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Olbia: menzione al Premio Mondiale di Poesia Nosside per Vanna Sanciu

Olbia: menzione al Premio Mondiale di Poesia Nosside per Vanna Sanciu
Olbia: menzione al Premio Mondiale di Poesia Nosside per Vanna Sanciu
Patrizia Anziani

Pubblicato il 30 novembre 2020 alle 19:03

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Olbia, 30 novembre 2020– C’è anche un’olbiese tra i poeti e le poetesse che hanno ricevuto un riconoscimento al prestigioso Premio Mondiale di Poesia Nosside – 2020.

Il Concorso globale plurilinguistico e multimediale è giunto felicemente alla XXXV edizione, nonostante l’emergenza sanitaria causata dal virus Sars CoV 2. Lo scorso 27 novembre a Reggio Calabria si è tenuta la cerimonia di premiazione in diretta streaming: “Nell’anno del CoronaVirus che sta sconvolgendo le vite dei popoli del pianeta, il Premio Nosside ha affrontato la pandemia come fa la canna col vento (si piega ma non si spezza) ed ha superato sé stesso. Ha rinnovato i canali di comunicazione via internet, ha incrementato le adesioni ed ha toccato la quota storica di 100 Paesi partecipanti”. Così si legge nel sito ufficiale del Premio di poesia ideato e fondato nel 1983 dal suo presidente, lo storico, docente e scrittore di indiscussa fama Pasquale Amato.

Quest’anno sono stati un migliaio gli autori che hanno voluto partecipare
alla 35esima edizione dell’autorevole progetto culturale intitolato a Nosside di Locri, poetessa della Magna Grecia. Tutti gli elaborati sono stati sottoposti all’insindacabile valutazione della giuria internazionale presieduta dal professor Giuseppe Amoroso. Tra questi scritti, giunti da ogni parte del mondo, c’era anche una poesia in lingua sarda logudorese inviata da Olbia: Boghes in su mudimine (Voci nel silenzio) scritta da Vanna Sanciu.

La poesia ha ricevuto un’importante menzione, prezioso riconoscimento all'intensa produzione poetica svolta in tutti questi anni con grande amore e dedizione, e che rende indiscusso onore anche alla Città di Olbia.
L'inizio del percorso di scrittura in versi di Vanna Sanciu, maestra e poetessa nativa di Buddusò, risale a oltre sei anni fa; l'esordio ai concorsi di poesia solo qualche anno dopo, nel 2017.

Da allora sono arrivati subito i prestigiosi riconoscimenti. Con In s’umbr’iscura de sa timòria, a Iglesias, nell’agosto 2017, ha ottenuto il Premio Speciale Mogol nella Sezione poesia sarda. Nello stesso anno, a Bosa, la poesia S’arcanu de un’amore ha ricevuto la menzione. Nel 2018, con il racconto breve Mariedda de sos montes e de su mare, Vanna Sanciu ha ricevuto il quarto premio a Ozieri e con Fogu e dolore una menzione a Posada.

Nel 2019, sempre al premio di poesia di Posada, la poesia Sa ‘oghe de babbu riceve la menzione, nel mentre che Sémidas riceve il secondo premio a Romana. Nel 2020 la poesia Pro te ojos de sole, riceve il Premio Logudoro maggio 2020 (“Sa pramma de su binchidore” nella sezione poesia a tema lìberu Setzione «Sevadore Bertulu») e ora, appunto, la menzione alla 35esima edizione Premio Mondiale di Poesia Nosside.

Vanna Sanciu, autrice di racconti e collaboratrice della rubrica Olbiachefu, da tempo si dedica ad altre espressioni artistiche e al teatro, ma la sua passione principale rimane sempre la poesia.

“L’amore per la poesia sarda è nato da piccolissima, ascoltando i versi che spesso venivano recitati a memoria dai miei familiari.
Ascoltavo anche i versi in gallurese durante le feste campestri alle quali partecipavo con i miei familiari quando ci siamo trasferiti a Olbia. Poesie struggenti, che parlavano d’amore, di dolore, della bellezza della natura, di lotte per la sopravvivenza e per il riscatto sociale, insomma di tutti gli aspetti della vita. Ho attraversato anch’io un momento, da ragazzina, in cui mi sembrava molto più “moderno” dedicarmi soprattutto alla lettura e all’ascolto di testi in lingua italiana. Ho capito la profondità e la grandezza dei nostri grandi poeti sardi quand’ero più matura". Così racconta Vanna senza timore di manifestare la sua ritrovata inclinazione alla ricerca delle forme poetiche e allo studio della metrica.

"A casa ho tantissimi libri di poeti sardi: Melchiorre Murenu, Remundu Piras, Montanaru, Peppino Mereu, Padre Luca Cubeddu, Forico Sechi, Giacomo Murrighile.
Leggo le gare poetiche di Barore Tucone e di tanti altri poeti improvvisatori che si misuravano sui palchi durante le feste di paese: "giganti" della poesia che riuscivano a improvvisare meravigliose ottave su un tema assegnato sul momento. Poeti che spesso avevano frequentato solo le elementari, eppure avevano una cultura generale immensa, poiché animati da una grande sete di conoscenza. Leggo e apprezzo molti poeti sardi contemporanei, alcuni dei quali conosciuti in questi ultimi anni. Recentemente, grazie all'incontro con Pierina Cilla, una studiosa sarda, ho scoperto che molte donne sarde scrivevano poesie. Alcune, come Maria Farina di Osilo, salivano sul palco durante le gare poetiche e improvvisavano bellissime ottave a tema".

