Sunday, 25 January 2026
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Pubblicato il 24 January 2026 alle 21:30
Olbia. Un acceso litigio tra persone che facevano l'elemosina, avvenuta sul sagrato di una chiesa parrocchiale di Olbia riaccende il dibattito sulla sicurezza e sulle modalità dell’aiuto ai più fragili negli spazi pubblici. A intervenire, con parole dirette e senza mediazioni, è don Antonio Tamponi, parroco di San Simplicio, che dal profilo ufficiale di Facebook ha scelto di raccontare quanto accaduto e di richiamare la comunità a una riflessione profonda sul significato della carità.
Secondo quanto riferito dal sacerdote, il diverbio tra persone in evidente stato di alterazione, presumibilmente legata all’abuso di alcol, è degenerato fino a coinvolgere una fedele di una certa età, utilizzata come scudo durante l'aspro confronto. I presenti, spiega don Antonio, avrebbero evitato di intervenire per paura di un’arma: "I passanti hanno fatto finta di nulla, non giustificabili ma comprensibili, per il timore del coltello".
Il fatto che, nelle parole di don Antonio, non è isolato, ma il punto di rottura di una situazione che si protrae da tempo. Il sagrato della chiesa sarebbe diventato terreno di contesa tra gruppi che si disputano quello spazio come fonte di guadagno, trasformando un luogo di passaggio e raccoglimento in un’area di tensione permanente.
L’appello, volutamente forte, è rivolto all’intera comunità: «Dovete finirla di dare denaro alle persone che stazionano sui sagrati». Un invito che non nasce da mancanza di sensibilità, ma da una visione educativa e responsabile dell’aiuto ai più bisognosi. "Abbiamo mense, Caritas e luoghi di accoglienza – ricorda don Antonio – quell’euro dato lì non è carità, è una follia che sta facendo crescere la delinquenza".
Il messaggio va oltre la cronaca e solleva una riflessione più ampia sul modo di vivere la solidarietà nelle città contemporanee, mettendo in discussione forme di aiuto ritenute poco consapevoli delle conseguenze collettive. Un atteggiamento che, anziché ridurre il disagio, rischia di spostarlo e aggravarlo, generando problemi di sicurezza e convivenza.
Nel suo intervento, Don Tamponi invita i fedeli a non offrire denaro direttamente sul sagrato, ricordando l’esistenza di servizi organizzati di assistenza, come mense e strutture caritative. L’elemosina diretta, pur ispirata da buone intenzioni, rischierebbe – secondo il parroco – di alimentare dinamiche di competizione e conflitto, legate al controllo dei punti ritenuti più redditizi.
La decisione annunciata dal parroco di rivolgersi alle autorità civili segna il riconoscimento che la situazione ha superato l’ambito della gestione pastorale e richiede una risposta istituzionale. Resta ora da capire quali iniziative verranno adottate e quale sarà la reazione della comunità di fronte a un richiamo che pone una questione concreta: come coniugare solidarietà, ordine e tutela degli spazi comuni.
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