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Editoriali

Olbia, il turismo e il suo futuro: la vera sfida è valorizzare la storia della città

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Olbia, 28 Ottobre 2016 – Seimila anni di storia e non sentirli. Anzi, non vederli e forse nemmeno conoscerli. Durante gli ultimi quattro giorni, Olbia ha dovuto farei conti con sé stessa e con il suo glorioso passato riaffiorato in via Gabriele D’Annunzio durante la posa delle condotte per il gas. Un passato che appassiona molti, ma che infastidisce troppi (tanti i commenti sul “ma quando finiscono i lavori?“) e che fino a oggi è stato un po’ ignorato.

I quattro giorni di scavi: scoperte ed emozioni. La Soprintendenza olbiese, guidata dal dottor Rubens D’Oriano, è riuscita in questi giorni a raccogliere dati molto interessanti. Gli archeologi olbiesi sanno cosa si cela sotto le strade, i marciapiedi e le abitazioni: per questo gli scavi per la rete del gas rappresentano un’occasione unica per sbirciare i tesori nascosti della città. Durante questa settimana sono state trovate sei tombe romane (5 alla cappuccina) risalenti al 400 dopo Cristo: alcune hanno restituito corredi funerari interessanti tra i quali spiccava un paio di orecchini d’oro forse appartenuti a un bambino. Un po’ più in là delle tombe, gli archeologi hanno trovato un reperto più antico: la cinta muraria dell’Olbia punica, risalente al 400/300 avanti Cristo. Qui, gli archeologi olbiesi – sempre diretti dal dottor D’Oriano – hanno scoperto e risolto un giallo archeologico, vale a dire la presenza di un varco nelle mura. Secondo gli studiosi, i romani hanno tolto una parte della cinta muraria per far passare una strada. All’epoca il Mediterraneo era pacificato e Olbia, porto sicuro e crocevia di scambi commerciali da secoli, non aveva nulla da temere.

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La storia sepolta. Durante gli scavi, tutto ciò che poteva essere recuperato è stato catalogato e insacchettato: il resto è stato ricoperto. Non è la prima volta che ciò accade: qualche anno fa vennero ritrovate le terme in via Delle Terme e furono ricoperte; stessa sorte i reperti di via Redipuglia e via Regina Elena. Olbia è piena zeppa di reperti archeologici sepolti o nascosti. Invece di essere un museo a cielo aperto, Olbia nasconde tutto sotto di sé e quando non lo nasconde, non se ne prende abbastanza cura (vedi il Foro Romano).

Le priorità e le sfide da portare avanti. Da anni ci ripetiamo come un mantra che Olbia ha delle grandissime potenzialità, soprattutto nel settore turistico. L’industria delle vacanze, però, non può fare a meno della cultura e dell’identità della nostra città, altrimenti la famosa destagionalizzazione non potrà mai realmente concretizzarsi. Se l’estate è la stagione del turismo “balneare”, primavera e autunno possono diventare la stagione del turismo culturale (in senso ampio). Al netto del rischio idrogeologico e delle strade da asfaltare, bisogna iniziare ad agire anche sul patrimonio storico e culturale cittadino, cominciando dal mettere in regola il Museo Archeologico. Il bando per la messa a norma del ponticello pare sia in dirittura d’arrivo, ma questo da solo non basta. Il museo va completato con le altre navi custodite nell’ex Artiglieria e va messo in rete con gli altri beni storico-archeologici, creando dei percorsi innovativi che siano in grado di coinvolgere la città e le sue attività produttive. La rete può essere composta dalla Tomba dei giganti, dal Castello di Pedres, dal Pozzo sacro Sa Testa, dal nuraghe Riu Mulinu, dalle Carreras Bezzas, dall’antico foro romano, dalla chiesa di San Paolo, dalla basilica di San Simplicio, dalle mura puniche di via Torino, dalla Fattoria Romana, dall’insediamento punico-romano di via Nanni, dall’Acquedotto romano con le sue cisterne, dal Porto Romano in via Escrivà. Last but not least, non possiamo dimenticare la teca museale sotto piazza San Simplicio che custodisce la ricostruzione della necropoli, numerosissimi corredi funerari, un forno per la calce e la probabile rampa d’accesso all’antico Tempio di Cerere, sulle cui ceneri è stato eretto il luogo di culto cristiano. Si potrebbe anche pensare in grande e ideare un progetto, magari a lungo termine – magari con i fondi europei tanto decantati, per riscattare il povero Villaggio Nuragico Belghevile, imponente sito archeologico che giace dimenticato sotto un viadotto che porta ignobilmente il suo nome. Questa è, forse, la sfida più imponente che l’amministrazione comunale dovrà raccogliere nei prossimi mesi: rimettere la cultura al centro della città, trasformandola in un’occasione di sviluppo economico e sociale.

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