Vanna con molta semplicità ci accompagna in un viaggio alla scoperta dei poeti che più di altri hanno ispirato il percorso introspettivo che accompagna la sua ricerca. “Ho sempre amato la poesia. Quando frequentavo la scuola elementare ero molto contenta quando la maestra ci insegnava le poesie dei grandi poeti del passato: Leopardi, Carducci, Pascoli, ma anche di molti poeti contemporanei. Ero giovanissima quando ho iniziato a leggere i versi di Neruda e Garcia Lorca. Mi piaceva, e tuttora leggo, Alda Merini, Antonia Pozzi, Sibilla Aleramo; amo i poeti della corrente dell’ermetismo, che esprimono la propria interiorità con parole “nude” prive di artifizi, ma che arrivano al lettore suscitando meravigliose
emozioni, in particolare Ungaretti, Umberto Saba e Montale. Mi piace la dolcezza narrativa dei versi del poeta siriano Nizar Qabbani, il romanticismo di Nazim Hickmet e la spiritualità di Gibran”.

Dal suo animo resiliente e riservato, che caratterizza le autentiche e affascinanti donne sarde, traspare quel vivo desiderio di ricerca interiore, fatto di studio e fatica, ma anche di condivisione del profondo interesse custodito con orgoglio per la lingua parlata a Buddusò, suo paese di nascita al quale è rimasta sempre fortemente legata.
“La mia prima poesia in sardo, scritta nell’aprile del 2014, l’ho dedicata a mio fratello Maurizio, tragicamente scomparso la vigilia di Natale del 1989. Tanto dolore e rimpianto sentivo di poterlo esprimere solo con la lingua materna. L’ho scritta senza osservare regole codificate, anche perché le ignoravo completamente. Ho imparato a parlare il logudorese, nella variante del mio paese di nascita, Buddusò, ma nessuno mi ha mai insegnato a scriverlo correttamente, anzi era opinione della maggior parte delle persone che il sardo fosse una lingua da parlare solo in famiglia e in contesti non istituzionali”.

Vanna non nasconde la sua emozione nel ricordare l'amatissimo fratello che ha riacceso in lei la lampada ardente per la lirica in versi.
“Dopo aver scritto la poesia dedicata a mio fratello, ho sentito il bisogno di esprimermi ancora in lingua sarda: quei suoni, quei ritmi mi avevano nutrito sin da bambina e ora potevo cercare di evocarli anch’io, anche se non avevo pretese di ottenere grandi risultati, solo quello di cercare l’armonia e di comunicare con la mia lingua. Mi rendevo conto di avere bisogno di studiare per imparare a scrivere. Ho conosciuto dei poeti molto bravi e preparati e, grazie al loro aiuto e ai loro suggerimenti, ho migliorato la mia scrittura e mi sono appassionata sempre di più alla poesia, che ho sempre amato. A loro sono molto grata e ogni qualvolta ottengo un riconoscimento penso che gran parte del merito sia il loro che hanno creduto in me e mi hanno incoraggiato ad andare avanti, senza risparmiarmi correzioni e critiche costruttive”.

Vanna è una maestra molto amata dai bambini, che sentono di essere
ricambiati ogni giorno dalla sua gioia di lavorare a continuo contatto con
loro. Le chiediamo quindi se lo studio a scuola della lingua sarda è
ancora importante in un mondo ormai globalizzato, dove la lingua
inglese continua ad imporsi prepotentemente nel nostro linguaggio di
uso quotidiano, anche con l’artifizio di acronimi e neologismi.

"Quando ero bambina, diversi miei coetanei parlavano in italiano,
poiché i genitori pensavano di poter offrire loro maggiori possibilità
per un inserimento brillante nella vita sociale e lavorativa. Non ci
si rendeva conto che in questo modo si rinunciava ad esprimere e
affermare la propria identità! Una mia zia è stata la mia insegnante
di italiano alle scuole medie e con lei parlavo in italiano anche in
famiglia. Lei mi ha aiutato nell’apprendimento della lingua italiana.
Parlare il sardo non mi ha ostacolato nell’apprendimento
delle altre lingue, anzi credo che ne abbia agevolato il percorso.
All’età di quarant'anni ho frequentato un corso d’inglese di 500 ore che mi ha consentito di conseguire l’abilitazione all’insegnamento della
lingua inglese nella scuola primaria, dove insegno italiano, inglese,
e il sardo quando è possibile realizzare dei progetti extracurricolari. I bambini amano imparare il sardo, certamente noi docenti dobbiamo trovare le metodologie adatte alla loro fascia di età e utilizzare i linguaggi che loro amano: i fumetti, il teatro, il computer. Per loro ho scritto una commedia intitolata “Su siddadu de sos manneddos” che spero
di riuscire a rappresentare quando finirà la pandemia".

Ci congediamo da Vanna ringraziandola per questa intervista con
un’ultima domanda: la poesia può essere considerata espressione
artistica capace di aiutarci a superare i problemi della vita e quindi anche questo momento di pandemia che stiamo vivendo?

"Credo che la poesia sia universale e parli agli uomini di ogni angolo
della terra. Chi ama la poesia è alla ricerca dell’armonia, quella
che spesso non riusciamo a trovare nella realtà, ma siamo capaci di
scorgere e talvolta di comunicare attraverso i versi.
In questi mesi difficili in cui la pandemia ha messo alla prova le popolazioni dell’intero pianeta, con sofferenze, lutti e privazioni di ogni genere, credo che la poesia possa essere una sorta di medicina per i poeti che scavano nella loro interiorità per esprimere sentimenti ed emozioni e per combattere la vita opponendo una sorta di resistenza alle sue terribili prove, e possa donare emozioni ai lettori che la sanno apprezzare. Di fronte ai grandi temi della vita, come per esempio il mistero della morte, credo che la poesia sia come una luce di speranza, un atto di fede nell’eternità".