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Mete d'autunno, Buddusò: cosa fare e vedere nel paese di granito

Mete d'autunno, Buddusò: cosa fare e vedere nel paese di granito
Mete d'autunno, Buddusò: cosa fare e vedere nel paese di granito
Laura Scarpellini

Pubblicato il 11 ottobre 2020 alle 09:58

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Buddusò 11 ottobre 2020 - La città del granito per antonomasia in Gallura è Buddusò. Il paese un tempo epicentro delle numerose cave granitiche che la persistente crisi ha ridotto via via, ha visto nell'industria estrattiva la sua centralità economica. Di granito sono evidenti le facciate delle grandi case, dei pubblici edifici, dei monumenti e dei luoghi di culto.

Buddusò conta poco più di 4.000 abitanti e si colloca nella regione storica del Monteacuto. A 700 metri di altezza si affaccia a nord sull’altopiano di Buddusò, verso il comune di Alà dei Sardi. Due fiumi lo percorrono: su Rio Mannu e il rio Altana. Il suo territorio alterna tratti pianeggianti a valloni, offrendo spazio anche ad affascinanti alture con Punta Sa Jone, che ne rappresenta la vetta più alta. Sull'altopiano di Buddusò, alle pendici di Punta Pianedda ha origine il fiume Tirso, che con i suoi 152 km è il fiume più lungo della Sardegna.

Il territorio di Buddusò rimane quindi uno dei territori più ricchi della Gallura dal punto di vista naturalistico, offrendo occasione di escursioni e visite sempre affascinanti e ricche di paesaggi mozzafiato. Purtroppo l'intensa attività estrattiva del passato ha lasciato sul territorio vere e proprie ferite, a cui solo il rispetto ambientale attuale, e il tempo potranno porvi rimedio.

Qui prolifera la tipica vegetazione sarda ricca di profumazioni che ne caratterizzano l'aria circostante. E' facile imbattersi in arbusti di lentisco, lavanda, cisto, corbezzolo, erica, biancospino, e ginestra. Le escursioni termiche sono la caratteristica del paesaggio, come il vento freddo di tramontana o libeccio che quando presente rende le notti buddusoine, particolarmente gelide.

Interessante sono anche le origini di Buddusò che iniziano a lasciare traccia intorno al 1300 dc. Nell’era giudicale il paese sembra essere incluso nel Giudicato di Torres. Arriviamo verso il '400 fino al '600 quando con il dominio spagnolo di tutta la Sardegna a Buddusò troviamo testimonianze del tipico stile barocco, nella chiesa di San Quirico e nelle declinazioni linguistiche spagnoleggianti.

La storia ci racconta poi che con la pace dell’Aja nei primi del 1700, l’Austria cede la Sardegna, pertanto anche Buddusò, ai Savoia. Al territorio buddusoino non venne risparmiato l'incedere di diverse malattie infettive come la malaria, che incisero notevolmente sulla forza lavoro locale. Le febbri elevate indebolivano la popolazione inducendo a continue astenie. Condizioni fisiche queste che unite all'anemia mediterranea e alla bassa statura media, non impedirono a tanti buddusoini di affrontare con coraggio e fervore i dolori e la sofferenza della prima guerra mondiale.

In seguito al termine della seconda guerra mondiale proprio sul territorio di Buddusò prese il via un progetto pilota in Sardegna, voluto e finanziato dall'Alto Commissariato Italiano per l'Igiene e la Sanità e dalla Fondazione Rockfeller.

Si trattava di un'operazione volta all'eradicazione dell'anopheles, la zanzara vettore del protozoo che causa la malaria. Venne sperimentato il DDT. Fu un successo anche se tale procedimento determinò alcune trasformazioni all'ecosistema ambientale circostante. Con gli anni sessanta e settanta anche il territorio buddusoino è stato interessato dal boom economico tipico di quel decennio italiano.

L'attività estrattiva del granito, la lavorazione del sughero e il commercio della legna e del formaggio, contribuirono al benessere sociale. Ma ecco che dagli anni novanta in poi in paese si è ripresentato il fenomeno dell'emigrazione, che oggi a differenza dei tempi lontani, vede interessati il ceto medio, e i laureati. Ma dagli anni duemila si sta registrando in controtendenza, un boom delle nascite ed un crescente fenomeno immigratorio da paesi dell'est.

Dopo aver conosciuto un po degli affascinanti trascorsi storici di Buddusò, meritano nota certamente i suoi monumenti e luoghi di interesse. Qui troviamo numerose testimonianze storiche ed archeologiche a delle varie epoche preistoriche e storiche che si sono succedute: domus de janas, nuraghi, dolmen, e numerose chiese campestri risalenti al Medio Evo.

