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Sette domande a… Liliana Pascucci (Pd)

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Liliana Pascucci, abruzzese di nascita e sarda d’adozione. Ginecologa presso il Consultorio della Asl numero 2 di Olbia, è stata eletta per la prima volta nel 1987 nel Consiglio comunale di la Maddalena col fu Pci. Dal 1990 risiede ad Olbia nella cui assise cittadina è stata eletta per tre volte. Nel dicembre 2012 è arrivata seconda alle primarie in Gallura conquistando una candidatura al Senato nella lista del Partito democratico. Adora leggere e occuparsi di politica, ma la sua passione più grande è la gente.

Liliana Pascucci, lei da sempre si occupa di tematiche inerenti alle persone in senso generale. Ultimamente parla spesso di diritti negati. Quali sono i diritti che vengono a mancare in Gallura come in Sardegna?
Sembra un luogo comune… ma il primo è il lavoro, ne parlano persino le pubblicità. Bisogna programmare le risorse, toglierle da determinati capitoli di bilancio e investire nel lavoro. Penso che si possa ripartire dall’edilizia non consumando il territorio ma ristrutturando l’esistente allentando il patto di stabilità. Poi, il turismo. La Sardegna ha delle specificità eccezionali sotto ogni punto di vista: cultura, paesaggi, tradizioni, cultura, sapori, odori. Dobbiamo rilanciare tutto questo attraverso una nuova continuità territoriale, che è un altro diritto negato. Fino a non molto tempo fa avevamo una continuità che funzionava. Non era eccellente, ma funzionava. Invece adesso non solo è stata rivista ma ha persino i biglietti carissimi. Pensiamo a una famiglia sarda…C’è il low cost ma non è un diritto, è un’occasione di mercato. Noi abbiamo il diritto di muoverci come i milanesi, i romani, i campani. E i turisti devono poter venire qua a prezzi accessibili. Anche la salute è negata da questo punto di vista. E’ un nostro diritto poterci curare altrove. Per questo chiedo che la continuità territoriale abbia delle agevolazioni per chi vuole o è costretto a curarsi altrove. Poi diritto alla cultura. A noi i diritti vengono negati due volte. Un figlio all’università costa tanto anche in Sardegna. Fuori sede, in continente, anche di più e non si può detrarre niente.

Ha parlato di diritti negati nella sanità. Questi diritti spesso vengono negati per mancanza di risorse. E di certo per avere le agevolazioni sulla continuità di cui hai appena parlato ci vogliono molti soldi in più. Ignazio Marino, che è un suo collega del Pd, sollecita la creazione di una macro area per gli acquisti in sanità poiché sarebbe un modo semplice per risparmiare e liberare risorse. Secondo lei questa ipotesi è percorribile in un paese dove ci sono così tanti interessi particolaristici?
Uno deve far le leggi e deve farle rispettare. Le fai rispettare se hai gli strumenti per farle, dagli enti preposti alle strutture investigative. Questa era una cosa che già aveva previsto l’ex assessore regionale alla sanità Dirindin (giunta Soru ndr), che tra l’altro è candidata al Senato. All’epoca era previsto un centro unico di acquisto in Sardegna.. che è la cosa più semplice da fare per risparmiare negli acquisti. Con una gara unica si risparmia moltissimo.

E si liberano risorse da reinvestire.. no?

Certo, soprattutto sul territorio. Abbiamo bisogno di ospedali specializzati nei quali i malati ci stanno poco tempo e sostegno all’assistenza domiciliare. Noi avremmo bisogno di portare i servizi dove sta la gente. Servizi ambulatoriali, domiciliari e anche di Rsa. Naturalmente nei luoghi dove ci sono le persone. Gli acuti devono stare poco in ospedale, pochissimo perché non serve che l’acuto stia in ospedale. Naturalmente è chiaro che se io ho un acuto e lo dimetto in tre giorni perché è quello che prevede il protocollo e nel contempo lo mando in un posto lontano da chi lo può assistere è chiaro che gli sto negando un diritto. Noi dobbiamo sbilanciare, nella programmazione sanitaria, le risorse a favore del territorio piuttosto che dell’ospedale. O per lo meno fare 50 e 50!

Questo è ciò che dovrebbe succedere con le Case della salute. In Sardegna se ne parla da anni. Perché non si fanno? Potrebbero essere utili, viste e considerate le distanze enormi che separano i paesi dai presidi sanitari primari.

