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Insularità, per i sardi condizione di svantaggio: l'indagine presentata all’Istituto Sturzo di Roma

È stata presentata la ricerca sociologica “Isola Oggi-Sardegna”

Insularità, per i sardi condizione di svantaggio: l'indagine presentata all’Istituto Sturzo di Roma
Insularità, per i sardi condizione di svantaggio: l'indagine presentata all’Istituto Sturzo di Roma
Federico Bardanzellu

Pubblicato il 30 July 2023 alle 06:00

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Roma. Alla Sala Perin del Vaga dell’Istituto Luigi Sturzo di Roma, lo scorso 25 luglio, è stata presentata la ricerca sociologica “Isola Oggi-Sardegna”, a cura del prof. Francesco Nicola Maria Petricone, titolare della cattedra di Studi Globali e Regionali presso la Facoltà di Scienze politiche e internazionali dell'Università Lumsa. Per la presentazione della ricerca, come ha introdotto il Presidente Andrea Bixio, è stato scelto l’Istituto Sturzo, riconoscendo al sacerdote siciliano il merito di essersi sempre battuto per il principio della peculiarità delle isole nell’ambito del territorio nazionale.

La ricerca è stata avviata sulla scia dell’approvazione della Legge Costituzionale del 28 luglio 2022, esecutiva a partire dal successivo 22 novembre. Il testo della Costituzione, dopo l’inserimento di un 5° comma all’Art. 119, attualmente recita: «La Repubblica riconosce le peculiarità delle Isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall'insularità». A seguito di tale inserimento - come ha osservato il prof. Aldo Berlinguer dell’Università di Cagliari - è diventato inattuale definire l’Italia con le parole “la penisola” o “lo stivale”. Le isole, maggiori o minori che siano, infatti, sono riconosciute come parte integrante e sostanziale della Nazione.

Ha poi parlato Michele Cossa, Consigliere regionale per i Riformatori sardi e già deputato al Parlamento. Cossa è stato uno dei maggiori protagonisti dell'iniziativa di legge popolare che ha portato all'inserimento del "principio di insularità" nell'art. 119 della Costituzione. Secondo il consigliere regionale, i Sardi non devono inquadrare la norma come occasione di assistenzialismo ma, superando quel senso di vittimismo troppo comune ai giorni nostri, dovrebbero considerarla un’assunzione di responsabilità.

Dello stesso tenore Federico Freni, sottosegretario del Ministero per l’Economia e Finanza con delega alle politiche fiscali (Lega). Anche per Freni l’insularità è una peculiarità che va valutata percependone i reali problemi e considerandola come un’opportunità. La continuità territoriale non deve limitarsi agli sconti sul biglietto dell’aereo o del traghetto ma significare “parità di condizioni” per gli isolani. Lo stesso concetto che abbiamo espresso su queste colonne con l‘articolo del 26 maggio scorso: “Sardegna, continuità territoriale: un ‘megaprogetto’ per attuarla veramente” (leggi qui).

Si è quindi giunti alla presentazione vera e propria della ricerca da parte del suo estensore, il prof. Petricone. Il filo conduttore è stato quello di interpellare direttamente i cittadini per individuare le aree di intervento. Si tratta di un primo step di un’analisi sociologica e statistica che investirà anche la Sicilia e le isole minori (anche lacustri). Si è ritenuto opportuno intervistare anche i “continentali”, nell’ottica che la continuità territoriale non sia un percorso “a senso unico” ma dovrà investire le azioni e le abitudini di tutti gli italiani. Per quanto riguarda l’aspetto della ricerca relativo alla Sardegna, sono state acquisite 1400 interviste a soggetti in maggioranza compresi tra i 35 e i 55 anni. Seguono, in percentuale, gli ultra 55enni. Gli intervistati tra i 18 e i 35 anni sono stati il 20%. I risultati sono stati illustrati grazie alla proiezione di un video di Joseph Coffa e dello stesso Petricone. Alla domanda se sia svantaggioso vivere in Sardegna l’85,5% risponde SÌ, il 14,5% NO. È un dato drammatico; riflette la consapevolezza della stragrande maggioranza dei Sardi che in continente si viva meglio. Il 72,4 % degli intervistati si reca fuori dall’isola almeno una volta l’anno. Il 29,5% più di cinque volte. Oltre ai trasporti e ai collegamenti (94,4%), andrebbe migliorata la sanità (90,4%), l’accoglienza turistica (67,1%), l’offerta di occupazione (59,1%), i servizi scolastici-educativi (49,8%), l’assistenza sociale (48,1%), la sicurezza (37,6%).