Troviamo ad esempio villa Doneddu, deliziosa costruzione in stile neogotico. Inutile ricordare che qui il granito è il vero protagonista nelle architetture tradizionali. Buddusò nel suo museo di arte moderna e nel centro storico mostra diverse statue realizzate durante le sessioni annuali estive del Simposio del Legno e del Granito. Qui artisti provenienti da diverse parti del mondo erano soliti dare forma a opere nel cuore cittadino, modellando legno e scolpendo il granito grezzo, di origine locale. Appena fuori dal paese si trovano le domus de janas , dette case delle streghe, a testimonianza del periodo neolitico. Sono strutture sepolcrali costruite nella pietra viva.Anche l'età nuragica dal 1.800 al 300 a.C. circa, ha lasciato sul territorio buddusoino diversi nuraghi, tra cui il Il nuraghe Loelle che risulta essere il importante e meglio conservato. Con la sua maestosità si può definire l'esempio più rappresentativo di nuraghe complesso di tipo misto. Facilmente intuibile la sua maestosità originaria che ne conferisce il fascino del tempo. Sicuramente è uno dei meglio conservati della zona e, grazie alla presenza della sua scala originaria, è anche possibile visitarlo salendo sulla sua sommità. Inutile dire che una volta in cima si potrà rimanere incantanti dalla visuale da questo punto.Si scorge il territorio circostante arrivando con lo sguardo fino a Alà dei Sardi. Le mura del nuraghe sono circondate da ciò che rimane del villaggio medievale, intuendone le forme circolari delle capanne.

A fianco al nuraghe si trovano anche due piccole tombe dei giganti. Sono state interamente realizzate in granito con conci ben lavorati. Purtroppo l’incuria e l’uomo hanno arrecato danni, ma ancora se ne intuisce la loro particolare forma.

Poco distanti dalle Tombe dei Giganti ci si imbatte nell'affascinante dolmen di Loelle. Qui non più grandi monumenti di pietra ma la particolare caratteristica di questo dolmen che balza subito allo sguardo del visitatore, saranno le sue ridotte dimensioni.Specialmente quelle delle due pietre a sostengo del grande lastrone centrale. È proprio questa differenza di dimensioni tra le pietre che rende particolare questo dolmen, oltre al mistero del suo equilibrio.Tutti questi complessi archeologici sono allocati nelle foreste di lecceti e sugherete. Altro sito storico da visitare è la Necropoli di Ludurru che anche se di dimensione modesta è particolare per la forma del banco di pietra, e per la raffinatezza che ha in diversi dettagli scolpiti all'interno celle sepolcrali. Addirittura è facile scorgere
quello che doveva essere il battiscopa di un’abitazione. Si ricordi che come in altri contesti storici anche in questo caso le sepolture primitive riportavano alla vita quotidiana del defunto.

Ma Buddusò non è solo ambiente, natura, storia, archeologia, gastronomia e tradizione. Qui si tengono numerose sagre e feste a carattere religioso e non solo. L'appuntamento con Santa Reparata si svolge il primo lunedì di settembre nell'omonima chiesa campestre, sita tra Buddusò ed Alà dei Sardi. La festa è meta di centinaia di visitatori, provenienti specialmente dall'hinterland sardo. Anche le prove del mondiale del Rally di Sardegna Attirano appassionati di motori e di sport da ogni parte del mondo. I simposi internazionali di scultura e arte sono anch'essi una presenza costante nell'attività culturale di Buddusò.Il Simposio Internazionale di Scultura nacque nel 1984 con l’intento di valorizzare le materie prime locali, il granito e il legno, e far conoscere le varie espressioni artistiche dalla scultura contemporanea. L’entusiasmo per l’inaspettato successo, diete impulso per il Simposio Internazionale di Scultura su Granito. Gli anziani cavatori buddusoini erano sempre presenti e pronti ad intervenire, mettendo al servizio degli artisti la loro pluridecennale esperienza.

Ormai la promozione turistica a Buddusò offre itinerari che vanno ben oltre la consueta stagionalità estiva. I percorsi sono ideati per far vivere ad amatori, a cicloturisti o ai semplici escursionisti della domenica delle indimenticabili giornate immersi nella natura. Non mancano itinerari e percorsi a cavallo che permettono di conoscere meglio il territorio di Buddusò. e trascorrere un po’ di tempo a pieno contatto con la natura. Meta immancabile è il borgo disabitato di Tandalò che ritroviamo sul crinale di una collina lambita dal fiume omonimo, a circa 15 chilometri dal centro abitato di Buddusò, in direzione nord-ovest.

Le 19 case che lo compongono , probabilmente risalgono alla prima metà dell’Ottocento quando i carbonai toscaniiniziarono a diradare i boschi di Tandalò per produrre carbone. Le abitazioni realizzate in pietra grezza e con i tetti di legno e cotto, sono state restaurate per la maggior parte dai proprietari, che le utilizzano nei periodi di vacanza o nei tranquilli weekend primaverili. Poco distante, tra querce secolari troviamo la chiesa di San Giuseppe, dove annualmente si rinnova un pellegrinaggio a piedi molto sentito dalla popolazione locale.

Buddusò regala grandi esperienze adatte a tutti, per soddisfare il desiderio di vivere in uno dei centri più rappresentativi della Gallura lasciando nel cuore grandi emozioni.

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