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Pietro Bonacossa: quando dal cielo di Azzanì piovevano caramelle e dolci

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Il Maggiore Pietro Bonacossa( Azzanì 29/6/1904 – 21/9/1976 )

Metti una sera a cena da “Bidibò”, all’inizio di Via Acquedotto, con Aldino Careddu e la moglie Rosangela e metti che, finita la cena, Rosangela mi presenti a Costanza Bonacossa che, in quei giorni era conduttrice del telegiornale della testata televisiva “Cinque stelle Sardegna”. Secondo voi è stato un normale e frettoloso incontro dal classico ed educato “Piacere di conoscerla”, oppure l’inizio di un’amicizia che può nascere e proiettarsi nel tempo grazie a Rosangela che, stuzzicando la curiosità di Costanza, le confidò che io ero a Olbia per scrivere un libro sul passato della mia città natale?.

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Costanza è una giornalista curiosa e la prima domanda che mi rivolse fu:” Qual è il titolo del libro”. Non mi feci cogliere di sorpresa e il titolo del libro, al quale non avevo ancora pensato, lo annunciai mentendo: “ Con Olbia nel cuore”.  Quel titolo le piacque subito tanto che mi chiese se mi sarebbe piaciuto parlarne nel corso di un’intervista da mandare in onda in uno dei telegiornali di “Cinque Stelle Sardegna”. La rividi qualche giorno dopo a casa Careddu dove arrivò in compagnia dell’operatore munito di telecamera. Nel frattempo avevo preso qualche informazione su di lei e la sua famiglia e, nel corso dell’intervista, la sorpresi chiedendole di parlarmi del padre Pietro Bonacossa, pilota e medaglia d’argento dell’ultimo conflitto mondiale.

La vita di Pietro Bonacossa, le sue avventure, la sua partecipazione alla crescita dell’Aeronautica italiana, le gesta eroiche che gli hanno fatto meritare la medaglia d’argento al valore, la carriera militare che lo ha portato a comandare l’Aeroporto di Vena Fiorita, durante l’ultima guerra, hanno fatto parte del mio libro ma, sicuro di far piacere ai miei quattro lettori, voglio che facciano parte, arricchite di inediti particolari, anche delle pagine di “OLBIAchefu” perché il Comandante Bonacossa merita una particolare attenzione e trovi un posto di riguardo  nello scrigno dei personaggi che hanno validamente contribuito a onorare la storia di Olbia e della Sardegna.

In foto i genitori di Pietro: Salvatorica Meloni e Raimondo Bonacossa,  proprietari della tenuta di Azzanì.

Nato da genitori proprietari terrieri nel piccolo borgo di Azzanì, attualmente nel Comune di Loiri Porto San Paolo, esauriti a Olbia i primi cinque anni della Scuola Elementare, venne mandato a La Maddalena per frequentare la Scuola Media col progetto di fargli continuare gli studi a Sassari per raggiungere il diploma di maestro elementare al quale i suoi genitori aspiravano sicuri che il ragazzo, conquistato il famoso “ pezzo di carta” potesse insegnare, se non proprio ad Azzanì, almeno in  uno dei paesi vicini. Il ragazzo, però, come succede spesso ancora oggi, aveva in mente altri progetti. Con il proposito di diventare un esperto agrimensore e continuare l’attività della famiglia, cancellò il progetto dei genitori e rinunciò alla carriera di Maestro Elementare. Ma subito tradì anche la carriera dell’agrimensore, anche se nell’animo e nel cuore gli rimase l’amore per la terra del suo borgo. Intanto è maturata l’età per rispondere al dovere della obbligatoria leva militare che lo vide scegliere, come ufficiale di complemento, l’originale Corpo dei Bersaglieri. Ma l’infatuazione del berretto ornato di piume e delle corse dietro le fanfare durò poco.

 In quegli anni in Italia stava nascendo la Regia Aereonautica e le cronache che esaltavano i primi voli degli aerei militari affascinarono il giovane Pietro convincendolo subito ad iniziare una nuova carriera militare. Non ha voluto diventare Maestro Elementare, ha gettato alle ortiche il sogno di diventare agrimensore e si è stufato di correre dietro le trombe della fanfare dei bersaglieri, Adesso, nientemeno vuole diventare pilota.

