo dell'album è forte e iconico. In un progetto così orientato alla comunità e alla condivisione, quale 'tradimento' o quale verità avete voluto esplorare attraverso questi nuovi brani?
“Giuda” non racconta il tradimento spettacolare, quello che fa rumore. Racconta quelli silenziosi, quotidiani, che spesso passano inosservati: quando non diciamo ciò che sentiamo davvero, quando per paura di perdere qualcosa finiamo per perdere noi stessi. È un disco che parla di verità scomode, di fragilità, di amori e rapporti che si incrinano non per cattiveria, ma per mancanza di ascolto. Dentro “Giuda” c’è anche il tradimento più difficile da ammettere: quello verso i propri sogni, verso la propria identità. Ma non è un atto d’accusa. È un invito a guardarci allo specchio, a riconoscerci imperfetti e, proprio per questo, ancora capaci di scegliere e di ritrovarci".
Dite spesso che la band esiste per restituire al territorio l'amore che vi regala. In che modo il panorama e l'anima di Arzachena sono entrati nelle note e nei testi di questo nuovo disco?
"Arzachena entra nel disco in modo naturale, quasi inevitabile. È il luogo in cui viviamo, cresciamo, ci confrontiamo ogni giorno, e quindi finisce dentro le canzoni anche quando non viene nominata.
Nei testi c’è quella malinconia luminosa tipica di chi vive in un posto bellissimo ma non smette mai di mettersi in discussione. L’anima di Arzachena è soprattutto la sua gente: le voci che si mescolano, il senso di appartenenza che non ti lascia mai solo. “Giuda” nasce da questo: dal bisogno di restituire, con la musica, tutto l’amore, il sostegno e l’energia che questo territorio ci regala ogni giorno.
Non volevamo raccontare Arzachena come una cartolina, ma come una casa vera, con le sue crepe e la sua forza. Proprio per questo stiamo già lavorando al prossimo album, che vorremmo far uscire in estate. Sarà un disco in cui Arzachena e la Sardegna entreranno in maniera ancora più esplicita, senza filtri. Vogliamo raccontarle con orgoglio, con il nostro linguaggio, magari arricchendo il suono con effetti speciali, contaminazioni e collaborazioni che possano dare ancora più forza e respiro a questa identità che sentiamo profondamente nostra".
La presenza di un coro inclusivo non è stata solo una scelta stilistica, ma un potente messaggio sociale. Come è nata questa collaborazione e quanto ha influenzato l'arrangiamento dei brani e l'energia stessa della band?
"La collaborazione con il Coro Spirito Gioioso è nata quasi per caso, ma anche per una sorta di esigenza reciproca. Sentivamo entrambi il bisogno di condividere la musica in modo autentico, di mettere al centro l’amore per l’arte e il bene che ci accomuna. Ci siamo conosciuti in maniera spontanea e da lì è nata un’amicizia straordinaria, prima ancora che una collaborazione artistica. Dal punto di vista musicale, il coro ha cambiato il respiro dei brani l’impatto più grande è stato emotivo ed energetico. Sul palco si è creata una forza speciale, qualcosa che va oltre la performance. Per noi l’inclusione è fondamentale. Crediamo che la musica debba essere anche uno strumento di inclusione, di incontro, di crescita collettiva. Questa esperienza ci ha segnato profondamente e sappiamo che non resterà un episodio isolato: porterà nuova energia e nuove occasioni per lavorare insieme, perché quando la musica unisce davvero, lascia sempre una porta aperta per il futuro".
Qual è stata l'immagine o l'emozione più forte che hai portato via dal palco di Arzachena dopo aver presentato 'Giuda'?
"Più che un’immagine precisa, porto via uno sguardo collettivo. Gli occhi delle persone davanti al palco: attenti, presenti, veri. In quel momento ho capito che non stavamo semplicemente suonando un disco, ma stavamo condividendo una storia che apparteneva a tutti. Sentire il silenzio nei momenti più intimi e poi l’esplosione di voci, mani alzate, cori spontanei… è qualcosa che ti resta addosso. Scendere da quel palco ad Arzachena, a casa nostra, dopo aver presentato “Giuda”, mi ha lasciato una sensazione rara: quella di aver fatto la cosa giusta, nel posto giusto, con le persone giuste. Non solo un concerto, ma un abbraccio collettivo che ci ha ricordato perché facciamo musica e perché continueremo a farla insieme".
28 January 2026
27 January 2026
27 January 2026
27 January 2026
27 January 2026
27 January 2026
26 January 2026
26 January 2026
26 January 2026
26 January 2026
26 January 2026