Thursday, 29 January 2026
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Pubblicato il 29 January 2026 alle 10:00
Olbia. Quando la natura si fa cultura, ecco che la città e il territorio sardo rispondono con un entusiasmo senza precedenti. La prima edizione del Festival Erbas si è chiusa con un bilancio che va ben oltre le aspettative, trasformando così Olbia in un laboratorio a cielo aperto dedicato alla botanica sarda. L’evento, che ha visto il Mercato Contadino vestirsi dei profumi e dei saperi delle varietà spontanee, ha dimostrato come la biodiversità della Gallura possa diventare un’attrazione strategica capace di generare un prezioso indotto turistico-commerciale anche lontano dai flussi balneari.
Il successo di pubblico registrato tra gli stand e il sold out sistematico dei workshop e degli showcooking, testimoniano la nascita di una solida schiera di appassionati. Curiosi e amanti del verde si sono immersi in un percorso esperienziale che ha unito la divulgazione scientifica alla sensorialità, grazie anche alla preziosa collaborazione con Slow Food Gallura. L'evento non è stato solo una vetrina di settore, ma un vero progetto di innovazione sociale dove il cibo e le piante diventano strumenti di identità e tutela del paesaggio.
Questo "appuntamento pilota" ha tracciato una nuova rotta per lo sviluppo locale: la grande affluenza e l'interesse per un'alimentazione consapevole stanno già dando vita a nuovi sbocchi professionali e a formulazioni di appuntamenti futuri. Olbia vince così la scommessa sulla sostenibilità, intercettando un segmento di visitatori che cerca l'autenticità nei saperi della tradizione e nella ricchezza erbacea dell'Isola.
"Anche se ERBAS nasce in Sardegna, non vuole essere un progetto chiuso o autoreferenziale. - così esordisce il botanico Gianfranco Deledda al nostro incontro - Al contrario, immaginiamo il festival come un luogo di contaminazione culturale e scientifica, capace di dialogare con esperienze che arrivano da altri Paesi.In alcuni appuntamenti inviteremo esperti di biodiversità provenienti da contesti diversi, per confrontare pratiche, visioni e modelli di tutela e valorizzazione delle piante. Creare rete è fondamentale: la biodiversità non conosce confini, e metterla in dialogo significa rafforzarla.Questo scambio internazionale ha anche un obiettivo preciso: valorizzare le piante sarde a livello mondiale, raccontandole non solo come patrimonio locale, ma come parte di un sistema botanico globale, ricco di potenzialità scientifiche, culturali e produttive. La Sardegna resta il cuore del progetto, ma lo sguardo è aperto. È da qui che vogliamo parlare al mondo".
Gianfranco, la tua formazione come botanico e l'esperienza con Erba in Sardegna sono le radici di questo festival. In che modo sei riuscito a trasformare concetti scientifici complessi in un evento che sa parlare anche alla sensibilità popolare, rendendo la botanica un tema così coinvolgente per il grande pubblico?
"La botanica spesso viene percepita come qualcosa di distante, fatta di nomi difficili e concetti complessi. In realtà parla di cose molto quotidiane. Il mio lavoro come botanico con Erbe in Sardegna è sempre stato quello di partire dall’esperienza diretta con l’uso pratico e Le storie che accompagnano le piante.
Il festival nasce proprio da questo approccio: non semplificare la scienza, ma tradurre il linguaggio scientifico in esperienze concrete. Mostrare una pianta, farla toccare, annusare, assaggiare, raccontarne l’ecologia e allo stesso tempo gli usi tradizionali. Quando le persone riconoscono un legame con ciò che già fanno o conoscono, la botanica smette di essere astratta e diventa coinvolgente.Credo che il successo stia nel creare un ponte tra rigore scientifico e sensibilità popolare, senza mai perdere rispetto per entrambi. La scienza diventa così uno strumento di consapevolezza, non una barriera".
Con workshop e showcooking sold-out e partecipanti arrivati da tutta l'Isola, da Cagliari a Sassari, il festival ha dimostrato di aver intercettato un bisogno profondo. Cosa pensi che abbia spinto così tante persone a viaggiare per riscoprire il valore delle erbe e della biodiversità sarda proprio in questa chiave contemporanea?
"Credo che molte persone al giorno d'oggi sono attente e consapevoli.Le erbe e la biodiversità sarda fanno parte della nostra identità, ma spesso restano sullo sfondo, date per scontate o relegate al passato.Il festival ha proposto una chiave diversa: non nostalgia, ma di attualità. Workshop e showcooking hanno mostrato come queste piante possano parlare al presente, all’alimentazione consapevole, alla cura del paesaggio e anche alla creatività. Questo, secondo me, ha spinto persone da tutta l’Isola a muoversi: la possibilità di vivere un’esperienza che unisce conoscenza, gusto e senso di appartenenza. Quando la biodiversità non viene raccontata come qualcosa da proteggere in modo astratto, ma come un patrimonio vivo da conoscere e usare con rispetto, diventa un tema che coinvolge profondamente".
Dopo il grande entusiasmo di questa edizione, quali sono i prossimi passi? Avete già in mente nuovi appuntamenti o evoluzioni per il progetto, magari per consolidare questo ruolo di polo divulgativo per il territorio sardo anche nel corso dei prossimi mesi?
"L’entusiasmo di questa prima edizione ci ha confermato che ERBAS può diventare un punto di riferimento stabile per la divulgazione botanica in Sardegna. L’idea non è quella di concentrare tutto in un unico evento, ma di costruire un percorso fatto di appuntamenti distribuiti nel tempo e riprenderemo da marzo con le prime tappe nel LOGUDORO.Stiamo lavorando a nuovi momenti di incontro: workshop tematici, esperienze sul campo, laboratori legati alle stagioni e alla biodiversità locale. L’obiettivo è consolidare una rete tra divulgazione scientifica, agricoltura e comunità, creando occasioni di formazione accessibili ma rigorose.ERBAS vuole crescere come polo divulgativo vivo, capace di dialogare con il territorio e di adattarsi ai suoi ritmi".
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