Pietro Bonacossa alla scuola di pilotaggio di Passignano sul Trasimeno

Così cominciò a frequentare la Scuola di Volo di Passignano sul Trasimeno, che era già molto conosciuta e apprezzata anche a livello internazionale. Era la scuola frequentata anche dall’asso della nascente aereonautica italiana Italo Balbo, che guidò la pattuglia Azzurra nella storica trasvolata oceanica. Pietro, dopo la prima esperienza come pilota di idrovolanti, entrò di diritto nella squadriglia aerea “ La Disperata” comandata dal Conte Galeazzo Ciano, genero di Benito Mussolini, e  Giuseppe Casero al quale è affidato l’apparecchio numero 1. A bordo dell’apparecchio n° 2 c’erano il tenente Farinacci e il Tenente Bonacossa.

Finalmente si aprì per Pietro Bonacossa  la giusta ed esaltante e irrinunciabile carriera che ha  realizzato tutti  i suoi sogni. Il giovane di Azzanì ha imparato a volare non soltanto con la fantasia.

La Pattuglia “La Disperata” partecipò alla campagna d’Africa durante la quale il Tenente Bonacossa si meritò la medaglia d’argento al valore e il servizio permanente nell’Aeronautica Militare. Poi, all’inizio del nuovo conflitto mondiale, ebbe l’importante compito di individuare, a bordo di velivoli da ricognizione, i convogli inglesi lungo le coste africane per essere poi chiamato a comandare, con il grado di Maggiore, l’aeroporto militare di Vena Fiorita, che contava più di tremila soldati italiani e tedeschi e una ventina di aerei da caccia. Fu Costanza, ricordando che il padre era stato promosso a comandare l’Aeroporto di Vena Fiorita ad accendere un particolare ricordo della mia vita di sfollato a Padru.

A 13 anni, sfollato con i miei genitori e i miei fratelli Clara e Ottavio nella piccola cittadina a pochi chilometri da Azzanì, mi capitò due o tre volte di tornare a Olbia, sia ottenendo un passaggio dal proprietario di carro a buoi (un viaggio che non auguro neppure al mio più acerrimo nemico) o a bordo de calessino che faceva spola tra Padru, Azzanì, Loiri e Olbia, per recuperare un po’ di biancheria lasciata nella casa di Olbia.

Avevo la raccomandazione di superare il più velocemente possibile il tratto di strada di Vena Fiorita perché erano sempre probabili bombardamenti sia sulla città che sull’aeroporto. Io obbedivo pur avendo una voglia irresistibile di assistere, da incosciente, ad un combattimento aereo tra i nostri caccia e gli aerei nemici. Un giorno fui accontentato. Durante uno dei bombardamenti subiti da Olbia, dalla piazzetta di Padru ho assistito ad un vero e proprio duello aereo tra i caccia di Vena Fiorita e gli aerei che, prima o dopo aver bombardato Olbia, passavano sul cielo di Padru. La gente del paese corse a rifugiarsi nelle case per evitare le pallottole che tracciavano lunghe scie nel cielo. Io, da incosciente, seguii la battaglia aerea facendo il tifo per i caccia italiani finchè non mi raggiunse mio fratello Ottavio che urlando e piangendo mi pregava di tornare a casa.

Correndo verso casa vidi un aereo nemico solcare il cielo lasciando una fumata nera e, mentre superava il paese diretto verso il mare, vidi aprirsi lontano un paracadute. Finito l’attacco aereo su Olbia, centinaia di persone cominciarono a correre verso la zona dove l’aereo probabilmente era precipitato.

 Molti abitanti di Padru imbracciavano fucili da caccia o erano armati di forconi e di roncole. Trovammo il posto dove l’aereo era precipitato ma non il pilota dell’aereo. La sua ricerca durò due o tre giorni fino a che non ci giunse la notizia che il pilota era stato scoperto e consegnato ai carabinieri di Olbia. Non so se questa notizia fosse vera, ma non impedì agli abitanti di Padru e a noi ragazzi di continuare le ricerche e portare a casa pezzi dell’aereo come ricordo.

