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Cala Saccaia: ecco l'area "degradata" che Comune e Cipnes vogliono cementificare

Le parole di Sarti e le foto della località a confronto

Cala Saccaia: ecco l'area
Cala Saccaia: ecco l'area
Angela Galiberti

Pubblicato il 01 aprile 2021 alle 18:39

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Olbia. "Un'area che è degradata, un'area che non ha nessuna particolare bellezza": così il presidente del Cipnes da poco insediato, Gianni Sarti, definisce la zona di Cala Saccaia ai microfoni di Olbianova. Parliamo dell'oggetto di cessione e copianificazione tra il Comune di Olbia e il Consorzio per un allargamento sul mare della zona industriale. "Degradata", "non ha nessuna particolare bellezza": sono parole forti, quelle del presidente Sarti, volte a giustificare l'ennesimo atto di pianificazione senza il coinvolgimento degli olbiesi e senza rendere pubblico questo fantomatico piano di "sviluppo" che vede coinvolti gli ultimi ettari liberi dal cemento di Cala Saccaia, una zona che è stata sacrificata enormemente sull'altare del dio "sviluppo" e che rischia di essere sacrificata ulteriormente sempre su questo altare. Cala Saccaia è davvero una zona così degradata e priva di bellezza? A giudicare dalle foto che possiamo mostrarvi, sembra tutto tranne che una zona orribile. La spazzatura che il mare porta sovente sulle spiagge non è creata dalla natura, ma dall'essere umano: se ci sono discariche in mezzo alla macchia mediterranea è perché un umano le ha create buttandoci i rifiuti, non è la natura a farle crescere. Il degrado, se esiste, è portato dall'uomo e non sarà certamente una colata di cemento a sconfiggere questo nemico: prova ne siano le innumerevoli discariche abusive disseminate in ogni dove in tutto il territorio comunale, zone fortemente antropizzate (e cementificate) comprese. Cala Saccaia è un piccolo tesoro naturalistico: è il punto più stretto del golfo, si è a un passo dal faro Isola Bocca e dalla parte opposta vi è l'enorme delta del Padrongianus con la sua spettacolare zona umida. La natura vive rigogliosa, a Cala Saccaia, nonostante l'essere umano: fiori, animali selvatici, ginepri, ginestre e tante altre specie creano un ambiente particolare e molto suggestivo. Un regno incantato in cui la terra e il mare s'incontrano. Poi ci sono ruderi storici che ci riportano indietro nel tempo, come il vecchio fortino della seconda guerra mondiale che è incluso nell'allargamento e la vecchia dogana che è poco più in là. Questa zona è una delle poche aree vicine alla città dove ci si può immergere nella natura senza dover per forza allontanarsi dal centro urbano: ha un percorso ciclo-pedonale segnato che porta direttamente a Pittulongu, percorso dalla bellezza mozzafiato. L'alta e la bassa marea, a Cala Saccaia, creano paesaggi e colori sempre diversi e non è così difficile assaporare, letteralmente, il profumo del mare. E' una bellezza aspra, quella di Cala Saccaia, ma è pur sempre bellezza: selvaggia, indomita, rude. Che si trovino altre scuse per distruggere questo paradiso a due passi dalla città.