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Mondiali di Paragility 2026: per il campione olbiese Fabrizio Pinna si mobilita il web

Al via la raccolta fondi che arriva dove la burocrazia si inceppa

Mondiali di Paragility 2026: per il campione olbiese Fabrizio Pinna si mobilita il web
Mondiali di Paragility 2026: per il campione olbiese Fabrizio Pinna si mobilita il web
Laura Scarpellini

Pubblicato il 18 March 2026 alle 10:00

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Olbia. Quando si parla di sport paralimpico ( sono nell'aria ancora le paraolimpiadi di Milano-Cortina 2026) spesso ci si ferma alla superficie. Si celebra il gesto atletico, si sottolinea il coraggio, si elogia la determinazione. Poi si volta pagina. La storia di Fabrizio Pinna olbiese di 27 anni, merita invece di essere raccontata con la stessa attenzione che si riserva a qualsiasi altro atleta professionista, perché di questo si tratta.

Fabrizio convive dall'infanzia con una malattia rara che gli impone limitazioni motorie significative. Non ha però mai permesso che questo dato clinico diventasse il centro della sua narrativa. Al centro semmai c'è da tempo  il Paragility Dog, disciplina sportiva in cui un atleta con disabilità guida il proprio cane attraverso percorsi ad ostacoli, costruendo con l'animale un'intesa che richiede anni di lavoro, fiducia reciproca e tecnica raffinata. Una disciplina ancora poco conosciuta al grande pubblico nel nostro Paese, ma che a livello competitivo esprime un'intensità agonistica tutt'altro che marginale.

Fabrizio ha percorso questa strada fino alla Nazionale Italiana, collezionando risultati che parlano da soli. Ora punta a qualcosa di più grande: i Mondiali di Paragility 2026 nel Regno Unito, in gara con la nuova compagna di quattro zampe Rhea. Un obiettivo concreto, a portata di mano, tecnicamente e atleticamente. L'unico ostacolo rimasto è di natura economica: una carrozzina tecnica specifica per la competizione e non solo, strumento indispensabile per gareggiare al massimo livello senza compromettere né la performance né la sua sicurezza.

A farsi portavoce della situazione è stata Francesca Cavassa, la madre di Fabrizio, diventata negli anni una voce riconosciuta nel mondo della paragility, capace di costruire reti di supporto attorno al figlio. È da questa sensibilizzazione che il web si è attivato, data la grande popolarità di cui gode Fabrizio, dando il via  alla raccolta fondi attiva su GoFundMe, messa a punto da Roberta Manca. L'iniziativa solidale è diventata in poco tempo un caso che ha travalicato i confini della comunità cinofila. A farsi portavoce della situazione è stata Francesca Cavassa, la madre di Fabrizio, diventata negli anni una voce riconosciuta nel mondo della paragility, capace di costruire reti di supporto attorno al figlio. Il messaggio che circola da qualche settimana  è semplice e diretto: un campione non si lascia fermo ai box per una questione di budget.

La storia di Fabrizio interroga anche qualcosa di più strutturale — il modo in cui il sistema sportivo e istituzionale supporta, o non supporta, gli atleti paralimpici quando si tratta di attrezzatura tecnica specifica. Ma nell'attesa che quel sistema si faccia carico della questione in modo organico, è la comunità a muoversi.

E la comunità, in questo caso, ha già risposto.

La raccolta fondi per Fabrizio Pinna è attiva su GoFundMe e su www.profabrizio.it