   Per ricostruire alcuni episodi della vita del Comandate Pietro Bonacossa, ho chiesto aiuto alla figlia Costanza, l’ultima nata dei sei figli del Comandante, che ha riempito  le lacune delle mie informazioni e ricordato fatti e aneddoti che ho ritenuto così importanti da includerli nella ricostruzione del personaggio.

In foto Giovanna Satta e Pietro Bonacossa

“Quando mio padre ci ha lasciati – ha scritto Costanza negli appunti che mi ha mandato – io avevo solo sette anni ma di lui ho ancora ricordi vivi ed indelebili. Ero una figlia orgogliosa di un padre che mi aveva eletto a “Bastone della sua vecchiaia” dando a quelle parole sempre grande tenerezza. Spesso non riuscivo a staccarmi da lui quando era impegnato nella cura del nostro giardino o nei lavori di falegnameria ai quali era appassionatissimo. Ricordi indimenticabili ho anche degli anni in cui la nostra famiglia si trasferì e visse per 15 anni a Firenze mentre lui continuava a vivere, per i suoi impegni militari e per amministrare l’azienda agricola, ad Azzanì. Ci raggiungeva a Natale e a Pasqua portandoci dalla Sardegna dolci, leccornie e regali fantastici.  Quando decise di dimettersi dalla carriera militare per occuparsi solamente della sua proprietà ne fece un’azienda modello creando allevamenti di bovini, ovini e curando l’orto e il frutteto che erano diventati il suo impegno principale. Visse, però, in quegli anni l’angoscia di perdere la sua terra a causa della Legge De Marzi – Cipolla ma grazie alla sua determinazione e al coraggio e l’appoggio incondizionato della moglie Giovanna Satta, quel pericolo fu scongiurato.

In foto Giovanna Satta con i gemelli Duccio e Antonello

Oggi i loro figli possono proseguire il percorso da lui tracciato.  Confesso che fin da piccola provo per questa terra un amore quasi viscerale e, adesso che perso il mio lavoro per la testata televisiva 5 Stelle Sardegna, dedico la mia vita all’azienda allevando galline in libertà per la produzione di uova genuine e la produzione di erbe aromatiche di varietà rigorosamente senza l’uso dei concimi chimi o pesticidi. Questa terra è diventata per me il fulcro, il punto fermo che da forza e coraggio e che è diventato un legame che si tramanda di generazione in generazione”,

 Quando ho chiesto a Costanza di raccontarmi un aneddoto della vita di suo padre, non ha dovuto pensarci molto. “Tutti i ragazzi della zona – mi ha raccontato – non possono aver dimenticato i regali che il Comandante Bonacossa mandava dal cielo. Durante la fine della Seconda Guerra Mondiale, quando con il suo aereo sorvolava la nostra terra, con un paio di spericolate evoluzioni, l’aereo perdeva quota così da permettergli di lanciare sul prato caramelle e dolciumi che i ragazzi puntualmente aspettavano. Un altro aneddoto è quello che riguardò la vendita dolorosa di una piccola parte della terra da parte del nonno per permettere a mio padre di continuare gli studi. Molti anni dopo, di ritorno da una sua missione in Africa, mio padre ricomprò quella terra e la restituì con orgoglio a suo padre. Di lui devo ancora ricordare la sua passione per la fotografia che ha lasciato un archivio di notevole valore: migliaia di scatti fatti con la sua Zeiss che hanno fatto una parte della storia fotografica del ventennio”.

Io in quegli anni trascorrevo le mie vacanze estive nel villaggio di Porto Ainu e, dopo ad Olbia. Avessi saputo che il Comandate di Vena Fiorita abitava ad Azzanì, avrei sicuramente avuto voglia di conoscerlo e di stringergli la mano in ricordo delle storie che si raccontavano delle battaglie aeree combattute dai caccia di stanza a Vena Fiorita.

Grato all’Amministrazione comunale di Olbia, che lo ha ricordato intitolandogli la strada della sopraelevata che porta al tunnel oggi Strada Maggiore Pietro Bonacossa,  lo saluto da queste pagine con la speranza di aver contribuito, anche in minima parte, ad onorare la sua vita, il suo coraggio e la sua medaglia d’argento.

©Settimo Momo Mugano

 

 

La giornalista Costanza Bonacossa nella tenuta di Azzanì

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