Sì. Le case della salute si occupano di ciò che succede prima e dopo l’ospedale. E’ un posto dal quale poi parte la programmazione della salute nel territorio. Compresa la domiciliare, che è importantissima. Perché non si fanno.. perché le cose vanno fatte, vanno programmate, vanno dotate di gambe, di risorse e soprattutto bisogna crederci. Certo poi ci stanno le lobby, ma non vuol dire nulla. Chi governa deve avere le idee chiare, contornarsi di tecnici capaci. Perché i tecnici devono fare i tecnici. Chi governa decide come devono essere spese le risorse in base ai bisogni dei cittadini.

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Sì, certo. I governi fanno le leggi e le riforme. Ma poi c’è la burocrazia che frena. E allora?
Beh certo bisogna riformare anche la burocrazia. Veda, un altro diritto negato è la banda larga. Che è importante. Ha visto quanto stanno investendo nel mondo in banda larga? Questa ti consente di vendere on line. In questo modo raggiungi tutti. L’isolamento così diventa relativo perché si risparmia. Tutto parte da qui.. trasporti e banda larga. E poi il treno. Perché non possiamo sfruttare il treno? Ma perché Cagliari-Olbia la devi fare in tutto questo tempo? Col treno risparmi, non inquini e non ti viene l’esaurimento quando arrivi in auto a Cagliari! Il treno è bello per questo, perché arriva in ogni centro. E noi abbiamo distrutto tutto per il trasporto su gomma.

Torniamo al primo tema che hai toccato: il lavoro. Pierluigi Bersani, candidato premier, ha detto in sostanza che sì le tipologie di contratti sono troppe ma che il contratto unico proprio non si può fare. Perché non si può fare? Perché non si può essere tutti a contratto a tempo indeterminato, con agevolazioni in entrata e in uscita?
Io penso una cosa.. Adesso non so che pensa Bersani, ma io penso che intanto c’è un problema legato alla società che cambia, quindi cambiano anche i lavori. Questa cosa che noi diciamo che suona più o meno così “I vecchi non se ne vanno mai in pensione, i giovani non lavoreranno mai” in parte è un po’ vera ma in parte no. Perché i lavori dovrebbero cambiare. Pensi all’informatica e prenda un lavoratore di 60 anni. Di informatica non sa niente però se lo affianchi a uno di 25, anche se non ha fatto informatica al liceo, ha le capacità per impararla e utilizzarla al meglio. Penso che i lavori sono diversi, che sono flessibili e che si devono adattare alla società e ai suoi cambiamenti. Però penso anche che il lavoratore debba essere sempre tutelato. Abbiamo visto no cosa è successo con gli esodati. Il contratto dovrebbe dire che nessuno deve rimanere indietro, che tutti devono avere un reddito e che tutti devono aspirare alla dignità del lavoro e che questo deve essere consono al momento che si vive e alle capacità. Ci devono essere delle Agenzie del lavoro che dicono quali sono le figure che servono. Si può cambiare lavoro, ma i lavoratori devono essere tutelati e aiutati in questo.

Ultima domanda sempre riguardo il lavoro. La Cgil (che è molto vicina al Pd, o forse è il Pd ad essere molto vicin0 alla Cgil) ha proposto come ricetta anti-crisi 175mila posti di lavoro nel pubblico. La domanda è: ma non sarebbe meglio, visto che dipendenti pubblici ne abbiamo e spesso sono utilizzati anche male, crearli nel privato questi posti di lavoro?

Dipende. Bisogna vedere qual è l’obiettivo, ovvero cos’è ciò che serve. Adesso nel pubblico noi non stiamo assumendo nessuno anche a causa del patto di stabilità. Per cui nei comuni ci sono uffici nei quali al posto di tre impiegati ce n’è solo uno perché gli altri due sono andati in pensione. Non bisogna confondere il servizio pubblico con la burocrazia. Quest’ultima va sicuramente snellita tenendo conto degli strumenti nuovi come l’informatica. Non so come abbia fatto i calcoli la Cgil, loro hanno una buona Funzione Pubblica. Probabilmente hanno pensato ai pensionamenti ma anche ai precari che non possono essere assorbiti. Per quel che riguarda il privato, ci sono i nuovi lavori. Con la green economy si possono creare tantissime occasioni. Vedi l’edilizia e il risparmio energetico. Per calcolare quanto si può risparmiare adoperando diversi sistemi di costruzione, coibentazione etc ci vogliono figure ad hoc. L’edilizia, torniamo sempre lì, non è più solo il muratore. C’è tanto altro dietro, ci sono tante altre figure professionali nuove ed è su queste che bisogna puntare.

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