In sintesi, il 94% degli intervistati ritiene che le difficoltà della vita in Sardegna siano dovute ai collegamenti e ai trasporti, non solo con il continente ma anche a quelli isolani. Chi risponde infatti fa dipendere da ciò le rimanenti difficoltà, individuate in particolar modo sui temi del lavoro, della sanità, della crescita economica e del mercato concorrenziale, della carenza energetica. Relativamente a questi due punti, il 71,8% ritiene che gli imprenditori e gli artigiani sardi siano danneggiati dalla condizione di insularità. Tra le difficoltà citate, i costi di partecipazione alle fiere nazionali che si tengono in continente. L’82,9% ritiene che sarebbero utili agevolazioni e detrazioni delle accise sulle tariffe energetiche. Molti lamentano la limitata capacità di spesa degli amministratori comunali sardi. Torneremo più avanti su questo argomento. A parere dello scrivente, tuttavia, le risposte ottenute non sembrano ancora esenti completamente da quel vittimismo di cui si è parlato in apertura del convegno. Luisa Pala, consigliera dell’associazione il Gremio dei Sardi di Roma, infatti, ha criticato la metodologia adottata nella ricerca. In effetti, sono emerse le aree tematiche sulle quali operare (principalmente sui collegamenti e i trasporti), ma non sono stati individuati quelli che dovrebbero essere gli investimenti concreti. Alcune indicazioni sono giunte da Tommaso Frosini, Vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e professore ordinario nella facoltà di Giurisprudenza dell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Frosini ha lanciato un grido di dolore soprattutto per quel che riguarda le comunicazioni interne. Ha definito la Strada Statale Sassari-Cagliari come assolutamente inadeguata, affermando l’esigenza che vada trasformata in autostrada. Secondo Frosini sarebbe indispensabile realizzare una vera rete ferroviaria, anche con tratti ad alta velocità. Infatti sono a doppio binario solo i 50 km tra Cagliari e San Gavino Monreale, cioè il 4,8% dell'intera rete sarda esistente. Una situazione da terzo mondo! L’altro grido di dolore, Frosini lo ha lanciato per le carenze della rete Internet soprattutto nel Nuorese. Inoltre, secondo il docente, l’inadeguatezza delle strade statali minori e di quelle provinciali mette a rischio l’efficacia dei soccorsi sanitari. Cosa significhi tale carenza per i piccoli paesi ce lo ha spiegato Francesco Del Deo, rappresentante ANCI per le isole minori, comprese quelle facenti parte della Regione Sardegna. A tal fine, secondo Del Deo diventano indispensabili i collegamenti elicotteristici, oggi molto rari.

In conclusione, il cronista riterrebbe di esprimere sommessamente alcuni suggerimenti. Per la Sardegna e le sue isole minori sarebbe opportuno adottare (e realizzare) un Pnrr ad hoc. Un piano, cioè, comprendente obiettivi concreti e scadenze intermedie legate alle spese, per l’erogazione dei finanziamenti. Gli obiettivi potrebbero essere – grosso modo – quelli individuati dal prof. Frosini uniti a un serio abbattimento dei costi dei collegamenti con il "continente" e delle accise sui prodotti energetici, così come emerso dall’indagine.

Tale proposta si incrocia con una domanda fondamentale. A chi l’onore e l’onere di gestire i finanziamenti (o le detrazioni) destinati al superamento della condizione di insularità? L’amministrazione regionale incassa già il 90% delle accise. Un abbattimento delle tariffe comporterà necessariamente una corrispondente riduzione degli introiti della Regione. L’indagine ha però sottolineato che la stragrande maggioranza degli imprenditori/artigiani sardi ritiene assolutamente inadeguata la capacità di spesa degli amministratori locali. Sarebbe in linea con i desiderata dei cittadini sardi affidare agli amministratori locali la gestione di un supposto Pnrr Sardegna?

C’è poi un altro argomento da non sottovalutare: le risorse da investire per il superamento della condizione di insularità non possono che essere a carico dei “continentali”. Costoro già erogano alle Regioni a Statuto Speciale una quota dei loro tributi - ed in particolare a Sicilia e Sardegna – distogliendola da quella in favore della propria Regione.

I “peninsulari” andrebbero quindi convinti che la cosiddetta continuità territoriale con le isole vada anche a loro vantaggio. Difficilmente, però, li si potrà costringere a firmare un “assegno in bianco” ai nostri amministratori. La gestione di un eventuale Pnnr Sardegna, a parere di chi scrive, va affidata ad un’Autorità indipendente, composta pariteticamente da membri eletti dai rappresentanti della Sardegna e dello Stato centrale.

In foto copertina da sinistra: Michele Cossa, Consigliere regionale Sardegna; FeÌderico Freni, sottosegretario del Ministero per l’Economia e finanza; Andrea Bixio, Presidente dell'Istituto Luigi Sturzo; Francesco Nicola Maria Petricone, titolare della cattedra di Studi Globali e Regionali presso la Facoltà di Scienze politiche e internazionali dell'Università Lumsa, estensore dell'indagine.